L’AQUILA – Mazzette nell’ambito della ricostruzione post-terremoto per accaparrarsi appalti per il recupero di beni culturali ed ecclesiastici nel centro storico dell’Aquila.

Cinque le ordinanze di custodia cautelare, di cui 2 in carcere e 3 agli arresti domiciliari, eseguite da Polizia e Guardia di finanza nei confronti dell’ex vicecommissario ai Beni culturali alla ricostruzione Luciano Marchetti, della funzionaria del Mibac Abruzzo, Alessandra Mancinelli, e degli imprenditori Nunzio Massimo Vinci, Patrizio Cricchi e l’aquilano Graziano Rosone.

Per Marchetti e Cricchi sono stati disposti gli arresti domiciliari, gli altri sono destinatari di misure cautelari in carcere.

Ruolo chiave era quello di Marchetti, che avrebbe firmato a se stesso incarichi da progettista mentre era ancora in servizio come vice commissario.

L’operazione, denominata “Betrayal”, “tradimento” in inglese, è scattata su disposizione della procura della Repubblica dell’Aquila, le ordinanze sono state emesse dal giudice delle indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella.

Al centro dell’inchiesta, la ricostruzione di due importanti chiese distrutte dal terremoto: Santa Maria del Suffragio (nota come delle Anime Sante) in piazza Duomo e Santa Maria Paganica nella piazza omonima.

Per quest’ultima esiste anche un filmato che testimonia una tangente da 10 mila euro effettuata dentro un’automobile nei pressi di un ristorante di Carsoli (L’Aquila).

Le indagini hanno riguardato il biennio 2012-2013 e sono state svolte in mattinata oltre 25 perquisizioni in tutta Italia, in particolare L’Aquila, Chieti, Pescara, Roma, Bologna e Rieti.

I provvedimenti costituiscono l’esito di una complessa e lunga indagine sulle procedure della ricostruzione e il consolidamento di alcuni edifici ecclesiastici e di altri beni culturali, di particolare rilievo storico-artistico, che si trovano nel centro storico del capoluogo abruzzese, gravemente danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.

Una prima fase c’era già stata nei mesi scorsi con l’iscrizione sul registro degli indagati di alcuni imprenditori, professionisti e funzionari pubblici.

L’attività investigativa, coordinata dal procuratore della Repubblica Fausto Cardella e dai sostituti Antonietta Picardi e David Mancini, è stata svolta, congiuntamente, dal nucleo di polizia Tributaria delle Fiamme Gialle e dalla squadra Mobile della Questura del capoluogo.

CHI E’ MARCHETTI

Marchetti è stato nominato vice commissario insieme a Guido Bertolaso, poi è stato confermato dopo l’addio del capo della Protezione civile e la nomina dell’allora presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, come commissario per la ricostruzione.

È andato via dall’Aquila nel dicembre 2011. In passato era stato alto dirigente del ministero dei Beni culturali e commissario per la Domus Aurea.

Mentre lavorava all’Aquila era spuntato il suo nome tra i 450 di clienti della cosiddetta “lista Anemone” che avrebbero beneficiato a vario titolo dei lavori dell’imprenditore indagato nella maxi inchiesta dei grandi appalti.

Ha ricoperto incarichi anche nella gestione del post-terremoto di Marche e Umbria. È stato anche direttore regionale dei Beni culturali nel Lazio.

MANCINELLI SOSPESA, PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

In attesa degli atti ufficiali da parte degli inquirenti, il ministero di Beni culturali e turismo ha predisposto la sospensione immediata dal servizio per la dipendente Alessandra Mancinelli e l’avvio di un procedimento disciplinare.

Lo si apprende da fonti del ministero che annunciano anche l’avvio di una indagine amministrativa sulle vicende dell’Aquila, atto che, per prassi, rappresenta il primo passo in vista dell’eventuale costituzione in giudizio.

