L’AQUILA – Gli addi alle Strutture per la gestione dell’emergenza e ai vice commissari sono stati annunciati dal ministro Fabrizio Barca durante la sua visita all’Aquila, ma i nodi da sciogliere sono ancora tanti.

Per il coordinatore della Sge, Roberto Petullà, “c’è il problema dei Comuni, che potrebbero non riuscire a sostenere le funzioni che passeranno nelle loro mani quando la Struttura scomparirà”.

C’è poi la questione dell’ufficio ricostruzione, che secondo il vice commissario per i beni culturali Luciano Marchetti, potrebbe non essere di competenza della Soprintendenza, come emerso nel vertice dei giorni scorsi con il ministro per la coesione territoriale.

Dal vice commissario Antonio Cicchetti il problema da risolvere è quello relativo alle risorse umane impiegate in queste strutture. “Tagli sì, ma basta precari. Il personale deve essere più strutturato, senza più contratti da rinnovare mese per mese “, spiega.

Insomma, dopo l’annuncio c’è ora bisogno di conoscere nel dettaglio modalità e tempi dello smantellamento della strutture della governance e fare chiarezza su come saranno strutturati i passaggi di competenze al commissario.

A questo punto qualche delucidazione sulle modalità dell’operazione potrà venire dall’ordinanza che uscirà la prossima settimana, come assicurato dal ministro nel corso del vertice aquilano.

 PETULLA’: “ALCUNI COMUNI INCAPACI DI GESTIRE NUOVE MANSIONI”

“Alcuni Comuni potrebbero non farcela a sostenere le funzioni che passeranno nelle loro mani una volta che la Struttura per la gestione dell’emergenza scomparirà”.

Parola di Roberto Petullà, coordinatore della Sge, la struttura che, come annunciato venerdì scorso durante la sua visita all’Aquila dal ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, verrà eliminata.

Per niente sorpreso da questa decisione, (“Non è una novità, già da novembre avevamo predisposto una rimodulazione delle competenze della struttura”, dice), Petullà si dice preoccupato invece per il passaggio di tutte le funzioni svolte dalla struttura ai Comuni, alcuni dei quali del tutto impreparati a sostenere ulteriori incarichi.

“Nel corso di questi anni – spiega – si è reso evidente come alcuni siano stati in grado di svolgere al meglio tutte le funzioni richieste, altri invece no. Basti pensare che alcuni non hanno ancora presentato il piano di ricostruzione”.

La soluzione, secondo il coordinatore della Sge, potrebbe venire dall’impiego dei dipendenti proprio presso gli enti locali: “I nostri dipendenti, che sono circa 40 con contratto co.co.co., potranno lavorare nei Comuni, offrendo un valido supporto grazie all’esperienza acquisita in questi anni”.

Intanto Petullà si dice in attesa di ulteriori indicazioni da parte del ministro Barca. “Ancora non conosciamo tempi e modi di questa operazione – dice – Ci saranno sicuramente nei prossimi giorni altri incontri per conoscere bene i dettagli”.

“In base a quanto anticipato dal ministro – prosegue Petullà – l’operazione dovrebbe svolgersi in due fasi. La prima, con l’accorpamento della Sge alla Struttura tecnica di missione, che prenderà in mano la gestione di tutto. Successivamente le competenze passeranno agli enti locali”.

I dipendenti della Sge, oltre ad aiutare gli enti locali, “potrebbero essere impiegati anche nella Stm nella fase di accorpamento”, aggiunge.

Scomparendo la sua struttura, necessariamente anche il suo incarico verrà meno.

“Sono un dipendente della Protezione civile nazionale – conclude – Quando sarà il momento, tornerò a lavorare a Roma. Certamente mi dispiacerà lasciare L’Aquila. È stata un’esperienza emotivamente molto intensa”.

MARCHETTI: “I MIEI POTERI A SOPRINTENDENZA? NON E’ DETTO”

“I miei poteri alla Soprintendenza? Non è detto”.

