L’AQUILA – I libri, i figli, un mazzo di chiavi con un naso da clown, un “giardino segreto” dove andare a suonare l’organetto da lasciare in eredità ai bambini del luogo. Ma anche i mostaccioli fatti in casa di nonna Aida, il corso di percussioni africane piuttosto che quello di danza o, gettonatissimo, quello di teatro.
La foto con Obama, la propria macchina adibita a salotto, un nuovo movimento sociale dove vivere la comunità. Il disegno della figlia. E poi ancora i libri.
Sono queste, a tre anni di distanza dal terremoto, le ancore di chi lo ha vissuto. Da semplici oggetti o armi di difesa dalla fragilità, diventano così i simboli della resilienza di chi, finalmente, comincia a reagire.
Sono 27 le donne aquilane di ogni estrazione sociale, note e meno note, che hanno deciso infatti di raccontarsi in una video intervista dello speciale della rubrica online del Corriere della sera “La 27esima ora”. Sono loro “Le (r)esistenti”, divise tra casa e mille impegni, a parlare dell’Aquila tre anni dopo.
Così, a fianco all’assessore comunale dell’Aquila, Stefania Pezzopane, compare la studentessa di colore, Oscarine Mbouna, che ha perso un’amica che viveva nella casa delo Studente ma che trova la forza nei genitori, e la quasi laureata Patrizia Righi, punto di riferimento di ben sei figli, con la vocazione di fare la madre e di lavorare la terra.
Storie diverse ma con in comune la stessa tragedia, prima, e un punto di svolta, poi; quello rappresentato dalla ricerca della propria dimensione.
Che sia la passione di una vita, come quella per la lettura, o un impellente desiderio di qualcosa di nuovo, come il corso teatro o la costruzione di uno spazio dove tornare bambini, come l’Orto Risotto di Anna Barile, ognuna si è riversata in qualcosa, mettendoci l’anima e chiedendo in cambio solo un po’ di routine, un po’ di normalità.
E così mentre Maddalena Antonello la sera sveste i panni di chi lavora nell’Istituto nazionale di fisica nucleare per andare a riposare prima del corso di percussioni africane, Katia Romaldini, cassiera, ha trovato la forza in suo marito che l’ha sostenuta in un’impegnativa dieta che le ha fatto riprendere contatto con la sua femminilità.
“Adesso mi trucco – ha detto – mi vesto bene, e ogni tanto ci concediamo una cena di pesce, cose che prima non avrei mai pensato di fare”.
Poi c’è chi ha trovato la forza nel proprio ruolo, come la neomamma Stefania Vittorino, che ha messo al mondo Alice il 5 aprile 2009, l’avvocato del centro anti violenza delle donne, Simona Giannangeli, e l’insegnante Anna Tellini, il cui ancoraggio è stata la responsabilità verso gli studenti, a cui in piena emergenza assicurò il voto politico.
La scrivania della madre venuta a mancare dopo la malattia contratta all’hotel dove era sfollata e la voglia di rimettere la scuola a disposizione delle ballerine, per la maestra di danza Ornella Cerroni, ma anche la parola stessa “maestra”, la prima pronunciata da una bambina traumatizzata dal sisma dopo mesi di totale silenzio.
La foto con la risata liberatoria, la frangetta tagliata male e l’umanità di Barack Obama, per la popolare Pezzopane; la scrittura per Agnese Porto; l’amore, per Chiara Rossi.
La cucina, per Marzia Buzzanca. “Non esco più dalla cucina, è il ‘figlio’ nato dopo il terremoto”.
Il teatro è stato la casa di molti; tra questi, Barbara Giuliani e Cecilia Cruciani, che porta sempre con sé le chiavi della sua vecchia casa per illudersi di potervi tornare.
Evasione e nutrimento dell’anima, i libri sono stati l’ancora più ricorrente. È il caso di Lina Faccia o di Nicoletta Bardi, la quale ha contribuito a far nascere la realtà di Bibliobus, un autobus contenente i libri donati all’Aquila nell’immediato post sisma, ma anche di Valeria Valeri che ha messo in piedi la prima fiera dell’editoria. “Senza il terremoto – spiegano – non sarebbe stato possibile”.
E ancora, il cibo, rimpiazzato dalla foto che ha fatto il giro d’Italia del vigile che disseta un topolino, simbolo di solidarietà, per Sonia Etere; le associazioni come 3&32, cui ha preso parte la professoressa di lettere Anna Lucia Bonanni, rimettendo in discussione la sua autorità di insegnante, le stoviglie di Graziella Cucchiarelli, che preferisce a quelle “impersonali” del progetto Case, la casa dei nonni di Camilla Inverardi e la passeggiata in centro di Maura Viscogliosi.
Il disegno del terremoto dove dalla terra fuoriescono cuori della figlia di Serenella Ottaviano, la macchina-salotto di Marta Scoccia, le tappe in autogrill per Monja Janni. Perché ognuno si aggrappa a quel che può, a quel che ha.





