L’AQUILA – “Nei programmi di tutti i partiti che correranno le elezioni del 25 settembre, i temi degli investimenti sulla sanità pubblica, sull’incremento del personale e delle loro retribuzione, sul rafforzamento degli ospedali  in termini di posti letto e dotazioni tecnologiche, occupano uno spazio a dir poco risicato, e tutto è molto vago e generico. La pandemia del covid evidentemente  ha insegnato poco, eppure per contrastare una emergenza terribile,  sono morti centinaia tra medici e infermieri, acclamati come eroi”.

Parole durissime, a poco più di un mese dalle elezioni politiche,  quelle di Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, e presidente regionale del sindacato dei medici Anaao, che da due anni e mezzo è sul fronte della pandemia,

Il primario ha inteso intervenire a seguito anche a commento dell’articolo di Abruzzoweb che ha riferito dei dati sulla progressiva riduzione dei posti letto in Europa, in  Italia e in Abruzzo: nel 2010 in Ue erano disponibili mediamente 574,1 posti letto ogni 100mila abitanti nelle strutture ospedaliere. Una cifra che in 10 anni, è progressivamente diminuita, fino ad arrivare a 531,9 (con una differenza di oltre 42 letti ogni 100mila abitanti).

Un andamento simile si è registrato anche in Italia, dove da 364,3 letti nel 2010 si è passati a 316,3 nel 2019 (-48,1).

In Abruzzo il calo è stato del 18,7%: da 4.680 posti letto nel 2010 a 3.802 nel 2019.

Il Molise in particolare ha registrato il calo maggiore, passando da 1.381 posti letto nel 2010 ad appena 907 nel 2019 (un calo del 34,3%). Seguito dalla Calabria, passata da 6.324 a 4.723 letti (-25,3%) e dalla Puglia (-21,5%).

“Questi numeri confermano che ci siamo trovati davanti a una drammatica emergenza senza gli strumenti necessari per affrontarla, dopo anni di politiche di deospedalizzazione a cui però non è corrisposto il  rafforzamento, solo annunciato e promesso,  dei servizi di prevenzione e della  medicina del territorio”, commenta Grimaldi.

Ovvero l’applicazione “zoppa”, e a metà della riforma del ministro Beatrice  Lorenzin, quella che prevedeva il riordino della rete ospedaliera, con accorpamenti di reparti e demansionamento dei piccoli nosocomi, croce accollata alle Regioni che trovano tanti ostacoli e resistenze territoriali per tradure in pratica questo riordino decidendo, arduo compito quali devono essere gli ospedali di serie A e quelli di serie B.  Mentre al palo è rimasta la creazioni di capillari reti di assistenza e cura diffuse sul territorio, che sarebbero state decisive nelle fasi acute del covid con città e paesi in zona rossa e inondati da contagi, e i reparti ospedalieri che esplodevano e precipitavano nel caos non avendo posti per ricoverare persone a rischio della vita. Ora però va detto che con il Pnrr ci sono  ingenti risorse a disposizione per comare questo gravissimo vulnus, In Abruzzo è stato poi a questo proposito pubblicato da inizio agosto dall’Aric, l’Agenzia regionale per l’informatica la committenza, un mega bando da 107 milioni di euro per il servizio di ‘assistenza domiciliare in tutte e quattro le Asl.

Tutto bene dunque? Solo in parte, e dipende, obietta Grimaldi.

“Ben vengano questi investimenti,  ci mancherebbe altro,  ma occorre anche comprendere che la medicina del territorio non può essere sostitutiva del ricovero in ospedale, non può  essere utilizzata come grimaldello per giustificare ulteriori tagli agli ospedali, necessari per patologie gravi, soprattutto in un Paese molto anziano come il nostro e che comunque ancora non si è lasciata alle spalle l’emergenza pandemica”.

E soprattutto c’è un altro aspetto fondamentale, su cui insiste Grimaldi: “ i fondi del Pnrr che, lo ricordo,  in parte significativa dovranno essere restituiti essendo dei prestiti, rischiano di essere utilizzati per edificare cattedrali del deserto. Non basta aprire una Casa della salute o un poliambulatorio e attrezzarli a dovere: quello che serve  è il personale per poterli fare funzionare. E noi, come noto, abbiamo una drammatica carenza di infermieri e medici. Che si traduce anche nelle file e disagi  in pronto soccorso. Non solo, i fondi del Pnrr  per sostenere questi presidi termineranno nel 2027, e poi dovranno essere autofinanziati e indovinate con cosa? Proprio con il taglio di ulteriori posti letto e ulteriore deospedalizzazione”.

A proposito di scarsità di personale: a fare scalpore è in questi giorni, nel mondo medico e non solo, è l’accordo che il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha stipulato con una cooperativa della Repubblica di Cuba per il reclutamento di circa 500 medici, al fine di colmare carenze croniche di organico dei nosocomi calabresi.

“Una vicenda emblematica – commenta Grimaldi -, che  conferma della dissennatezza delle politiche adottate fino ad oggi. Al di là degli aspetti legali e di inquadramento professionale che a mio modo di vedere sono alquanto dubbi,  a farsi due conti portare in Italia questi medici, tra l’altro immunizzati  con un vaccino che qui non è riconosciuto,  avranno un costo calcolato per ciascuno di essi di  3.500 euro netti al mese, più 1.200 di rimborso spese e benefit vari. Costerebbe meno permettere ai nostri medici in formazione specialistica di partecipare, a partire dal 3°anno di corso, ai concorsi ospedalieri e di essere assunti a tempo determinato con automatica conversione del contratto a tempo indeterminato al conseguimento del titolo di specializzazione”.

Si accalora dunque il presidente regionale Anaao: ”è  grottesco portare medici da altri continenti quando in Italia nessuno ancora toglie il tetto di spesa per il personale che impedisce alle Asl di assumere, quando ancora nessuno interviene per aumentare gli stipendi di medici e infermieri, tra i più bassi d’Europa, con il risultato che molti di loro se ne vanno all’estero, dopo che la loro formazione professionale al sistema paese è costata 250 mila euro a laureato, e nel frattempo tanti medici vanno in pensione, e non vengono rimpiazzati”.