TUTTI I 17 INDAGATI

Sono 17, in totale, gli indagati dell’inchiesta “Betrayal” della procura della Repubblica del capoluogo, che ha portato a 5 arresti per tangenti negli appalti di ricostruzione.

In carcere ci sono Nunzio Massimo Vinci, 52 anni, nato a Lentini, residente a Carlentini (Siracusa) e domiciliato a L’Aquila, e Alessandra Mancinelli, 56 anni, nata a Avezzano e ivi residente.

Ai domiciliari Patrizio Cricchi, 37 anni, nato a Roma e residente a Rieti, e Luciano Marchetti, 71 anni, nato a Camerino (Macerata) e residente a Roma; Graziano Rosone, 49 anni, nato all’Aquila e ivi residente.

Gli altri indagati sono Carlo Cricchi, 71 anni, nato ad Antorodoco (Rieti) e ivi residente; Giuseppe Di Girolamo, 60 anni, nato a Rapino (Chieti) e residente a Chieti; Antonio Ciucci, 45 anni, nato a Roma e ivi residente; Cristiano Incontro, 35 anni, nato a Lentini, residente a Carlentini (Siracusa) e domiciliato all’Aquila; Vincenzo Altorio, 59 anni, nato in Canada e residente a Avezzano; Francesco Girasante, 65 anni, nato a Pescara e ivi residente; Carmine Falasca, 67 anni, nato a Chieti e residente a Pescara; Mario Proietti, 42 anni, nato a Viterbo e ivi residente; Carlo Lufrano, 47 anni, nato a Chieti e ivi residente; Marco Calderoni, 40 anni, nato a Roma e ivi residente; Fausto Anzellotti, 64 anni, nato a Roma e ivi residente; Ilona Busova, 45 anni, nata a Uhrske Hradiste (Repubblica Ceca) e residente a Chieti.

Tutti gli indagati sono accusati a vario titolo di corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d’ufficio; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; distruzione e occultamento di atti veri; uso di atto falso; turbativa d’asta; millantato credito; emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

GLI INVESTIGATORI: ”NON C’E’ UN SISTEMA L’AQUILA”

“La grave crisi economica che sta attraversando il Paese, la tragedia che ha sconvolto L’Aquila con il terremoto e anche una certa ingenuità di chi è istituzionalmente tenuto a essere ingenuo ci hanno fatto pensare che qualcuno tradisca il Paese, di qui l’indagine ‘Betrayal’, tradimento in inglese”.

Così il procuratore della Repubblica, Fausto Cardella, presentando la nuova operazione con 5 arresti che ha sconvolto la ricostruzione del capoluogo di Regione.

“Il procuratore aggiunto di Milano, commentando le indagini sulla ndrangheta, ha messo in evidenza l’importanza della collaborazione tra forze di polizia. Oggi non c’è indagine che non possa essere condotta unendo le diverse specificità. Non c’è pm che possa dirigere un’indagine se non è capace di coordinare più forze di polizia”, ha aggiunto.

“Tutto questo all’Aquila c’è stato, senza gelosia per tutto il tempo dell’indagine, due anni, che non è poco”, ha concluso.

Per il questore del capoluogo, Vittorio Rizzi, “l’indagine è stata condotta in perfetta armonia e senza sbavature. Non è questo il momento per anticipazioni di giudizio – ha sottolineato – ma per noi non esiste un sistema L’Aquila di malaffare: esiste un sistema L’Aquila di prevenzione che smaschera le condotte illecite, poi saranno i giudici a decidere”.

“Abbiamo lavorato come se vestissimo una sola divisa – ha aggiunto il comandante regionale della Guardia di finanza, Francesco Attardi – Qualcuno si chiedeva che cosa stessimo facendo, questa è la risposta dopo due anni di lavoro in silenzio”. Alberto Orsini

GRASSO: ”MA IMPRENDITORI PAGANO PER LAVORARE A L’AQUILA”

“L’imprenditore, vittima sotto certi aspetti, anche se soggetto al codice penale, fa emergere il concetto di dover pagare per lavorare all’Aquila. Non sarà una costante, ma sicuramente nelle nostre due indagini questo dato emerge”.

