TERAMO – Ha chiesto giustizia per 10 anni, e proprio quando è arrivato il momento che tanto aspettava, era già morto.

Il Centro racconta la storia di M.D.L., 55 anni, teramano, impiegato comunale in pensione, che aveva iniziato la sua battaglia legale contro l’amministrazione nel 2004, quando lavorava al depuratore di Teramo.

Segnalava per anni il cattivo funzionamento dell’impianto e, dopo essere stato colpito da un ictus ed essere tornato a lavoro, aveva scoperto di essere stato spostato in un altro settore.

Così aveva deciso di portare l’amministrazione comunale davanti al tribunale del lavoro, chiededo il riconoscimento del legame tra il suo ictus e l’ambiente dove lavorava.

M.D.L. aveva perso sia in primo che in secondo grado, ma non si era mai arreso. Assistito dal legale Tommaso Navarra, si era rivolto alla Corte suprema. Nel frattempo, però, era andato in pensione perché avevano riconosciuto l’ictus come malattia professionale. La Cassazione ha rinviato tutto alla Corte d’Appello.

Ma a novembre l’uomo è morto, e a portare avanti la causa, ora, saranno le figlie.

I giudici scrivono nel provvedimento: “la Corte territoriale non ha adeguatamente dato conto nè della ritenuta insussistenza del nesso di causalità tra i danni alla salute subìti dall’uomo e il cattivo funzionamento del depuratore visto che la motivazione sul punto risulta, nella sostanza, apodittica e poco comprensibile; nè dell’assenza del carattere dequalificante delle mansioni cui è stato adibito l’uomo al rientro al lavoro dopo la malattia”.