L’AQUILA – “Affermo, senza timore di essere smentito, di non aver ricevuto mai denaro dalla ditta Dipe né da altre imprese per lavori di messa in sicurezza di edifici pubblici e privati, comunemente detti puntellamenti”.

Lo scrive in una lettera inviata ad AbruzzoWeb l’ex consigliere comunale dell’Aquila Pierluigi Tancredi, arrestato ai domiciliari due volte in un anno e mezzo nell’ambito delle inchieste “Do ut des” e “Redde rationem” su presunte tangenti nell’affidamento diretto dei lavori di puntellamento post-sisma di edifici danneggiati dalle scosse.

Lo spunto è l’articolo sui racconti del “pesce piccolo” Antonio Lupisella, l’imprenditore che ha vuotato il sacco con gli inquirenti, spiegando di aver versato migliaia di euro a Mauro Pellegrini di Dipe “per pagare somme di denaro sicuramente a Pierluigi Tancredi”.

“Se ho ricevuto pagamenti da imprese edili – ribatte Tancredi – li ho ricevuti esclusivamente per la ricerca di lavori privati, dopo la stesura di un regolare contratto, emettendo fatture e ricevendo bonifici bancari sui quali ho dichiarato tasse e Iva”.

“Attività che, peraltro – fa notare – non prevedeva pagamenti con denaro pubblico, ma con denaro delle imprese che preferivano questa forma di relazioni, per conoscere e farsi conoscere, ad altre forme di pubblicità”.

Tancredi, che ricorda come fosse “certamente l’unico a svolgere questa attività, anzi ero in ottima compagnia”, annuncia infine “di aver già provveduto, diverso tempo fa, a dare querela al Lupisella per calunnia”.

LA NOTA COMPLETA

Caro Direttore,
in relazione all’articolo apparso oggi sul tuo giornale vorrei fare alcune precisazioni.

Al di là delle dichiarazioni di Lupisella sulle quali avrò modo di tornare, affermo, senza timore di essere smentito, di non aver ricevuto mai denaro dalla ditta Dipe né da altre imprese per lavori di messa in sicurezza di edifici pubblici e privati, comunemente detti puntellamenti.

E questo per una serie di ragioni, la prima delle quali è che non avrei mai imposto, a chi assegnava i lavori, alcuna impresa semplicemente perché non è nel mio costume imporre qualcosa.

Poi in quel momento non c’era alcun bisogno né di presentare né tantomeno di imporre imprese a chi era delegato, ricordo in forza di una Opcm, ad assegnare i lavori, per il semplice motivo che i lavori erano tantissimi e le imprese aventi i requisiti utili si contavano sulle dita di una mano.

È una legge di mercato. Se c’è tanta offerta di lavoro e poca domanda non c’è nessuna necessità per le imprese di farsi sponsorizzare.

E purtroppo all’epoca c’era una intera città da tenere su. Tanto ciò è vero, che ho più volte ricordato che ci fu addirittura un appello a cercare imprese con i requisiti utili per quei lavori.

E ancora. Le imprese che ricevevano gli incarichi di messa in sicurezza erano segnalate al Comune dalle associazioni di categoria passando per la prefettura. Se un’impresa era su quegli elenchi perché aveva i giusti requisiti che bisogno c’era di imporla?

Questo è il motivo per il quale non capisco il senso delle dichiarazioni di Lupisella. Premetto una cosa: io Lupisella non lo conosco, non ho mai parlato con lui, non ho mai parlato con altri in sua presenza.

Insomma non so nemmeno se è giovane o vecchio. Non so da cosa trae le motivazioni delle sue affermazioni, ma sono certo che sono prive di ogni fondamento.

Peraltro sarebbe utile comprendere, invece, le motivazioni che spingono un signore a spargere veleno in modo così superficiale, senza rendersi conto degli incalcolabili danni che provoca alle persone che accusa così a cuor leggero, senza neanche conoscerle, senza inserirle in un contesto temporale, senza sapere in quel momento quali funzioni svolgevano.

Io lo ripeto fino alla noia. Se ho ricevuto pagamenti da imprese edili, li ho ricevuti esclusivamente per la ricerca di lavori privati, dopo la stesura di un regolare contratto, emettendo fatture e ricevendo bonifici bancari sui quali ho dichiarato tasse e Iva. Come è noto non ero certamente l’unico a svolgere questa attività, anzi ero in ottima compagnia.

Attività che, peraltro, non prevedeva pagamenti con denaro pubblico, ma con denaro delle imprese che preferivano questa forma di relazioni, per conoscere e farsi conoscere, ad altre forme di pubblicità.

E naturalmente tutto ciò l’ho fatto dopo essermi dimesso da consigliere comunale anche se non avevo nessun obbligo di farlo.

Infatti, come è noto, la legge Barca, che invece ha imposto tale obbligo, è uscita molto tempo dopo.

Tutti i lavori che ho svolto per le imprese con le quali ho collaborato sono documentati. Quindi nessun pagamento per non si sa cosa, ma tutti per lavori privati documentati, acquisiti dalle imprese grazie alla mia presentazione, e grazie anche alle loro capacità tecniche e finanziarie.

Voglio concludere questo breve intervento comunicando di aver già provveduto, diverso tempo fa, a dare querela al Lupisella per calunnia.