L’AQUILA – La proposta di legge sul terremoto “non più popolare” (come fu ribattezzata perché presentata per iniziativa parlamentare visto che non raggiunse mai il numero di firme necessarie) dovrà essere ‘sfoltita’ e aggiornata prima di iniziare l’iter legislativo daccapo, sempre se mai vorrà vedere la luce.

Il provvedimento, redatto da un apposito comitato cittadino e al quale si appassionarono migliaia di aquilani, non ha mai avuto vita facile: dapprima le polemiche relative al ‘giallo’ delle 50 mila firme, che prima sembravano essere state raccolte, mentre poi si scoprì che non era proprio così.

Poi le ‘turbolenze politiche’ con l’avvicendamento di due governi, quello di Silvio Berlusconi e quello tecnico di Mario Monti, e ora una nuova legislatura, che razzera l’iter precedentemente svolto.

E poi c’è il fattore tempo, che continua inesorabilmente a farla ‘invecchiare’, essendo già passati almeno due anni e mezzo da quando è stata scritta.

La proposta è approdata in commissione Ambiente e territorio, ma non è mai arrivata a essere discussa in aula. A questo punto c’è bisogno di riprenderla dai cassetti e rispolverarla per bene, prima di dare di nuovo inizio all’iter legis, come spiega ad AbruzzoWeb Giovanni Lolli, ai tempi deputato del Pd quando insieme ad altri 250 parlamentari (allora d’opposizione) e altri abruzzesi come Augusto Di Stanislao (Idv), Pierluigi Mantini (Udc) e Daniele Toto (Fli), presentò il testo di legge.

“Il provvedimento contiene parti che sono ormai ampiamente superate – sottolinea Lolli – come il discorso sulla governance, confluito nella cosidetta ‘legge Barca’, oppure la richiesta di porre limiti ai poteri della Protezione civile nella gestione della ricostruzione post-sisma, cosa che è poi stata inserita in un’altra legge approvata nel frattempo”.

I punti importanti contenuti nella proposta e che per Lolli andrebbero ripresi e portati avanti sono due: “la parte relativa alla prevenzione dei terremoti, con per esempio una nuova mappatura sismica del Paese; e poi il discorso sui finanziamenti per i terremoti”.

Nella proposta si prevedeva, tra le altre cose, l’istituzione della tassa di scopo, “cosa per la quale oggi i margini politici sono piuttosto aleatori. Quello che si potrebbe fare – contionua l’ex parlamentare – è pero avere un riferimento finanziario costante con la riapertura del canale della Cassa depositi e prestiti”.

Questo il consiglio che Lolli offre ‘da esterno’ a chi ora rappresenta L’Aquila in Parlamento, ovvero la senatrice Pd Stefania Pezzopane e la collega grillina Enza Blundo, che a questo giornale ha affermato di voler riprendere il discorso e ripresentare la legge “abbandonata a marcire nei cassetti dal gennaio 2012. La stiamo rivedendo con i nostri uffici per aggiornarla e ripresentarla”.

“Dovrebbero ripartire da questi punti, secondo me – aggiunge – cercando l’appoggio anche dei parlamentari emiliani, per elaborare, tutti insieme, una proposta più forte”.

In seguito alla pioggia di critiche piovuta sulla sua bacheca Facebook di chi la accusa di mancato coinvolgimento della cittadinanza, la grillina ha voluto precisare che “le modifiche riguardano solo la forma e non i contenuti. E comunque, una volta che i nostri uffici l’avranno aggiornata, ne renderò pubblico il testo attraverso incontri partecipati con la popolazione”.

A questo punto tutto è nelle mani delle due parlamentari, le uniche che, da aquilane, possono avere la volontà di portare avanti la proposta nella quale in molti hanno creduto perché condivisa e venuta ‘dal basso’, da chi il terremoto lo ha vissuto sulla sua pelle.

Una bella prova di democrazia e partecipazione che chiede di non essere abbandonata.