Così il dirigente della squadra Mobile della Questura dell’Aquila, Maurilio Grasso, nel corso dell’incontro con i cronisti sull’operazione “Betrayal” con 5 arresti, ha segnato la differenza rispetto a tutti gli altri investigatori che hanno affermato unanimente “non esiste un sistema-L’Aquila di tangenti”.

“Il sistema L’Aquila non c’è – ha ripetuto anche lui – ma nelle due indagini sugli appalti che abbiamo fatto, tra ‘Do ut des’ e questa, emerge un quadro ben definito di soggetti tutti interessati alla ricostruzione e ad aggiudicarsi appalti attraverso tangenti”.

Grasso ha ricordato di aver visto “sfilare in questi 2 anni vari soggetti: imprenditori, faccendieri, architetti, ingegneri, e intorno a questi soggetti figure che mediano per far ottenere gli appalti, e in questa situazione vengono arrestati anche funzionari pubblici”.

Come aggiornamento il capo della Mobile ha svelato “perquisizioni in corso a Roma, Bologna, Rieti, Pescara e Chieti” e ha concluso: “Le misure cautelari sono un inizio dell’attività, ora dobbiamo continuare con i pm”.

Per il comandante provinciale della Guardia di finanza, Giovanni Castrignanò, “è stato un piacere lavorare con la Polizia, un esempio di collaborazione come ne ricordo pochi. Il sistema L’Aquila non c’è, ma ci sono tanti soggetti che tendono a procurarsi vantaggi dalla vicenda del sisma”.

Il comandante del Nucleo di polizia Tributaria, Gianluca De Benedictis, ha fatto notare come “già normalmente sia difficile operare all’interno di una forza di Polizia, averlo fatto insieme alla squadra Mobile e per due anni è davvero notevole”. Alberto Orsini

IL PIANO DEGLI ARRESTATI PER FAR COMANDARE LA CURIA

Le forti pressioni perché la Curia arcivescovile dell’Aquila diventasse soggetto attuatore della ricostruzione dei suoi beni ecclesiastici danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009 sono al centro dell’inchiesta “Betrayal” della procura della Repubblica del capoluogo, che ha portato a 5 arresti per tangenti negli appalti di ricostruzione, anche se non ci sono indagati all’interno del clero.

Un’attività di lobby portata avanti da 3 dei 5 indagati, l’ex vice commissario Luciano Marchetti, la funzionaria Mibac Alessandra Mancinelli e l’imprenditore della ditta Cai Massimo Vinci, che puntavano a ottenere rispettivamente incarichi, regalie e commesse per loro una volta cambiate le regole del gioco, visto che l’Arcidiocesi al suo interno non ha figure tecniche adatte a svolgere incarichi di questo tipo.

L’argomento è stato discusso, nel corso dell’incontro con la stampa di oggi, dal sostituto procuratore Antonietta Picardi.

“Il sistema L’Aquila non esiste e spieghiamo il perché – ha detto in avvio – Comune e governo sono riusciti a tenere ferma la staffa, ad andare dritti, sono riusciti a restare nella regolarità malgrado tentativi forti, pressioni continue e costanti oltre alle esigenze di ricostruzione e di normalità”.

Nella sua ordinanza, il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, rileva infatti che alcuni degli indagati “si sono adoperati per redigere una proposta di modifica al dpcm Abruzzo (decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, ndr) 4 febbraio 2013, al fine di far riconoscere la Curia come soggetto attuatore, in sostituzione della direzione regionale, per la ricostruzione degli edifici di culto di interesse storico artistico, al fine di evitare l’affidamento dei lavori tramite gare a evidenza pubblica”.

