L’AQUILA – “Ci eravamo visti alla ‘Villetta’ domenica scorsa, scherzavamo sul matrimonio fra il suo piccolo Filippo, che ha due anni, e la mia Maria, nata da poco. Mi parlava dei figli come motivo per guardare al futuro, non riesco a credere che Rocco se ne sia andato così”. 

La notizia del suicidio di Rocco Pollice, uno dei più noti psichiatri dell’Aquila che si è ucciso oggi sparandosi con la pistola nella sua casa inagibile di via Agnifili, ha sconvolto l’intero capoluogo abruzzese. 

L’imprenditrice Natalia Nurzia, titolare dello storico bar Nurzia in piazza Duomo, cerca di farsi forza nel raccontare l’ultima volta in cui ha parlato con Pollice, proprio qualche giorno fa. E spiega, o prova a dare una spiegazione, al gesto estremo dello psichiatra. Senza riuscirci.

“Era passato al bar a portarmi un regalo per la mia bimba appena nata – dice la Nurzia ad AbruzzoWeb – l’avevo visto pieno di vita, di gioia. Impossibile cogliere un segnale di disagio, tutt’altro. ‘Coi figli hai energia e voglia di fare tante cose, pensi al futuro, hai un motivo per andare avanti’, mi diceva”.

“E a pochi giorni di distanza, quella stessa persona prende e si spara. Non ci credo, non è possibile”. Roberto Santilli