L’AQUILA – Difficile, se non impossibile, smentire i numeri.
L’abuso di alcol in Italia è un fenomeno in continua crescita che attecchisce tra giovani, giovanissimi e meno giovani, complici diversi fattori di influenza che vanno dal martellamento pubblicitario che impone determinati modelli di comportamento, al disagio sociale creato da disoccupazione, crisi di valori, eccetera.
I dati pubblicati dall’Istat sono a dir poco allarmanti: 8 mln italiani sono a rischio abuso, uno su 10 è under 15 e aumentano consumo e abuso fuori pasto e nei momenti di socializzazione come eventi sportivi e concerti.
In tale contesto L’Aquila non può dirsi estranea, specie perché i fenomeni sociali, in particolare quelli negativi, toccano in profondità una realtà che da tre anni è come se avesse smarrito delle difese immunitarie che in passato comunque non l’avevano tenuta lontana, tanto per fare un esempio, dalla piaga dell’eroina.
E allora, ecco che nel capoluogo abruzzese l’abuso di alcol assume significati che vanno oltre l’ovvio disagio ‘globale’ ed è uno dei pezzi di un mosaico che, se non compreso in tempo, rischia di diventare il simbolo della città che non solo non riparte, ma che peggiora col passar delle stagioni.
AbruzzoWeb ne ha parlato del fenomeno alcol con il centro di disintossicazione Narconon ‘Il Gabbiano’ di Lecce. Un centro che accoglie persone da tutta Italia e che negli ultimi mesi ha raccolto la richiesta di aiuto di tanta gente dell’Aquila e provincia.
Cominciamo da una precisazione: l’alcol è una droga.
Sì, l’alcol è una droga. La droga più antica del mondo, una droga che dà dipendenza, che viene trattata in modo diverso da tutte le altre droghe, vuoi per ragioni culturali e di abitudine. Se pensiamo a come viene considerata una persona che soffre di dipendenza di eroina rispetto a chi dipende dall’alcol, si possono capire molte cose. Spesso si crede che bere non sia un problema di dipendenza. Al massimo, si pensa a un’abitudine.
In effetti, quando si parla di alcol ci si preoccupa quasi sempre degli effetti collaterali più evidenti, come gli incidenti stradali, mentre la parola ‘dipendenza’ non sembra essere molto citata.
È vero. Dobbiamo ricordare sempre un elemento: a differenza di altre droghe, gli effetti della dipendenza da alcol non sono visibili nell’immediato. E l’aspetto della scarsa considerazione, quando non totale, del problema che per esempio si ha nelle famiglie, spiega bene come l’alcol non sia affatto considerato per quello che è. Senza contare il martellamento pubblicitario e il ruolo che l’alcol ha nelle arti come il cinema e la musica, o nelle culture popolari. E poi, l’alcol è disponibile ovunque.
Negli ultimi tempi, la vostra associazione ha accolto diversi casi aquilani.
Già. Si tratta di casi di persone che vanno dai 40 anni in su, si arriva anche a 60 e oltre. In casa qualcuno ha compreso l’allarme, dal figlio che segnala il padre, alla moglie che segnala il marito e viceversa.
E i giovani e giovanissimi?
Posso dire che la nostra associazione accoglie, su 10 richieste, 8 casi di persone più che mature.
Perché, secondo lei?
In gioventù l’alcol è generalmente visto sotto una luce non drammatica, anzi. A meno che non si tratti di casi clamorosi, i ragazzi e i ragazzini che bevono vengono comunemente accettati così, senza pensarci più di tanto. Un genitore può pensare che suo figlio beva perché esce con gli amici, perché ha un’età adatta a quelle cose. Il problema non esiste, insomma.
All’Aquila l’esplosione di psicofarmaci come cura per le depressioni è in forte aumento. Del resto, non solo solo le depressioni, anche forti, a essere aumentate dopo il 6 aprile del 2009.