In particolare, scrive il gip, “il compito conferito alla Mancinelli da Marchetti è stato quello di occuparsi della stesura di una proposta di modifica normativa del testo di legge con l’aiuto del fratello, avvocato Piergiorgio Mancinelli”.

Ancora, “la Mancinelli prende l’incarico dal vescovo ausiliario, monsignor Giovanni D’Ercole, di consegnare due buste contenenti la proposta di modifica normativa: una diretta al presidente del Consiglio, Enrico Letta, l’altra diretta a Gianni Letta”.

Oltre alla bozza di testo normativo, nel plico una lettera di tutti i vescovi abruzzesi a Letta, pregandolo di perorare la causa del soggetto attuatore, ricordando che la stessa dinamica era avvenuta in terremoti precedenti.

Una missiva più volte citata dalla Curia nel corso delle polemiche dei mesi scorsi quando questo tentativo segreto è stato svelato: una scoperta che, appena resa nota, ha suscitato furiose polemiche del Comune. Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accusando sostanzialmente l’Arcidiocesi di voler fare affari.

A questa sfuriata si è opposto l’arcivescovo metropolita subentrato nel frattempo, monsignor Giuseppe Petrocchi. “Dalle intercettazioni – scrive sempre il Gip – è però risultato che l’arcivescovo Petrocchi ritenesse la Curia non in grado di essere soggetto attuatore”.

D’Ercole dice infatti, al telefono con Marchetti, che “fa fatica anche l’arcivescovo ad accettare questa linea perché lui ritiene che noi non siamo all’altezza di diventare soggetti attuatori”.

Ma la strategia prosegue. Il testo della lettera è oggi noto grazie all’indagato Vinci che, “entrato in possesso del plico, lo ha aperto leggendone ad alta voce il contenuto”, proprio vicino a una zona intercettata, “e ne ha tenuto una copia”.

“Chiediamo di essere riconosciuti come titolari e attuatori della ricostruzione – scriveva la Curia tra le altre cose nella lettera – Al riguardo ci sia permesso di allegare una proposta di possibile aggiunta dell’articolo 2 della legge del 4 febbraio 2013”.

“L’auspicata modifica normativa e il conseguente incarico che la Curia conferirebbe a Marchetti – secondo Gargarella – sono funzionali all’affidamento dei lavori della chiesa di Santa Maria Paganica, circostanza che consentirebbe alla Mancinelli di ottenere dalla cordata Vinci-Cricchi la corresponsione della restante parte della tangente, ammontante a 180 mila euro”.

Anche la pm Picardi in conferenza stampa ha parlato di “un tentativo di modifica del dpcm, dove si tentava di ottenere quantomeno per i beni ecclesiastici una modifica dell’articolo, con un 2-bis, e la si chiedeva alla presidenza del Consiglio. Questa modifica non è mai avvenuta e, malgrado ritardi e rallentamenti, si è riusciti a non sviare la regolarità del finanziamento pubblico”.

Prima ancora c’era stato un tentativo diverso. “Alcune chiese hanno le canoniche accorpate, che vengono considerate abitazione privata e si ha un incarico specifico per il progettista e la ditta secondo le regole per la ricostruzione privata – ha ricordato la Picardi – Si voleva considerare la chiesa come una pertinenza della casa privata, anche se la legge lo impedisce, tramite una modifica del dpcm”.

Questo avrebbe comportato l’affidamento diretto dei lavori invece che con una gara d’appalto, come avviene appunto per le abitazioni private. Ma anche questo tentativo iniziale è sfumato.

Il sostituto procuratore ha sottolineato che “il Comune dell’Aquila si è battuto fortemente in varie riunioni per dire che non avrebbe mai apposto la sua firma e il suo appoggio a questa forma di modifica, evidenziando l’irregolarità del modo di voler operare”.

