L’AQUILA – Commoventi, divertenti e dure, comunque emozionanti.
Sono state così le “Letture napoletane” che Toni Servillo ieri sera ha proposto alla gremita platea dell’Auditorium l’Auditorium della Guardia di Finanza dell’Aquila per la Stagione Teatrale Aquilana, realizzata in collaborazione con l’Atam.
L’attore e regista ha proposto il suo singolare e appassionato “viaggio di parola, dedicato a Napoli, città di mille volti e mille contraddizioni”.
Toni Servillo, protagonista sul grande schermo con “Gorbaciof” di Stefano Incerti e “Noi Credevamo” di Mario Martone, ha affrontato quattro poemetti di grandi autori napoletani: Salvatore Di Giacomo, di cui Servillo ha proposto “Lassamme fà a Dio”, Eduardo De Filippo (“De Pretore Vincenzo”), Raffaele Viviani (“Fravecature”) e infine Enzo Moscato (“Litoranea”).
Servillo, che tra le altre cose è anche fratello del cantante Peppe Servillo della Piccola Orchestra Avion Travel, in conclusione della serata ha proposto una delle poesie più note di Totò, “A livella”, annunciandola come “colei che non ha bisogno di presentazioni”.
Tramite la scelta di questo repertorio, Servillo ha voluto realizzare “un excursus cronologico – ha sottolineato l’interprete – dall’Ottocento ad oggi, per mettere in evidenza quanto la lingua napoletana sappia mantenersi viva. Una lingua condivisa che attraversa le classi, unendole e non dividendole, come non accade in molte altre parti d’Italia”.
Così dalla “scappata” in Terra del Signore, accompagnato da San Pietro tra i vicoli di Napoli, immaginata da Di Giacomo, si è passati all’irresistibile “questua” del mariuolo di Eduardo che si rivolge direttamente a Dio chiedendo un posto in Paradiso anche per lui.
L’assolo ha mutato registro nella drammatica sequenza di “Fravecature”, attualissima sintesi di una morte bianca denunciata da Viviani nella prima metà del secolo scorso.
Le “letture napoletane” si sono concluse con la lingua contemporanea, colta ed allusiva di “Litoranea” di Enzo Moscato, tagliente riflessione sulle contraddizioni e sul degrado di Napoli, che, nel 1991, costituiva il finale di “Rasoi”, spettacolo – manifesto di Teatri Uniti, con il quale la compagnia napoletana fondata, tra gli altri, da Toni Servillo, Mario Martone, Andrea Renzi, Licia Maglietta e Angelo Curti, ottenne una vasta notorietà e il primo grande successo internazionale. (e.m.)






