SULMONA –  Il chiostro dell’Annunziata di Sulmona (L’Aquila) diventa per una sera teatro naturale per lo spettacolo ‘Un paio d’ali’, una delle più importanti e famose sceneggiature della coppia Garinei e Giovannini. La compagnia teatrale Arianna ha risposto con piacere ai lunghi applausi con un riverente inchino e un sorriso pieno di soddisfazione.

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La regista, Marisa Zurlo, si schiera tra gli attori e li applaude compiaciuta. Il pubblico, numerosissimo e assiepato ovunque per assistere allo spettacolo, ha applaudito e sorriso durante tutto lo spettacolo dinanzi alla bravura, l’eccezionale mimica e la comunicatività della sceneggiatura. I balletti coreografati da Maria Elena Sacco, le scenografie a Daniela Di Gregorio Zitella e Donato Leombruni, due artisti che hanno ricreato tipici arredamenti di quel tempo impreziosite poi dalle musiche di Salvatore Valeri. I costumi sono di Patrizia Salvatore, sarta professionista.

Ottimo tutto il cast che ha recitato: dalla bellissima Valentina Grimaldi nei panni della pimpante ‘Sgargamella’, all’anagrafe Giovanna, in passato interpretata da Sabrina Ferilli. La sua tenacia, espressività e simpatia, oltre ad un pizzico di malizia negli occhi e nel corpo, l’hanno resa audace e brillante nel suo ruolo; il giovanissimo Jacopo Lupi, nel ruolo del timidissimo, impacciato e sudaticcio Professor Tuzzi, già interpretato dal maestro Renato Rascel, è riuscito a dare una nuova interpretazione e versione, ancor più ironica ed espressiva, a tale personaggio; forse ancor più azzeccate le interpretazioni di Adriano Di Buccio e Patrizia Salvatore che nello sceneggiato hanno dato vita ad Annibale e Augusta, forse per la loro esperienza decennale e ancor più per la loro naturale attitudine a raccontarci una storia degli anni ’60.

Mary Grimaldi e Fabio Ranalli, già coppia nella vita, ci hanno raccontato come ci si amava e si trafugavano successi nel cinema interpretando la star Sophilin Lolloe e l’Onorevole Osvaldo Partoni Grifi.
A completare la scena, i tre bulli della sceneggiatura: Angelo Susco, Luca Di Cosmo e Marco Troiola, la tenera Serenella, interpretata da Maria Luisa Verrocchi e l’eterno fanciullo della combriccola, Mario Verrocchi, nei panni di uno strampalato regista. Un corpo di ballo, composto da artisti alle primissime armi, ha fatto poi da contorno alla scena.

La scena, nei suoi elementi, è assolutamente anni ’60, ricrea l’ambiente, il clima, i ritmi, i toni e i modi di dire di quel periodo che tanto ha segnato la nostra Italia. Ad assistere alla rappresentazione l’onorevole sulmonese Paola Pelino, visibilmente interessata alla storia e compiaciuta della qualità dello spettacolo.

La storia racconta come la bella ‘Sgargamella’ si rende affascinante agli occhi del professor Tuzzi, facendolo innamorare perdutamente. Ma come per qualsiasi altra storia d’amore, le cose non sono così semplici. Il padre di lei, Annibale, non certo contento della precarietà del professore, cerca di ostacolarli; la prorompente Augusta, proprietaria dell’alloggio del professor Tuzzi, fa perdere la testa ad Annibale, i 3 bulli della scuola ricattano e minacciano il professore ma cambiano idea una volta che scoperto che lo stesso professore ha una ‘storia’ con l’attrice Sophilin Lolloe, amante dell’Onorevole Osvaldo Partoni Grifi. Tra ricatti, amori, interessi e timide dichiarazioni, la storia si conclude con un bellissimo bacio e un amore sbocciante dei due innamorati nella vita Jacopo e Valentina, nella scena Sgargamella e il professor Tuzzi.

Abbiamo raggiunto la regista Marisa Zurlo per capire un po’ meglio il lavoro svolto con i suoi ragazzi e sapere le sue impressioni su quanto appena visto in scena.

Marisa Zurlo. Quale la sua esperienza nel settore?

La mia passione per la recitazione, il teatro e l’arte in generale arriva sin da piccolina mentre vedevo i miei familiari cimentarsi in diverse discipline artistiche. Nella vita sono stata per molti anni insegnante nelle scuole elementari ma ho avuto anche l’onore di frequentare un laboratorio con il regista Mario Rossi. Da lui ho assorbito moltissimo, ho cercato di catturare più nozioni possibili e gliene sarò eternamente grato.