Ecco perché, in definitiva, secondo la Picardi, “questa indagine, malgrado parli di corruzione, deve essere vista positivamente per la città dell’Aquila che ha retto e per l’ennesima volta lo abbiamo dimostrato”.

La Curia, comunque, non è stata coinvolta sul piano giudiziario, almeno in questo filone. “Quando alludevo alle persone a cui è stata carpita una naturale e fisiologica ingenuità mi riferivo proprio a quello”, ha detto il procuratore Fausto Cardella che poii ha precisato: “Le persone che hanno cura di anime sono tendenzialmente portate, lo dico con molta benevolenza, a essere ingenue e possono essere, così, preda di qualche facile speculatore”.

“La trattativa per arrivare alla modifica legislativa di per sé come lobbying non sarebbe illecita – ha chiarito l’altro sostituto David Mancini – ma se presa come un tassello di altre attività che hanno l’obiettivo di condizionare gli appalti, allora va considerata la ciliegina”.

Anche il comandante provinciale delle Fiamme Gialle, Giovanni Castrignanò, si è detto colpito dal “tentativo di variazione della normativa per cambiare il soggetto attuatore, portato avanti anche da personaggi di un livello e spessore per cui uno può sorprendersi”. Alberto Orsini

LE INTERCETTAZIONI: ”PER SANTA MARIA PAGANICA SONO 180 MILA EURO”

“Fosse altro che il decreto va in porto, per Santa Maria Paganica sono 180 mila euro”.

Così Alessandra Mancinelli, addetta della direzione dei Beni culturali incaricata di seguire le gare per la ricostruzione, quantificava in un’intercettazione ambientale la tangente necessaria per affidare direttamente e senza appalti all’associazione tra le ditte Cricchi, Cai e Ircop i lavori di ricostruzione della grande chiesa del centro storico aquilano distrutta dal sisma del 6 aprile 2009, con l’intermediazione dell’allora vice commissario per la Tutela dei beni culturali, Luciano Marchetti.

Una mazzetta che, unita alla “caparra” da 10 mila euro ricevuta in una busta e infilata in borsa in un fugace incontro a Carsoli (L’Aquila), portava il totale a 190 mila, giusto l’1 per cento dei 19 milioni di euro per finanziare i lavori all’edificio sacro.

È quanto si legge nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella: la Mancinelli e Marchetti sono entrambi finiti agli arresti, la prima in carcere e il secondo ai domiciliari, assieme ad altri due imputati, Nunzio Massimo Vinci, amministratore della Cai, e Patrizio Cricchi, dirigente della ditta omonima, nell’ambito dell’operazione “Betrayal” della Polizia di Stato e della Guardia di finanza su delega della procura della Repubblica del capoluogo.

La corruzione sarebbe dovuta servire per “ottenere l’affidamento diretto, e in violazione delle norme previste dal codice degli appalti, dei lavori di ricostruzione e consolidamento della chiesa”, scrive il gip.

E il passaggio di denaro è stato anche filmato dagli inquirenti, che pedinavano i protagonisti della vicenda.

Tra il voluminoso materiale fatto di intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate tra il 2011 e il 2013 nell’ambito dell’inchiesta c’è un video che, per gli inquirenti, incastrerebbe quattro dei cinque arrestati con la prova della mazzetta di 10 mila euro come “caparra” dei 190 mila.

La dazione avviene il 7 giugno del 2013 in un ristorante di Carsoli (L’Aquila) dove Massimo Vinci, che nell’ordinanza viene definito amministratore di fatto della ditta individuale Cai, consegna per conto di Patrizio Cricchi, dirigente della omonima ditta individuale, una busta con 10mila euro in contanti a Luciano Marchetti, ex vice commissario dei beni culturali, in quel momento progettista alla ricerca di incarichi e appalti e intermediario della direzione dei Beni culturali anche attraverso lo stretto rapporto con la funzionaria Mancinelli e l’architetto Giuseppe Di Girolamo, indagato.

