L’AQUILA – “A questo punto non chiamatelo superbonus, ma superenalotto!  Come si possono cambiare le regole in corsa? E che fiducia si può avere in questo Paese, quale investimenti si possono fare?”

Il sarcasmo e la rabbia di Gianni Frattale, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) della Provincia dell’Aquila, e storico imprenditore della Edilfrair, hanno risuonato nella sala ipogea del Consiglio regionale, davanti al nutrito parterre di parlamentari eletti in Abruzzo, di maggioranza e opposizione, nel convegno nazionale dell’Ater dell’Aquila, “La ricostruzione post-sisma nell’edilizia residenziale pubblica”, organizzato dall’Azienda territoriale edilizia residenziale (Ater) della provincia dell’Aquila, su iniziativa del suo presidente, Isidoro Isidori, e che ha visto la partecipazione tra gli altri di Riccardo Novacco e Patrizio Losi, rispettivamente presidente e direttore di Federcasa nazionale.

Tema incandescente, evocato da più di un relatore, quello della revisione e depotenziamento, da parte del nuovo governo di centrodestra, del superbonus 110%, introdotto dal governo giallo-rosso di Giuseppe Conte, e che ha finora consentito di effettuare interventi di messa in sicurezza sismica e miglioramento delle prestazioni energetiche delle abitazioni, pressoché a costo zero per i proprietari, grazie ai crediti fiscali, cedibili anche a terzi, come banche innanzitutto, ma anche ad imprese.

Un cambio delle regole che è una “sciagura”, ha protestato Frattale, a nome della decima associazione nazionale costruttori per peso e importanza in Italia, per di più in prima linea nella ricostruzione nel cratere  sismico 2009, e ha tuonato a questo proposito il presidente, “ora il rischio è che anche questi cantieri si fermeranno, il rischio è non poter ricostruire le case inagibili”, con riferimento a quello che nello stesso convegno ha spiegato, con dovizia di particolari, Salvo Provenzano, titolare dell’Ufficio speciale della ricostruzione dell’Aquila (Usra): “nei territori colpiti del sisma l’eco-sisma-bonus è oramai intrecciato in maniera sostanziale con i contributi della ricostruzione, in quanto è consentita la cumulabilità, e si può anche utilizzare il sisma bonus cosiddetto rafforzato, in via sostitutiva, uscendo dal processo e dai contributi della ricostruzione”.

E dunque, è stato evidenziato, con le modifiche, e se non ci sarà una esenzione dalle nuove regole dei crateri sismici, molti appalti sono ora a rischio di non vedere nemmeno la luce.

La premier Giorgia Meloni, di Fdi, e il ministro dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti, hanno però detto chiaro e tondo nella conferenza stampa convocata per illustrare il decreto Aiuti che il Superbonus è nato “meritoriamente” per aiutare l’economia, ma alla fine “ha creato molti problemi”, a partire dall’eccessivo costo per lo Stato: un macigno da 60 miliardi, che ha lasciato “un buco di 38 miliardi”. Inoltre, la copertura al 110% ha “deresponsabilizzato chi la usava”, favorendo di fatto “prevalentemente i redditi medio alti”, e come ha detto Giorgetti, “non si è mai visto nella storia una misura che costasse così tanto a beneficio di così pochi”.

E così nel decreto si stabilisce che il superbonus scenderà dal 110% al 90%. Solo per le villette ci saranno tre mesi in più per finire i lavori con il 110%, fino a marzo del prossimo anno. Ma per tutti i nuovi cantieri lo sconto fiscale scenderà al 90%. Non solo. Per le case unifamiliari, potrà essere ottenuto soltanto da chi ha un reddito massimo da 15 mila a 60 mila euro, a seconda della composizione del nucleo familiare. I 60 mila euro saranno possibili solo per i nuclei con tre o più familiari a carico.

Una follia, per Frattale, “in questo modo, cambiando le regole con il gioco in corso, si mettono in profonda crisi le imprese, i collaboratori e le famiglie. Occorre almeno un periodo  transitorio, per l’intero 2023, non si deve forzare la mano, occorre un punto di incontro, tenuto conto che non si è individuata nemmeno una soluzione per sbloccare i crediti incagliati”.

Ha poi detto provocatoriamente, se il problema è appunto la sostenibilità economica,  “perché la Cassa depositi e prestiti deve sanare tutte i carrozzoni italiani, e non può farsi carico dei crediti d’imposta?”.

Ha infine fatto i “conti della serva”, su quanto le imprese guadagnano con il superbonus: “Di cosa parliamo a proposito del 110%? Facciamo due conti: il 22% del credito se lo prendono le banche e passa all’88%, aggiungiamoci l’Iva e passa all’80%, mettiamoci, progettazione, direzione lavori, contabilità e si scende al 70%. Insomma, un cappotto da 100 euro passa a 70 euro per me impresa e con il rincaro dei costi delle materie prime, mi costa ora 65 euro…Il governo conosce questi numeri?”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, sulla necessità di mantenere il super bonus, Provenzano con il seguente argomento: “le catastrofi nel nostro Paese sono costate, dal sisma del Belice, circa 155 miliardi, per gestire le ricostruzioni. Il superbonus va visto come un investimento per la messa in sicurezza sismica degli edifici, per spendere molto meno con le prossime ricostruzioni”.