PESCARA – “La sofferenza, in questo periodo di emergenza, è legata al fatto che noi attori non siamo stati minimamente pensati o nominati, e se nominati solo perché richiesti di offrire gratuitamente la nostra opera come se fossimo l’hobby dell’umanità”.

Così Domenico Galasso, attore, regista e presidente del Piccolo Teatro Orazio Costa di Pescara.

“Qualche anno fa ebbi a che fare con una raffigurazione molto bella di Penteo – prosegue Galasso -. Da una parte del vaso si vede Dioniso seduto, intorno ci sono i satiri che suonano e ruotando mano a mano il vaso, come fosse una specie di spettacolo che procede, si notano delle baccanti che hanno tra le mani gli arti strappati di Penteo, il cui tronco del corpo, dal quale fuoriescono le viscere, si trova al centro della scena dall’altra parte del vaso. In questi tempi in cui non possiamo avere a che fare con i corpi – mette in luce l’attore – ho riflettuto che il teatro è Dioniso e se il teatro è Dioniso la città è Penteo, ma la città che non accetta Dioniso e che lo tiene da parte è una città destinata a perdere il proprio corpo”.

Galasso, oltre a confermare le difficoltà che sta sperimentando chi vive di teatro sul piano economico, in particolare a causa dei tanti spettacoli cancellati, mette in rilievo come “la formazione teatrale non possa prescindere dalla presenza dei corpi, perché sulle varie piattaforme virtuali non si può avere che una parvenza o un fantasma di quello che è il nostro lavoro. Il teatro esiste da 3.000 anni e da 3.000 anni ha a che fare con i corpi e con la presenza – sottolinea l’attore abruzzese -. L’attività teatrale è infatti uno degli ultimi luoghi in cui l’umanità si studia nella sua attività preminente, che è quella di costruire relazioni, un’esperienza necessaria che non può essere sostituita”.