Marchetti (ai domiciliari), consegna a sua volta la busta alla stessa Mancinelli, che la ripone nella borsa.

Mancinelli che prima del 7 giugno si era lamentata di aver visto “ancora una lira mai” in cambio dei favori, in una telefonata intercettata con il fidanzato Vincenzo Altorio, successiva alla dazione, spiega che per Santa Maria Paganica si devono incassare ancora 180 mila euro, legando l’aggiudicazione dei lavori in maniera diretta alla possibilità che la Curia diventi soggetto attuatore degli appalti sulle Chiese con la modifica del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 4 febbraio 2013, per il quale era in atto un pressing da parte degli stessi vertici della Chiesa aquilana nei confronti del Governo Letta. (alb.or.)

LE REAZIONI

PEZZOPANE: “NELLA NUOVA LEGGE CONTROLLI PIU’ SEVERI”

“Dovremo potenziare i controlli per impedire che si ripetano ancora episodi di malaffare sulla ricostruzione dell’Aquila. Nel testo legislativo per la ricostruzione, che sto predisponendo, ci saranno norme più stringenti per assicurare controlli severi”.

Lo afferma la senatrice del Partito democratico, Stefania Pezzopane, alla luce della nuova ondata di arresti di stamani all’Aquilaper tangenti sui beni culturali.

“Come hanno ribadito gli inquirenti – prosegue la senatrice piddina – non esiste un sistema L’Aquila. Ci sono tuttavia forti interessi che cercano di speculare e di trarre illeciti vantaggi dove circola denaro. Mi auguro che le indagini, ancora in corso, facciano luce su tutti gli aspetti di questa delicata vicenda. È chiaro che bisogna spezzare le catene del malaffare e prevedere norme più rigide per prevenire fenomeni di corruzione, ma nel contempo bisogna rafforzare il sistema normativo per impedire che vadano in porto azioni di lobby per bypassare le regole della ricostruzione”.

“Un ringraziamento particolare – conclude la Pezzopane – va agli inquirenti e alle forze dell’ordine, che hanno condotto un ottimo lavoro di squadra, indispensabile per l’esito finale delle indagini”.

TRIFUOGGI: “NON C’È SISTEMA L’AQUILA MA TENERE ALTA L’ATTENZIONE”

“Un plauso all’encomiabile lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine che, ancora una volta, hanno dimostrato quanto sia elevato il livello di controllo sul processo di ricostruzione. Concordo con gli inquirenti circa il fatto che non vi sia un ‘sistema L’Aquila’ ma, indubbiamente, dobbiamo tenere alta l’attenzione”.

Commenta così le vicende odierne il vice sindaco con delega alla Trasparenza Nicola Trifuoggi, già procuratore capo all’Aquila e a Pescara.

“Non si può parlare di sistema – prosegue Trifuoggi – dal momento che emerge con chiarezza, da quanto reso noto circa gli atti di indagine, che non solo non vi è alcun coinvolgimento delle istituzioni ma, al contrario, il Comune dell’Aquila e il Governo hanno anzi costituito un argine e un ostacolo rispetto alle condotte illecite dei soggetti coinvolti”.

Tuttavia, per il vice sindaco, “emergono aspetti di notevole rilevanza penale, dal momento che si tratta di fenomeni corruttivi, ancorché frammentari e non organizzati in un sistema. Per questa ragione occorre continuare a vigilare – aggiunge – ed è necessario che istituzioni, magistratura e forze dell’ordine collaborino strettamente per perseguire e prevenire eventuali condotte illecite, così da garantire al processo di ricostruzione la giusta continuità, al riparo da qualsiasi ombra o sospetto, sia agli occhi dei cittadini aquilani che della nazione”.

CIALENTE: “VIGILARE E’ DOVERE MORALE, LO DOBBIAMO ALL’ITALIA”

“A nome mio personale, dell’intera municipalità, di tutte le aquilane e gli aquilani, ancora una volta voglio ringraziare, per il loro prezioso e continuo lavoro, la magistratura e tutte le forze dell’ordine”.

