TERAMO – Le cuoche delle scuole di Teramo, dipendenti della ditta Agriservice, denunciano il costante ritardo nel pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro in spregio agli accordi presi in sede di incontro sindacale in presenza del Comune di Teramo.

“Ogni mese le lavoratrici sono costrette a fare pressione per avere il versamento del loro salario e sono costantemente in ritardo a far fronte alle spese per il mantenimento della propria famiglia” si legge in una nota dell’Unione Sindacale di Base di Pescara. “Ci sono cuoche che hanno un unico stipendio, con figli universitari e tasse da pagare”.

“Svolgere il mestiere di cuoco nelle scuole del nostro Comune è un mestiere di enorme responsabilità, si ha il compito di alimentare i figli piccoli della nostra comunità prestando attenzione alle intolleranze alimentari, alle diete, al controllo delle derrate e all’igienizzazione dei locali” prosegue la nota.

“Il lavoro deve essere svolto con la necessaria tranquillità affinché la responsabilità dell’alimentazione dei bambini affidata  alle cuoche sia portata avanti nella massima attenzione e diligenza. Le lavoratrici vengono retribuite dalle 500 alle 900 euro al mese e per un periodo di soli 9 mesi all’anno. La difficile condizione salariale è aggravata dai ritardi nel pagamento degli stipendi ai quali il Comune, più volte sollecitato a porvi rimedio, non ha mai trovato soluzione”.

Continua UBS: “Il risultato è che tra le cuoche serpeggia malcontento e frustrazione, il cuoco, ruolo così importante per il futuro dei nostri bambini, non è preso in considerazione dall’amministrazione che non pretende dall’azienda il rispetto dei contratti collettivi nazionali e il pagamento puntuale dei salari”.

“La misura è colma, se non ci saranno dei cambiamenti, le lavoratrici si vedranno costrette ad incrociare le braccia mettendo a rischio la normale erogazione del servizio mensa nelle scuole del nostro Comune. E non sarà colpa loro ma di chi preferisce girarsi dall’altra parte dimenticando i lavoratori, le famiglie e soprattutto i nostri bambini” conclude UBS.