SULMONA – E’ morto all’età di 91 anni, Antonio Domenico Fiordigiglio, ex comandante del carcere di Sulmona.
Fiordigiglio è stato al comando della Casa di reclusione sulmonese negli anni ’80 quando il carcere era ubicato nell’Abbazia Celestiniana e vi erano detenuti appartenenti alla criminalità eversiva, alla Banda della Magliana, terroristi, cutoliani e dell’anonima sequestri sarda. Nato all’Aquila il 20 marzo 1929 e padre di tre figli (Cristina, Giovanni e Debora), si è arruolato nel 1953.
Arrivò al carcere di Sulmona nel 1974 dalla Sardegna, dopo circa un ventennio di militanza negli istituti sardi come la Colonia penale di Mamone e la Casa di reclusione di Isili.
Gli anni settanta e ottanta furono per gli istituti penitenziari un periodo nero con rivolte, omicidi e lotte intestine tra bande rivali e la struttura di Sulmona non era da meno a questi episodi. L’allora direzione generale degli istituti penitenziari di Roma fece ricadere la scelta su Fiordigiglio: un comandante tutto d’un pezzo che ha saputo coniugare il proprio ruolo, autorevole e determinato, con quello umano tanto da essere considerato il padre del personale degli agenti di custodia di quel tempo.
Fu artefice insieme al cappellano don Antonio Di Nello della creazione del centro sportivo nazionale degli agenti di custodia in località Fonte d’Amore, oggi scuola di polizia penitenziaria. Terminato il servizio nel 1989, si è stabilizzato nella città di Ovidio e Capograssi, in ragione dei consolidati legame con il contesto sociale e lavorativo, di cui costituisce un riferimento di saggezza e di esemplarità per le giovani generazioni. E’ stato infine insignito con l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana dal presidente Sandro Pertini.
Lo ricorda così Mauro Nardella, segretario generale territoriale Uil Pa polizia penitenziaria
“Autentico baluardo ed esempio di lealtà, Fiordigiglio ha lasciato il segno soprattutto dal punto di vista umano e professionale. Il suo comando di uno dei Penitenziari tra i più importanti e temuti d’Italia sarà ricordato a lungo come uno dei migliori che si potesse riscontrare nel periodo che lo ha caratterizzato. Fu lui a gestire con innata vocazione non l’attuale penitenziario, di concezione più moderna, ma quello che, per chi lo viveva professionalmente o in stato di detenzione, rappresentava seppur oggi rappresenta uno dei siti turistici tra i più visitati d’Abruzzo, un autentico spauracchio. Parliamo della Badia Sulmonese, uno dei più tenebrosi carceri di quel momento”.
“Era rispettato e ben voluto da tutti. Finanche da quei detenuti che ne temevano la rigidità e la serietà. Non c’è poliziotto penitenziario, così come lo continuerò a fare sempre anche io, che non ne ricorda con passione le sue gesta. Se ne va via, insomma, una grandissima ed onestissima persona ancor prima che un ottimo ed integerrimo comandante…Un autentico maestro di vita!”





