L’AQUILA – Sono tornati in libertà con 48 ore di anticipo i quattro indagati agli arresti domiciliari dell’inchiesta “Do ut des” della procura della Repubblica aquilana sulle presunte tangenti sugli appalti per la ricostruzione che per la prima volta ha visto il coinvolgimento di amministratori ed ex amministratori del Comune, causando una bufera politica con le dimissioni prima del vice sindaco, Roberto Riga, indagato, e poi del sindaco, Massimo Cialente, non indagato.
Il gip del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha prontamente detto sì alla richiesta della procura aquilana, istanza comunicata oggi con una nota dello stesso procuratore capo, Fausto Cardella, disponendo la fine dei domiciliari che sarebbero scaduti dopodomani.
Il termine di 15 giorni era stato fissato nell’ordinanza con cui, l’8 gennaio scorso, il gip aveva disposto gli arresti ai domiciliari.
Anche se la procura parla di “confermato quadro indiziario”, la decisione appare singolare.
L’inchiesta coordinata dai due pm Antonietta Picardi e David Mancini con le indagini condotte dalla polizia ha coinvolto complessivamente otto persone, tra cui amministratori, dirigenti comunali e faccendieri.
La bufera giudiziaria ha provocato la crisi politica in seno all’amministrazione comunale con manifestazioni promosse dal centrosinistra a favore del ritiro delle dimissioni di Cialente e contromanifestazioni pro dimissioni organizzate dai comitati cittadini e dai consiglieri comunali di opposizione di espressione civica Ettore Di Cesare (Appello per L’Aquila) e Vincenzo Vittorini (L’Aquila che vogliamo).
Ma l’inchiesta sulle presunte tangenti ha anche attivato una lunga serie di articoli di mass media nazionali che, come hanno sottolineato lo stesso Cialente ed esponenti autorevoli del centrosinistra aquilano, hanno dipinto L’Aquila come la “città del malaffare in attuazione di un complotto contro il capoluogo promosso da poteri forti”.
Cialente ha attaccato più volte il governo e il ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, inviato del premier per la gestione del terremoto, sull’insufficienza dei fondi per ricostruire.
La decisione di anticipare di due giorni il ritorno in libertà dei quattro arrestati giunge alla vigilia della conferenza stampa nella quale il dimissionario sindaco dell’Aquila dovrà sciogliere il nodo sulla conferma dell’addio o sul ritiro delle dimissioni.
Ai domiciliari erano finiti Pierluigi Tancredi, ex assessore di Forza Italia ed ex consigliere comunale di Dca e Pdl, al quale il sindaco dimissionario del capoluogo, Massimo Cialente, affidò la delega per il recupero e la salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città; Vladimiro Placidi, all’epoca dei fatti, tra il 2009 e il 2011 assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali; Daniela Sibilla, dipendente del Consorzio dei beni culturali e “braccio destro” di Tancredi; Pasqualino Macera, già funzionario responsabile Centro-Italia della Mercatone Uno spa.
“La Procura della Repubblica di L’Aquila – si legge nella nota – ha usato le misure cautelari come extrema ratio, in quanto necessarie a garantire il compimento di attività investigative, compiute le quali, i sostituti Procuratori della Repubblica, Antonietta Picardi e David Mancini, d’intesa con il procuratore della Repubblica, hanno chiesto la revoca delle stesse pur in presenza di un confermato quadro indiziario”.
INTERVISTA LAGO SU TANCREDI ACQUISITA AGLI ATTI
La procura della Repubblica dell’Aquila ha acquisito agli atti dell’inchiesta “Do ut des” sulle presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione post-sisma l’intervista rilasciata, nei giorni successivi ai quattro arresti ai domiciliari, al Fatto quotidiano dall’amministratore delegato della Steda spa, Daniele Lago, personalmente e come azienda al centro delle indagini e grande accusatore degli amministratori e degli ex amministratori comunali.
Lago, che è indagato, ha sottolineato tra le altre cose che “in quel periodo lavorare in maniera onesta all’Aquila non era possibile, perché gli appalti venivano affidati senza gara”.
In merito ai suoi rapporti con Pierluigi Tancredi, ex assessore comunale uno dei quattro finito agli arresti domiciliari, e libero proprio oggi, ha spiegato che “Tancredi ha fatto un’attività commerciale, io l’ho pagata, se era giusto o meno pagarla lo diranno i giudici”.
Secondo il legale di Tancredi, l’avvocato Maurizio Dionisio, Lago ha cambiato versione sul suo assistito “diventando il nostro primo avvocato” perché “esiste il reato di calunnia e lui lo sa bene”.
La Steda Spa è in amministrazione controllata da prima che scattassero le indagini della polizia nell’ambito dell’inchiesta “Do ut des”.
AVVOCATO TANCREDI: “SIGNIFICATIVA LA REVOCA ANTICIPATA”
“La revoca degli arresti domiciliari con 48 ore di anticipo a parere della difesa è molto significativa”.
Così l’avvocato Maurizio Dionisio, difensore dell’ex assessore e consigliere comunale dell’Aquila, Pierluigi Tancredi, uno dei quattro indagati dell’inchiesta della procura sulle presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione, dopo il ritorno in libertà del suo assistito.
Dionisio svela di aver chiesto nei giorni scorsi la revoca dei domiciliari con un’istanza al gip.
“Tra le possibilità offerte dal codice – spiega – la procura aveva anche quella di chiedere la proroga della misura a tempo, per esempio per ulteriori 15 giorni, mentre non solo non lo ha fatto, ma ha chiesto la revoca con 48 ore di anticipo”.