Sono le parole del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, in seguito agli arresti per presunte mazzette negli appalti per il recupero di beni culturali ed ecclesiastici nel centro storico del capoluogo.

“Fermo restando – spiega in una nota – che spetterà ai magistrati stabilire le responsabilità o l’estraneità di coloro che, di volta in volta, vengono indagati, è fondamentale che, a fronte dell’improbo compito di ricostruire una città capoluogo di regione, tra le più ricche di monumenti, chiese ed edifici storici d’Europa, vigilare, prevenire, ma, soprattutto, individuare ogni tentativo di corruzione, malaffare o spreco di risorse, è deciso e d’importanza fondamentale. Direi che è, anche e soprattutto, un dovere etico e morale”.

“L’amministrazione comunale riconferma la più totale fiducia dei tutori della legalità e ribadisce la massima collaborazione nell’espletamento del loro lavoro. Tutti insieme lo dobbiamo non solo agli aquilani, ancora sofferenti, ma soprattutto all’Italia”, conclude.

QUESTORE RIZZI: “COMPLIMENTI A MAGISTRATURA E A INVESTIGATORI”

Il questore Vittorio Rizzi ha voluto complimentarsi in una nota con la magistratura inquirente e con gli investigatori della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza dell’Aquila per l’operazione svolta.

“Voglio complimentarmi per l’attività svolta in perfetta sintonia dal personale della Squadra Mobile e del Nucleo Polizia Tributaria dell’Aquila che ha consentito di mettere in luce  illecite condotte poste in essere da imprenditori, liberi professionisti e pubblici funzionari  nella ricostruzione del patrimonio della Curia Aquilana. L’eccellente lavoro della Magistratura e delle Forze di Polizia dimostra l’attenzione degli inquirenti al delicato tema della ricostruzione e l’efficacia dell’azione di contrasto indispensabile  per assicurare il corretto rispetto delle regole”.

SEL: “ISTITUIRE UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA”

“Gli ultimi arresti eccellenti, a seguito delle indagini sulla ricostruzione delle chiese dell’Aquila, confermano la giustezza della proposta di Sel di istituire una Commissione d’Inchiesta sulla ricostruzione post terremoto in Abruzzo”.

Lo affermano il deputato abruzzese di Sinistra ecologia libertà Gianni Melilla e il capogruppo di Sel a Montecitorio Gennaro Migliore.

“Ora più che mai è necessario sostenere l’opera della magistratura e appurare al più presto la verità per permettere a quel territorio di ripartire e superare definitivamente, a distanza di tanti anni, la fase post terremoto”, concludono.

UIL: “MARCHETTI ERA INTOCCABILE, MIBAC NON CI ASCOLTO'”

“Gli arresti di oggi non colgono di sorpresa la Uil che nel corso degli anni ha sempre denunciato i rischi e la gestione dell’emergenza terremoto con i sistemi degli interventi commissariali”.

Lo sottolinea la segreteria nazionale Uil Beni Culturali, che punta il dito sull’atteggiamento del ministero “che ha sempre sottovalutato le segnalazioni e le denunce della Uilbact”.

“Quando noi abbiamo a più riprese segnalato la gestione che veniva fatta dall’ex vice commissario Marchetti – scrive la segreteria nazionale del sindacato – la risposta che veniva da ambienti ministeriali era sempre la stessa, era un intoccabile”.

Peraltro, aggiungono dalla Uil, “abbiamo la sensazione che questa sia solo la prima fase di un lavoro intelligente che stanno facendo i magistrati e le forze di Polizia poiché c’è da verificare anche la gestione del post sisma”.

“Sarebbe opportuno che venissero fatti anche accertamenti patrimoniali su quanti a diverso titolo si sono occupati della ricostruzione”, conclude il sindacato.