La vostra compagnia di quanti allievi attori o comparse è composta?

Quelli che avete visto in scena è solo una piccola parte degli oltre 40 allievi, tra attori e comparse, che ruotano attorno alla Compagnia. Tra loro anche professionisti come avvocati, commissari di polizia, oltre a studenti di tutte le età.

Che pubblico assiste ai vostri spettacoli?

I nostri pubblici sono variegati, persone di tutte le età. Partiamo sicuramente con progetti importanti con le scuole, cercando di fare sempre più spesso beneficenza a favore di istituzioni come la Croce Rossa e l’Unitalsi senza dimenticare anche le missioni in Africa.

Il vostro lavoro è duraturo tutto l’anno?

Assolutamente si, a volte addirittura raggiungendo anche una frequenza giornaliera, ma comunque senza mai lasciare dei buchi troppo grandi nella preparazione dell’attore.

Cosa ne pensa dei suoi ragazzi?

‘’È stato un ottimo risultato, scorre bene, lascia un buon stato d’animo e penso che abbia divertito tutti. Spero che la vostra serata continui un po’ meglio del solito dopo il nostro spettacolo‘.

Come si procede per allestire uno spettacolo così ben riuscito?

È un lungo lavoro, durato ben 4 mesi in cui abbiamo diviso il lavoro per portare a casa questo risultato in 3 parti.

La prima fase è stata quella della assegnazione del ruolo. Cercare tra i nostri attori la persona adatta ad interpretare un personaggio è la cosa più difficile. Si procede con una lettura del testo, una analisi approfondita, in cui si cerca soprattutto di ascoltare l’altro, nelle sue espressioni, per poter rispondere con il giusto tono, calarsi quindi non solo nel personaggio ma proprio nella scena, con i suoi ritmi, cercando di essere capaci di improvvisare. Le scene migliori del cinema e del teatro sono sempre quelle in cui l’attore mette qualcosa di suo, interpreta sì, ma improvvisa anche regalando a chi guarda la scena di sicuro qualcosa di unico, e irripetibile. Nel teatro infatti non c’è il ‘ciak’ ma nemmeno lo ‘stop’, non c’è la possibilità di ripetere quindi l’abilità dell’attore è proprio quella di sapersi arrangiare in tutte le situazioni. Se, facendo le corna, qualcosa durante una rappresentazione dovesse andar storto, l’attore deve essere capace di risolvere la situazione senza che il pubblico se ne renda conto.
 

Nella seconda fase abbiamo lavorato molto sulla spontaneità dell’attore, sulla mimica facciale cercando di farli calare nella parte, farli entrare nell’aspetto psicologico del ruolo. Sentirsi realmente quel determinato personaggio è importantissimo per renderlo a tutti ancor più credibile. Ma la cosa assolutamente da non dimenticare è la propria personalità, cercare quindi di farne un mix. Basti pensare ai maestri del cinema italiano e in primo luogo al nostro Alberto Sordi.
La terza fase è quella della ‘lucidatura’. Si cerca di togliere qualsiasi imperfezione o lacuna, tecnica o recitativa e fare in modo che le precedenti fasi portino ad un ottimo risultato e non diventino vane.

Attualmente state seguendo qualche progetto importante?

Stiamo riscontrando ottimi risultati portando avanti un laboratorio teatrale nell’istituto penitenziario di Sulmona. Sette di noi stanno lavorando costantemente con ben 15 detenuti cercando di portare in scena ‘’Miseria e Nobiltà’’ in un mondo a noi totalmente sconosciuto in cui forse non è molto sentita la differenza di ceto sociale ma quella culturale si.

E il lavoro con loro com’è ?

Avvincente e sicuramente pieno di inaspettate soddisfazioni. non potevamo immaginare di trovare tanta abilità nel recitare da parte di persone che non hanno mai avuto a che fare con questo mondo. Ci troviamo di fronte addirittura a talenti, spesso migliori dei nostri attori della compagnia. Non riesco a spiegarmi il perché, forse è una loro normale predisposizione o una attitudine derivante dalla necessità di esternare gli stati d’animo e quel che hanno dentro. Comunque spesso commuovono e il lavoro con loro detenuti mi dà enormi soddisfazioni.

Le facciamo i complimenti per il suo lavoro e le auguriamo di mettere in scena spettacoli come quello che abbiamo seguito, per il suo e per il nostro piacere.