Il vice commissario per i Beni culturali, Luciano Marchetti, aggiusta il tiro su quanto riportato dal commissario, Gianni Chiodi, in merito alla decisione del ministro Fabrizio Barca di dotare le soprintendenze di un ufficio ricostruzione che si occupi esclusivamente delle vicende del terremoto.

“Il ministro non ha detto proprio questo – ha spiega Marchetti – Ha parlato di istituire un ufficio dedicato, ma questo potrebbe essere della Direzione regionale o dello stesso Ministero per i beni culturali”.

Una puntualizzazione, quella di Marchetti, che rispecchia il clima di contrapposizione in atto da tempo con la soprintendenza, guidata da Luca Maggi, causata essenzialmente dalla sovrapposizione di competenze tra la gestione delle procedure ordinarie e quelle emergenziali.

Ultimo, in ordine di tempo, lo ‘scontro’ sui lavori di ristrutturazione della chiesetta della Madonna Fore sospesi dal soprintendente perché, secondo lui, iniziati senza la sua autorizzazione, mentre dall’altro lato il vice commissario sosteneva di aver agito secondo ordinanze.

In merito alla scomparsa del suo vice commissariamento, annunciato da Barca nel corso della sua visita all’Aquila, insieme a quello dell’assistenza alla popolazione di Antonio Cicchetti e alla Struttura per la gestione dell’emergenza, Marchetti si dice d’accordo, senza però nascondere un po’ di amarezza.

“Mi dispiace lasciare le cose a metà – dice – perché quando inizio un lavoro lo voglio portare a termine. Però è giusto riorganizzare la struttura per renderla più snella e operativa. In particolare, noi ci siamo occupati della messa in sicurezza degli edifici, una fase ormai già avviata. Molte funzioni, poi, sono passate ai Comuni. Quindi è inutile mantenere una struttura che viene utilizzata a metà”.

Se sia tranquillo nel lasciare nelle mani del commissario il lavoro iniziato, ha detto: “Penso che bene o male quello che abbiamo avviato sia sul giusto binario. Domani incontrerò Chiodi e parleremo di come intende procedere per questo passaggio di consegne. È chiaro che bisogna sistemare le questioni ancora aperte. Il nostro ufficio ha speso 20 milioni in due anni, ci sono cantieri ancora aperti. Quantomeno si dovranno pagare le ditte che hanno fatto i lavori”.

Sul futuro dei 16 impiegati del suo ufficio, Marchetti ha spiegato che “si tratta di dipendenti del Mibac, tutti funzionari di ruolo che probabilmente verranno reimpiegati presso il commissario. Ma questa è una decisione che lo stesso commissario deve prendere con il ministero”.

In quanto al suo futuro, dice: “Tornerò a fare la vita del pensionato”.

CICCHETTI: “OK AI TAGLI, MA BASTA CON I PRECARI”

“Tagli sì, ma basta con i precari”.

Il vice commissario alla ricostruzione, Antonio Cicchetti dice sì al taglio alle strutture per l’emergenza post terremoto annunciato dal ministro Fabrizio Barca, ma a condizione che il personale “sia più strutturato, senza più contratti da rinnovare mese per mese. Magari servirà meno personale, ma deve essere più stabile a livello contrattuale”.

“Di smantellare la Sge lo dico da tempo, l’ho scritto anche nella lettera inviata allo stesso ministro Barca nei giorni scorsi e le cose dette nella visita all’Aquila non si discostano molto dalle mie proposte” spiega Cicchetti che si dice niente affatto preoccupato che le competenze passino agli enti locali.

“Se hanno deciso questo, probabilmente hanno trovato le soluzioni giuste”, sottolinea.

“Sono tranquillo – conclude – sapevo fin dall’inizio che il mio era un mandato transitorio. Spero solo che la ricostruzione proceda in maniera più veloce”.