PESCARA – All’interno delle aziende per l’edilizia territoriale abruzzese “non c’è un sistema di malaffare diffuso” e le “responsabilità di eventuali episodi di corruzione attiene alle singole vicende”.

Difendono il loro lavoro alcuni amministratori unici delle Ater in carica ed ex dopo gli arresti disposti dal gip di Pescara Luca de Ninis, nell’ambito dell’operazione “Shining light” su presunti appalti truccati e tangenti, che ha portato ai domiciliari Marcello Lancia, “collega” dell’azienda di Chieti, il dirigente Ernesto Marasco e il geometra Alessandro Faraone, insieme ad altre tre persone.

Paolo Costanzi, direttore del Consiglio regionale e “commissario” dell’Ater di Pescara, spiega che “personalmente ritengo sacro, e non a giorni alterni, il principio costituzionale della presunta innocenza e che, pertanto, solo una sentenza di condanna passata in giudicato è fonte di certa e sicura responsabilità nel massimo rispetto del potere giudiziario”.

Ma “parlare di ‘sistema’, come ho letto in alcune reazioni alle misure cautelari emesse – sottolinea – è davvero fuorviante, perché a parità di regole e modelli organizzativi più o meno efficaci rispetto alla prevenzione di illeciti, la differenza, per certi deplorevoli comportamenti, giustamente pesantemente sanzionati dal codice penale, la fanno le persone. essendo questi ipotizzati reati e le conseguenti responsabilità tutti di natura personale”.

“Non entrando nel merito della conseguente idea di riforma di questi ‘sistemi’, che peraltro mi vedono i posizione di favore rispetto alla creazione di una sola entità regionale con realtà operative territoriali credo sia opportuno sottolineare che le Ater, come tutti gli enti strumentali, hanno dovuto approvare e applicare fin dal 2011 i sistemi per prevenire gravi fenomeni come quelli della corruzione, ai sensi della legge 231 del 2001 e della legge regionale numero 15 del 2011 che ha, appunto, esteso l’obbligo anche agli enti e società regionali”, aggiunge Costanzi.

Gli fa eco l’ex amministratore dell’Ater dell’Aquila, Piergiorgio Merli, che da qualche giorno, dopo le sue dimissioni, è stato sostituito da Francesca Aloisi alla guida dell’azienda: “mi auguro che Lancia possa chiarire quanto gli viene addebitato e che possa dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati, ma se verranno individuate delle colpe queste non possono essere fatte ricadere indistintamente su tutti coloro che hanno avuto ruoli di primo piano nelle altre Ater”.

“Non è un problema di riforme, che comunque ci sono state visto che negli ultimi dieci anni la legislazione in tema di repressione della corruzione è stata inasprita – precisa – ma di cultura della legalità, che c’è o non c’è. Non è un discorso che riguarda questo o quel partito ma di singoli individui”.

Si tiene abbottonato, invece, Marco Pierangeli, amministratore dell’Ater di Teramo: “non commento né le vicende giudiziarie né le illazioni di qualcuno che fa di tutta l’erba un fascio, perché non mi sento chiamato in causa”. 

“Sono fiducioso nell’operato della magistratura – conclude – che farà il suo corso e accerterà eventuali responsabilità”. Pierluigi Biondi