L’AQUILA – “È stata fatta istanza di riesame e un ricorso al Tar contro la decisione del ministero dei Beni culturali di operare un taglio al Fondo unico per lo spettacolo nei confronti dell’Atam. Non è stata tenuta in considerazione la deroga post-sisma che riguarda anche il 2014 e che non consente una riduzione nell’erogazione del contributo”.

A parlare è Marco Fanfani, attuale presidente della Fondazione Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila e storico presidente dell’Associazione teatrale abruzzese e molisana (Atam), ente culturale che rischia la liquidazione dopo i drastici tagli operati al settore.

L’ex assessore comunale conferma la riduzione del contributo erogato dal ministero nel 2013, che da circa 600 mila euro è stato quasi dimezzato con un taglio di 300 mila. Una mossa non gradita all’Atam, ricorsa al Tribunale amministrativo che dovrebbe pronunciarsi entro la fine di ottobre.

“Non è stato tenuto in considerazione il fatto che per il Fus l’associazione è in deroga a causa del terremoto – insorge – Questo prevede che il contributo resti invariato nonostante la  riduzione di attività”.

Il taglio statale, unito a quello del contributo regionale (“negli ultimi quattro anni c’è stata una riduzione dell’80%, 400 mila euro su 550 mila euro annuali”, spiega ancora) ha svuotato le casse dell’ente che si ritrova ora con un debito quasi milionario.

“Da parte del ministero dobbiamo ancora avere il 20% del contributo del 2011, 116 mila euro, e il 20% del 2012, 140 mila euro. A fronte dei crediti che abbiamo, dobbiamo fare pagamenti per circa 800 mila euro”, chiarisce Fanfani, che “per senso di responsabilità”, specifica, si è attivato per reperire le risorse necessarie a salvare l’ente nel quale formalmente non riveste più alcuna carica.

“Non sto facendo nessuna questua, sto solo cercando di mettere insieme le risorse per consentire a un’istituzione culturale che ha 38 anni di sopravvivere”, replica in rifrimento all’articolo di AbruzzoWeb, confermando anche la ricerca di un possibile contributo straordinario da parte della Regione Abruzzo: “Il Braga di Teramo ha ricevuto fondi dalla Regione così come il Teatro stabile dell’Aquila, per ben due importanti ripiani. Non vogliamo un trattamento diverso dagli altri ma solo quello che ci spetta”.

Si tratta sicuramente di associazioni che mettono in campo più soldi per la produzione di opere e l’allestimento di propri cartelloni, a differenza dell’Atam che si occupa della sola distribuzione. Eppure Fanfani tende a sottolineare che anche per l’Atam il “contributo è stato così alto perché è stato dato un servizio a tutti i comuni dell’Abruzzo per quanto riguarda la distribuzione”.

Nessuno spreco o costi elevati, “abbiamo anche operato tagli nel corso del tempo, per esempio mandando via due importanti  dirigenti – svela – Voglio sottolineare che i contratti dell’Atam sono gli stessi che si applicano in tutti i teatri stabili. Magari avremmo potuto risparmiare sulla sede se ne avessimo avuto una dal Comune”.

All’orizzonte, anche l’ex presidente scorge una “volontà di complessiva riorganizzazione del settore, con la chiusura della parte che si occupa della distribuzione”, magari attraverso la nuova legge regionale che dovrebbe arrivare nei prossimi mesi, che dovrebbe dar vita a un teatro regionale istituzionalizzato e assorbire numerose di piccole associazioni culturali.