Non mi stupisce, ma non è così che si fa. La nostra associazione cura le dipendenze dall’alcol e dalla droga in un altro modo, con assistenza medica e psicologica continua e con somministrazioni di vitatime. Non esiste una ‘cura’ con anti-depressivi e psicofarmaci, o addirittura anti-epilettici, quella è solo un’altra dipendenza, oltretutto molto ‘dura’ dal punto di vista degli effetti collaterali come danni neurologici. L’abuso di alcol e di droga hanno, ovviamente, radici e ragioni particolari. Tutti possono soffrire di depressione, ma se la soluzione è lo psicofarmaco, allora non si è capito granché e il problema non si risolve affatto. Se poi la depressione porta all’alcol, allora è chiaro che affibbiare psicofarmaci come fanno alcuni psichiatri e medici in generale non ha davvero alcun senso. La camicia di forza chimica non aiuta a risolvere i problemi, ma a sostituirli con altri.
Quale la strada migliore, allora, per affrontare il problema?
Si deve innanzitutto imparare a considerare l’alcol per quello che è, come ho già detto prima: una droga. Poi, evitare di etichettare chi ha problemi di alcol come un depresso cui vanno somministrati anti-depressivi e psicofarmaci. L’alcolismo va trattato per quello che è, una dipendenza anche molto difficile da affrontare. Se per l’eroina l’astinenza fisica è di una settimana, per l’alcol non bastano venti giorni. Questo per spiegare quanto sia pesante l’alcolismo. Ma senza l’opera di prevenzione, che la nostra associazione porta in tutto l’Abruzzo, i problemi restano. È bene cominciare dalle scuole: i più giovani devono capire cos’è l’alcol e come si finisce se se ne abusa.
All’Aquila il problema è in aumento. Come in Italia, ma per ragioni diverse, seppure drammatiche come nel resto del Paese.
L’Aquila è già di suo un universo particolare. Come in tutti i luoghi freddi climaticamente, l’uso di alcol è senza dubbio più marcato, almeno fisiologicamente. Il terremoto e le problematiche ad esso legate sono un enorme fattore di rischio e si vede, per questo non si deve abbassare la guardia e soprattutto non cedere alle facili soluzioni come quelle appena elencate. All’Aquila, come nelle grandi città, il degrado può far male sul serio. Ovunque in Italia si vedono persone senza fissa dimora che se ne vanno in giro senza meta e con la mente perduta. Quasi sempre si tratta di casi di abuso di alcol, non si scappa. Attenzione, allora: L’Aquila ha subìto una catastrofe, servono interventi sensati e mirati a curare i problemi. Non a scambiarli con altri.
www.alcol.info; www.alcolisti.org; www.alcolista.net; [email protected]
ISITUTO SUPERIORE DI SANITA’, ALCOL UCCIDE 17.000 ITALIANI OGNI ANNO
ROMA – La bottiglia uccide, persino più della droga e degli incidenti stradali messi insieme. Nel nostro Paese ogni anno muoiono circa 17.000 persone a causa del consumo eccessivo di alcol ed i costi complessivi, calcolando tra gli altri mortalità, morbilità, perdita di produttivita’ e costi sanitari, equivalgono mediamente al 3,5 per cento del Pil.
Sono i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità in occasione dell’Alcohol Prevention Day.
L’alcol dipendenza è un problema molto diffuso: alcune ricerche dimostrano che in Europa oltre 14 milioni di persone ne soffrono, su base annua, mentre in Italia gli alcolisti sono piu’ di 1,5 milioni e 9 milioni sono le persone con consumo di alcol a rischio per la salute, secondo la classificazione dell’Oms.
“Conta i bicchieri, perché loro contano”, è il titolo della campagna per sensibilizzare sulla riduzione del consumo di alcol.
Attualmente l’astinenza è l’obiettivo terapeutico primario dell’alcol dipendenza. Tuttavia, con un tasso di recidiva che può essere dell’80 per cento, l’astinenza totale non rappresenta, per molti pazienti, un obiettivo realistico.
La riduzione del consumo di alcol offre ai pazienti e ai medici un’opzione terapeutica importante.




