TERAMO – “Chi vota Civati cambia tutto”. Dove il ‘tutto’ sta per un Partito democratico “rinnovato culturalmente”, pronto a lasciarsi alle spalle larghe intese e apparati del passato puntando su temi, contenuti e soprattutto una nuova classe dirigente.
Non solo uno slogan, insomma, quello di Giuseppe Civati, oggi in Abruzzo per presentare i contenuti della sua mozione in vista delle primarie di domenica prossima in cui – da outsider in ascesa specie dopo il confronto tv dei giorni scorsi – sfiderà Renzi e Cuperlo per la carica di segretario nazionale dei Democratici.
“Noi non parliamo di ‘rottamazione’ né facciamo ‘Vaffa Day’”, precisa subito il candidato brianzolo nell’incontro di questo pomeriggio a Teramo, per la cronaca iniziato con oltre un’ora di ritardo per il maltempo che ha bloccato Civati dopo l’altro incontro di questa mattina a Pescara ndr.
“Vogliamo rimettere il Pd al suo posto, farlo uscire dall’incantesimo di dover per forza parlare con i moderati e trasformarlo in un partito aperto, con uno sguardo all’Europa, un luogo ospitale, non ancorato a ideologie e che si appassioni alle idee”.
E il cambiamento civatiano non può che partire dall’uscita dei Democrat dal ‘pantano’ delle larghe intese: “Vorrebbero farle durare per sempre con la scusa del semestre europeo e l’Expo del 2015, ma è un’esperienza che è fallita – attacca Civati – accusano me di essere troppo di sinistra perché ho detto che togliere l’Imu a tutti era sbagliato, che bisognava alleggerire le tasse sul lavoro o perché parlo di matrimonio egualitario. Il governo Letta ha fatto l’esatto contrario, con il Pd che ha governato insieme a un Berlusconi decaduto per frode fiscale già ad agosto accettando per quattro mesi la propaganda del Cavaliere sull’Imu”.
Dal caso della ‘decadenza’ a quello del ministro Cancellieri (“Chiedere le sue dimissioni non significava mettere in discussione il governo”), fino ai 101 ‘traditori’ (“Una cosa vergognosa, hanno vinto loro mentre io ho fatto la figura del minoritario”), Civati tira dritto e lancia la sfida al suo partito: “Dobbiamo avere la forza di imporre una riforma elettorale e, approvata anche la legge di stabilità, ridare la voce ai cittadini. Questo governo non è scelto da loro”.
E poi le priorità da porre sul tavolo dell’Europa: più investimenti per scuola e ricerca, e il reddito minimo: “Argomento tabù ma che costerebbe meno di 3 miliardi, 15 mettendo mano ad una vera riforma degli ammortizzatori sociali. Oggi solo l’Ungheria e la Grecia non l’hanno ancora introdotto, poi ci siamo noi”.
Due punti da cui ripartire per porre fine a quello che il candidato lombardo chiama il “commissariamento a matrioske che oggi governa questa Paese: un sistema deciso dai mercati, dall’Europa, poi dai vincoli economici da rispettare. Non voglio più un’Italia che va in Europa e si vergogni di esistere – spiega – Negli ultimi anni gli italiani hanno subito manovre pesantissime mentre sono scomparsi dall’agenda temi dell’economia reale come il lavoro, la questione salariale, il taglio dei mega-stipendi nella pa”.
Tutti contenuti declinati nella lunga mozione, 69 pagine esattamente come il numero del seggio in Parlamento, proposta dai civatiani per le primarie.
Non mancano le stoccate finali a organi d’informazione, anche dopo la polemica per il mancato invito di Fabio Fazio a Che tempo che fa, e ai due contendenti: “Renzi, meno rivoluzionario dell’anno scorso” e “Cuperlo, porta una bella storia con sé ma è poco autocritico, del resto ha candidato D’Alema capolista della sua mozione a Foggia”.
Infine il monito finale al suo partito: “Non abbiamo molto tempo – è il monito finale che Civati – in giro per l’Italia incontro due tipi di elettori del Pd, chi mi dice che non ci voterà più e chi ha la lista delle cose da recriminare. È tempo di cambiare questo partito”.
Presenti all’incontro pubblico teramano, i coordinatori regionale e provinciale della mozione, Paolo Della Ventura e Angelo Falone, e i candidati teramani all’assemblea nazionale Stefano Di Girolamo, Alessandra Taddei, Mirko Rossi e Simona Santucci.






