L’AQUILA – “Ho fatto tutto nel rispetto della legge”.

Lo ha dichiarato alla stampa l’ex vice sindaco dell’Aquila ed ex assessore all’Urbanistica Roberto Riga, appena concluso l’interrogatorio di garanzia oggi al tribunale dell’Aquila, che lo ha visto protagonista assieme al costruttore Massimo Mancini, vice presidente dell’Aquila calcio.

Entrambi sono agli arresti domiciliari, con l’accusa di corruzione, nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo su presunte mazzette nella ricostruzione post-terremoto.

Interrogatori di garanzia anche per Simone Lorenzini e Sandro Martini, gli altri due imprenditori aquilani oggetto della misura interdittiva del divieto temporaneo dell’esercizio d’impresa per il periodo di un mese. Anche per loro le accuse sono di corruzione nei confronti dell’ex assessore Riga.

A parte Martini che si è avvalso della facoltà di non rispondere, tutti gli altri si sono sottoposti agli interrogatori.

Riga, difeso dall’avvocato Luciano Bontempo, e Mancini, difeso dagli avvocati Luca Marafioti e Tiberio Gulluni, hanno respinto ogni addebito davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella.

Riga ha chiesto la revoca della misura cautelare, non lo ha fatto Mancini. Gli arresti domiciliari termineranno comunque sia per Riga che per Mancini il 25 novembre, salvo proroghe.

E infatti l’avvocato Marafioti ha spiegato che “non è stata chiesta la revoca della misura cautelare per il mio assistito, tenuto conto dell’imminente scadenza della stessa, e perché l’unico giudice di verifica dei presupposti della misura deve essere semmai il Tribunale del riesame dell’Aquila”.

Le indagini ruotano intorno all’aggiudicazione del complesso dell’Opera salesiana,un affare da 28,5 milioni di euro complessivi per il quale Riga si sarebbe speso per favorire l’ingrsso della ditta Mancini.

In cambio, secondo l’accusa, Mancini avrebbe ripagato l’impegno di Riga con la stipula, l’11 ottobre 2013, di un contratto di affitto della durata di 12 anni di un immobile acquistato da Riga al prezzo di 115 mila euro il 18 dicembre successivo.

Il contratto impegnava l’imprenditore al pagamento di un canone mensile di 1.200 euro a fronte di una quota che, secondo stime di mercato, sarebbe dovuta essere pari al massimo a 550 euro.

“Mi è dispiaciuto per l’equivoco che si è creato. Ho fiducia in questa fase di chiarimento, faremo tutti i doverosi chiarimenti utili e necessari per poter poi ritornare all’attività serena quotidiana – ha assicurato Riga – Ho svolto il mio ruolo di amministratore nel miglior modo possibile cercando di dare risposte alla città e agli aquilani nel momento in cui si era vissuto un terremoto”.

E in riferimento all’appalto incriminato, Riga ha aggiunto che “ho fatto di tutto nel rispetto della legge e non l’ho fatto di mia iniziativa ma è stata una delibera di Consiglio comunale, una delibera proposta dalla Giunta comunale su richiesta del sindaco, Massimo Cialente, con una lettera indirizzata al dirigente del servizio Urbanistica”.

“Se noi poi vogliamo addebitare – ha concluso Riga – e puntare il dito nei confronti di chi o di cosa, io ho acquistato le abitazioni facendo il mutuo non come qualche ministro della Repubblica che se l’è trovato pagato e non lo sa. Io ho fatto tutte cose trasparenti, chiare e tracciabili quindi onestamente sono dispiaciuto”.

Sulla stessa linea difensiva Mancini. “ll mio cliente – ha affermato ancora Marafioti al termine dell’interrogatorio di garanzia – si è dichiarato estraneo a ogni addebito, del resto non c’è nessun passaggio di denaro cash dalle sue disponibilità, siamo convinti che questa verità sarà presto resa evidente”.

Per quanto riguarda il canone di affitto utilizzato come presunta tangente “mascherata”, Marafioti ha spiegato che “in realtà il canone è da ritenersi in linea con i prezzi di mercato, in particolare perché l’appartamento è arredato, dotato di posti auto, comprende le spese di manutenzione ordinaria. Il mercato immobiliare dell’Aquila nel post terremoto – ha poi ironizzato Marafioti – non è quello della periferia di Benevento”.

Infine a essere ascoltato l’imprenditore Lorenzini il quale ha dichiarato al Gip di non aver mai chiesto aiuto a Riga su una pratica della ricostruzione tra l’latro oggetto di diniego. La presunta mazzetta di 15 mila euro contestata altro non è secondo l’imprenditore che l’acquisto della macchina dell’ex vice sindaco.

L’indagine coinvolge anche l’amministratore delegato dell’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Paolo Aielli, all’epoca dei fatti titolare dell’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra), indagato a piede libero per abuso d’ufficio in concorso con l’allora dirigente del settore Ricostruzione privata del Comune dell’Aquila Vittorio Fabrizi.