L’AQUILA – “Sto aspettando con calma e tranquillità di essere ascoltata dai giudici. Sono però arrabbiata, perché ho letto le motivazioni che oggi mi portano a stare qui, che hanno portato agli arresti domiciliari il mio compagno, che hanno portato in carcere mio padre, che hanno sfregiato la mia famiglia”.

Lo ha detto l’assessore regionale dimissionario all’Ambiente, Rifiuti e Protezione civile, Daniela Stati, in un’intervista a Sky Tg24 prima di essere interrogata dal giudice del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi.

La Stati ha motivato la sua colpa perché “come unica colpa – ha affermato – ho quella di aver cercato di tutelare quelli che sono i diritti dei lavoratori di una società definita ‘in house’ nel 2007, una società che di fatto ha sempre avuto pareri legali che la certificano con i dipendenti, in quanto società della Regione Abruzzo, di aver cercato di farla lavorare, senza ancora fare una delibera, senza affidarle un euro di lavoro, senza dare commesse”.

L’ormai ex assessore ha spiegato che ha deciso di dimettersi “per correttezza istituzionale, per essere serena e tranquilla, per poter lavorare, per dimostrare che io non ci entro assolutissimamente nulla e per non mettere mai in imbarazzo il presidente Chiodi, che ringrazio per avermi dato la sua fiducia, anche sulla stampa. Ringrazio Denis Verdini – ha concluso – e soprattutto devo dire, caro presidente Silvio Berlusconi, io mi aggiungerò agli altri casi nazionali”.