L’AQUILA – L’ex vice presidente iracheno Tareq Aziz, 73 anni, è stato condannato a morte per impiccagione dall’Alta corte penale di Baghdad nell’ambito del processo relativo alla chiusura dei partiti religiosi in Iraq, uno dei sette in cui era stato imputato.
Negli altri procedimenti, a suo carico, Aziz negli anni scorsi ha raccolto un’assoluzione e due condanne, tra cui quella per crimini contro l’umanità. Nel suo team di avvocati c’era anche Remo Di Martino, 55 anni, presidente del Consiglio comunale di Ortona, di cui è stato anche vice sindaco.
Aziz, che lo scorso gennaio ha avuto anche un infarto, ora attende la pena capitale, ma sono già partiti appelli internazionali per evitarla, per una campagna avviata negli anni Ottanta contro i partiti politici sciiti filo-iraniani, che ha visto in quegli anni eseguire una serie di arresti e di condanne a morte nei confronti dei principali esponenti sciiti.
“Non è una nuova vicenda giudiziaria – spiega Di Martino – ma una delle tre che aveva ancora aperte, e nessun avvocato italiano è stato ammesso ad andarlo a difendere nella corte, perciò il processo lascia molto a desiderare, come lascia a desiderare il fatto che non ci fosse un fascicolo”.
Il legale ortonese, insomma, si trova nella sua città e non ha potuto influire sull’esito del processo, non potendo neanche entrare in Iraq. “L’avvocato di Tareq Aziz, Badie Arief Izzat, l’unico che poteva entrare nel carcere – aggiunge – è stato minacciato al punto che ha dovuto lasciare l’Iraq. Aziz avrà avuto un processo farsa, senza fascicolo e con un difensore d’ufficio”.
Secondo Di Martino, “il verdetto era scontato ed è la prova che lui aveva ragione. L’ho conosciuto quand’è venuto a parlare con Papa Giovanni Paolo II – ricorda – Aziz era venuto per scongiurare la guerra, dicendo che avrebbe fatto più male all’Iraq dello stato di cose che c’era. Ha avuto ragione”.
Un concetto ribadito anche di recente. “Nell’ultima intervista al Guardian – ricorda il legale ortonese – ha detto proprio questo, invitando gli americani a non andare via dall’Iraq, ‘perché ci lasciate in mano ai lupi’, e i lupi lo hanno ucciso, o comunque stanno cercando di ucciderlo”.
L’avvocato abruzzese ha perso i contatti con Aziz da qualche mese. “Il figlio – spiega – è venuto da me l’anno scorso, ed è stato ospite a casa mia a Ortona. Fino a qualche mese fa eravamo in contatto, poi non siamo potuti intervenire”.
Il tam tam mediatico in favore di Aziz che si è scatenato dopo la diffusione della notizia della condanna non incontra molto i favori del suo ex avvocato.
“Marco Pannella – attacca Di Martino – è stato sempre zitto, ma ora ha cominciato lo sciopero della fame: poteva pensarci prima. Adesso ognuno cerca visibilità. Ho visto anche su Internet che sono spuntati due avvocati, Giovanni Di Stefano e Mario Lana: io non li ho mai visti, ma non voglio fare polemica, per carità. Dico solo che l’unico che si è sempre battuto per Tareq Aziz è stato padre Jean-Marie Benjamin, che gli è stato dietro”.
Sulle possibilità che l’ex numero due di Saddam Hussein possa sfuggire al capestro, Di Martino appare dubbioso.
“Non lo so – ammette – tutto dipende dagli americani. Se volessero, potrebbero salvarlo. Io avevo interessato il premier Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, allora ministro degli Esteri. Sono stato con il figlio in Vaticano per cercare di far intercedere la Santa Sede, ma purtroppo lì i cristiani sono massacrati peggio degli altri. Il fatto che sia cristiano, in questo momento, va ancor più a suo sfavore. Se fosse stato un musulmano, non lo avrebbero ucciso”. (alb.or.)





