L’AQUILA – Sono 9.583 le asseverazioni in Abruzzo per l’utilizzo del Superbonus 110% in edilizia, per una cifra che sfiora i due miliardi di euro. Lo certifica l’Enea nel suo ultimo rilevamento pubblicato sul sito internet.
Ed è su questi numeri che si gioca ora la partita decisiva per impedire al governo di Giorgia Meloni di depotenziare e revisionare uno strumento introdotto dal governo giallo-rosso di Giuseppe Conte, e che ha finora consentito di effettuare interventi di messa in sicurezza sismica e miglioramento delle prestazioni energetiche delle abitazioni, pressoché a costo zero per i proprietari, grazie ai crediti fiscali, cedibili anche a terzi, come banche innanzitutto, ma anche ad imprese.
A scendere il campo in Abruzzo, l’Ance, la Cna costruzioni, gli ordini professionali di ingegneri e tecnici. Ed anche la politica, con l’opposizione del centro sinistra e Movimento 5 stelle sul piede di guerra, ma anche esponenti della maggioranza di centrodestra, come il senatore aquilano Guido Liris, relatore per il Governo del decreto aiuti quater e capogruppo di Fdi in Commissione Bilancio al Senato, degli emendamenti per la proroga del termine inizialmente fissato al 25 novembre per la presentazione della comunicazione di inizio lavori, il Cilas, e per lo sblocco immediato sulla liquidabilità dei crediti ceduti e immobilizzati presso le banche mediante compensazione con i modelli F24.
Per il momento la maggioranza lavora su più ipotesi sul tema, da mettere in campo con emendamenti al decreto Aiuti quater.
Una delle opzioni è quella di compensare parte dei crediti nei cassetti fiscali delle banche con modelli F24 per imposte e contributi, ma serve un difficile via libera dell’Ue. Oppure si pensa all’acquisto di una parte dei crediti da Cassa depositi e prestiti.
Poi c’è il nodo della riapertura dei termini per la Cilas. Sembra probabile una proroga fino al 31 dicembre, affiancata da un rafforzamento dei controlli sugli amministratori che certificano la data dell’assemblea condominiale.
In questo caso resterebbe l’aliquota al 110% fino al 31 dicembre, evitando così la riduzione al 90% che era prevista per tutte le deliberazioni successive al 25 novembre. In sostanza vorrebbe dire che i condomini che stanno decidendo in questi giorni se fare il Superbonus avrebbero qualche giorno in più per mantenere il 110% al posto del 90%.
“Ben venga la proroga sulle Cilas per andare incontro a chi non è riuscito a presentarle regolarmente entro il 25 novembre, finendo di fatto in un imbuto -, ha dichiarato Liris -. Ho però personalmente preso un impegno con i rappresentanti delle imprese per riaprire la partita degli F24, superando i timori della Ragioneria in relazione alle interpretazioni di Eurostat. In alternativa, siamo pronti a studiare il possibile coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti, come una sorta di riferimento di ultima istanza”.
Staremo a vedere se passerà la linea morbida e quella dura, entrambe presenti in maggioranza.
Per ora giova tornare ai numeri per capire l’impatto in Abruzzo: quelli diramati da una scheda dalla Cna Costruzioni: in essa si legge che la mole imponente di interventi su condomini, edifici unifamiliari ed altre tipologie di fabbricati (come le villette), ha generato una massa enorme di investimenti ammessi a detrazione: una cifra che sfiora i due miliardi di euro (1.975.411.448,69 per l’esattezza), con 1.342.374.338,09 di euro ammessi a detrazione per lavori conclusi, ovvero il 67% del totale.
Quanto a investimenti, la media è di 644mila euro per i condomini, 112mila per gli edifici unifamiliari e 97mila per le “unità immobiliari funzionalmente indipendenti” (categoria in cui rientrano altri edifici).
Infine, a fare la parte del leone nelle certificazioni del Superbonus sono stati gli edifici unifamiliari, con 5.772 asseverazioni (60,2%), seguiti dalle villette (2.068; 21,6%) e dai condomini (1743; 18,2%).
Commenta il responsabile regionale di CNA Costruzioni, Silvio Calice: “Se mai ce ne fosse stato bisogno siamo di fronte all’ennesima conferma del successo che la misura ha ottenuto in Abruzzo: un territorio con problematiche di salvaguardia e messa in sicurezza del patrimonio abitativo superiori alla media. Il Superbonus ha rivitalizzato il mondo delle imprese di costruzioni, con aumenti consistenti degli occupati dopo anni di crisi: il nostro sistema di imprese è fresco di accordo con le parti sociali per il rinnovo dei contratti del settore, scelta fatta per dare una ulteriore spinta qualitativa al settore”.
