L’AQUILA – Il 6 aprile è il 29 giugno sono le date più imporanti della storia recente dell’Aquila e di Viareggio. Due tragedie, il terremoto dell’Aquila e il disastro ferroviario di Viareggio, entrambe avvenute in notturna. Due tragedie da custodire e vendicare con la forza del coraggio e della civiltà, altrimenti chi non c’è più viene consegnato al dimenticatoio. Ma non può essere così. Non deve.

Perdere i propri cari in una notte di crolli e di fuochi lascia un coltello nell’anima. Fuori, magari, sembri quello di sempre. Dentro, invece, sanguina tutto.

Ieri notte i familiari delle vittime dell’incidente ferroviario di Viareggio erano all’Aquila. Come avviene ogni 6 aprile.

A Viareggio i martiri sono 33, uccisi nell’incendio scoppiato alla stazione ferroviavria del comune toscano che due mesi e mezzo dopo il terremoto dell’Aquila squarciò nuovamente la notte italiana. Morirono nel fuoco, gli angeli viareggini. Un treno merci, il 50325 Trecate-Gricignano, deregliò malamente e la fuga di gas che ne seguì si trasformò in una tragedia immane. Il fuoco a Viareggio, il terremoto all’Aquila.

“Non è cambiato niente da tre anni a questa parte, per noi e per gli aquilano il tempo si è fermato alle nostre notti maledette – dice Daniela Rombi, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, sempre presente alla fiaccolata del 6 aprile insieme all’Assemblea “29 giugno” – anzi, se possibile le cose si fanno peggiori giorno dopo giorno. La gente, purtroppo, tende a dimenticare queste tragedie. Da noi a Viareggio i media non hanno mai smesso di scrivere sulla nostra tragedia, ma a livello nazionale le cose cambiano. In peggio”.

“Man mano che si va avanti – prosegue – si vede che abbiamo a che fare con delle potenze esagerate. Le Ferrovie dello Stato sono un gigante capace di inquinare un incidente probatorio nel processo sulla strage. Un perito del giudice che doveva occuparsi della perizia super partes, incalzato da un procuratore, ha confessato di avere un rapporto di lavoro retribuito presso una Rsi, una società indagata. La nostra battaglia è aspra, dura, dobbiamo conoscere ogni aspetto del processo nel dettaglio, perché di fronte abbiamo un gigante capace di ribaltare, con il suo peso, qualunque percorso di verità e giustizia. Ma i nostri cari non torneranno più, comunque vadano le cose. Qui all’Aquila è la stessa cosa, ed è la stessa cosa per le altre stragi italiane che noi rappresentiamo. Domani (oggi, ndr), proporremo uno statuto affinché il comitato nazionale possa camminare, l’ho detto anche al ministro per la Coesione sociale Fabrizio Barca, presente alla fiaccolata”.

Un silenzio di rabbia, dignitoso e civile, gli striscioni con le frasi che riassumono una battaglia per la verità e la memoria. Una stanchezza fisica evidente, ma non morale.

“Non possiamo lasciar correre – conclude – ormai questa è la vita che dobbiamo vivere. Mia figlia aveva 21 anni, stava giocando a carte con una sua amica sul letto. A lei e agli altri martiri di Viareggio dobbiamo questa battaglia da portare avanti con fatica, sì, ma anche e soprattutto con orgoglio. A giugno a Viareggio verranno i familiari delle vittime del terremoto come ormai accade da tre anni. L’Aquila è una delle nostre sorelle più care, noi non smetteremo di lottare insieme e a lei”.

IL ‘CASO’ ANTONINI: LICENZIATO PER SOSTEGNO A FAMILIARI VITTIME

L’AQUILA – “Per le Ferrovie dello Stato, io, come dipendente, non posso sostenere i familiari delle vittime. C’è un evidente conflitto di interessi, dicono. C’è conflitto di interessi, così mi hanno licenziato.

Il 7 novembre del 2011 Riccardo Antonini, uno dei ‘fedelissimi’ della fiaccolata per i 309 martiri del sisma dell’Aquila, ferroviere e consulente Cgil, viene sbattuto fuori dalle Fs. Il conflitto di interessi di cui sopra. Aiuta e sostiene, lui come molti altri viareggini, i familiari delle vittime con consulenze gratuite. E questo alla Ferrovie dello Stato, che nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio deve difendersi.

“In questi anni sono stati molti i casi di licenziamenti e provvedimenti disciplinari simili al mio, se non uguali. Una pratica diffusa da parte del gruppo dirigente Fs, questo è. Chi si occupa della sicurezza dei lavoratori, dei viaggiatori e, nel caso di questa strage, dei cittadini che stavano riposando nelle proprie abitazioni che pensavano di trovarsi nel posto più sicuro, la propria casa”.

“Il prossimo 5 luglio ci sarà il processo per la mia reintegrazione – conclude – ma non è certo la mia situazione il problema più grande. L’amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, definì la strage di Viareggio ‘uno spiacevole episodio’. Io dico che il mio licenziamento è uno spiacevole episodio, perché è risolvibile e anche se non lo fosse non sarebbe la fine del mondo. La fine del mondo riguarda chi nella strage di Viareggio e nel terremoto dell’Aquila ha perso i propri cari che nessun processo potrà mai riportare qui in mezzo a noi. Evidentemente, c’è chi dà un peso diverso alle parole”.