Ed è per questo, prosegue Calice che “continuiamo a sostenere a livello nazionale una battaglia con Governo e Parlamento per impedire che un colpo di spugna finisca con il cancellare tutto: se ci sono problematicità occorre intervenire su quelle, sennò si finisce per gettare il bambino con l’acqua sporca, danneggiando le imprese. A patire sono sono soprattutto le piccole e micro, che guardano anche alla riforma del sistema degli appalti pubblici, per introdurre modifiche che ne facilitino l’accesso”.
Per questo, ricorda Calice, Cna Costruzioni si batte “innanzi tutto per ottenere una proroga della misura: la fine del 2023 impedisce di fatto di portare a termine tutta questa mole di interventi”. Poi, per fare chiarezza tra le tante confusioni normative: “Abbiamo visto ben 11 modifiche apportate in corso d’opera, generando gravi problemi per la cessione dei crediti con le banche: un blocco che, unito all’aumento dei prezzi delle materie prime, alla ripresa dell’inflazione, al caro energia che coinvolge tutti i settori produttivi, alla difficoltà a reperire manodopera soprattutto qualificata, rischia di generare una saturazione della capacità produttiva delle imprese. Per questo, nelle audizioni parlamentari, abbiamo presentato un dossier con le nostre proposte di dettaglio, proprio per rimuovere i principali ostacoli: in particolare, se ci sembra giusto intervenire sulle prime case, ci pare invece ingiusto fissare a 15mila euro il reddito di riferimento, limite peraltro complesso da gestire”.
A tuonare contro il governo, per la stretta al superbonus, era stato Gianni Frattale, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) della Provincia dell’Aquila, nel corso del convegno nazionale dell’Ater dell’Aquila, “La ricostruzione post-sisma nell’edilizia residenziale pubblica”, organizzato dall’Azienda territoriale edilizia residenziale (Ater) della provincia dell’Aquila.
“A questo punto non chiamatelo superbonus, ma superenalotto! Come si possono cambiare le regole in corsa? E che fiducia si può avere in questo Paese, quale investimenti si possono fare?”, aveva ironizzato.
Nella stessa occasione Salvo Provenzano, titolare dell’Ufficio speciale della ricostruzione dell’Aquila (Usra),. aveva ammonito: “nei territori colpiti del sisma l’eco-sisma-bonus è oramai intrecciato in maniera sostanziale con i contributi della ricostruzione, in quanto è consentita la cumulabilità, e si può anche utilizzare il sisma bonus cosiddetto rafforzato, in via sostitutiva, uscendo dal processo e dai contributi della ricostruzione”.
Pochi giorni fa Livio Vittorini, di Fdi, presidente commissione Territorio del Comune dell’Aquila ha annunciato che lavorerà ad un testo condiviso che, se avallato dall’intero consiglio comunale “consentirà al Sindaco Pierluigi Biondi di portare all’attenzione del Governo nazionale la necessità di norme specifiche e strutturali sul Superbonus applicate ai territori colpiti dal Sisma del 6 aprile 2009”.
Sul fronte delle opposizioni ad intervenire è il senatore Michele Fina, segretario del Partito Democratico abruzzese.
“Nelle settimane passate avevo chiesto la proroga al 31 dicembre per le Cilas e sblocco immediato dei crediti. Sarebbe da ricordare a tutti che la proroga si rende necessaria per la scadenza insensata imposta dal Governo Meloni, non da Marte. Dopo tanti no che hanno fatto enormi danni vedo che la maggioranza inizia a ragionare. Siamo stati noi i primi a suggerire l’intervento di Cassa depositi e Prestiti, leggo che il Senatore Liris accoglie questa proposta: bene, cambiare idea è sempre segno di intelligenza”.
Prosegue però Fina: “Ma non bastano gli annunci, bisogna fare presto. Quando leggo le dichiarazioni dei colleghi di maggioranza capisco che non c’è consapevolezza della gravità della situazione. Le imprese senza crediti non restano al palo, ma falliscono. E se i cassetti fiscali non vengono smobilizzati subito, al nuovo anno in tanti non arriveranno passando il peggiore Natale. D’altronde che questa consapevolezza non ci sia è dimostrato dal pasticcio sulla scadenza del 25 novembre. Dopo aver creato questa tagliola per le Cilas e costretto condomini, imprese e professionisti a giornate di lavoro impossibili ora si fa retromarcia. Non si poteva fare prima quando lo abbiamo chiesto con forza? Chi ripaga i danni subiti di queste settimane? Comunque ora si cambia idea anche su questo e grazie alla battaglia di associazioni di categoria e forze sociali che noi abbiamo sostenuto. Bene. Speriamo si passi definitivamente dalla ‘annuncite’ a fatti concreti approvando i nostri emendamenti”.






