L’AQUILA – “Ci aspettiamo che la Corte d’Appello comprenda la gravità del fatto, se avverrà questo sicuramente ci sarà una sentenza di giustizia”.

Così l’avvocato Enrico Maria Gallinaro, difensore della giovane studentessa laziale stuprata da Francesco Tuccia, ex militare campano accusato di aver stuprato la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2011 fuori da una discoteca di Pizzoli (L’Aquila), alla vigilia del processo d’appello previsto per oggi all’Aquila.

Il grave fatto ha avuto larga eco nel territorio nazionale anche per le polemiche suscitate dal fatto che l’ex militare di stanza all’Aquila, è ai domiciliari e può uscire di mattina per andare a lavorare.

In primo grado il giovane campano era stato condannato a 8 anni di reclusione per violenza sessuale, mentre il collegio giudicante (presieduto da Giuseppe Grieco) ha assolto Tuccia dall’accusa di tentato omicidio, accogliendo solo parzialmente le richieste del pm David Mancini, che aveva proposto 14 anni complessivi.

È molto probabile che i due giovani si ritroveranno davanti l’uno con l’altra. Secondo quanto si è appreso oggi stesso potrebbe esserci la sentenza, sempre oggi la Corte deciderà se il processo si svolgerà a porte chiuse.

Secondo quanto ricostruito in primo grado, Tuccia ha stuprato la ragazza “con inaudita violenza” come rimarcato dal pm davanti alla discoteca e poi l’ha lasciata tramortita e sanguinante in mezzo a un cumulo di neve.

Se non fossero arrivati in tempo gli uomini della sicurezza, che per primi bloccarono Tuccia, forse la ragazza sarebbe morta dissanguata e per il freddo, visto che in quell’inverno L’Aquila era stata ricoperta da una nevicata record.

Il processo a Tuccia ha destato scalpore in ambito nazionale perché il Centro antiviolenza aquilano è stato ammesso come parte civile con una decisione infrequente in casi simili in ambito nazionale e alla fine ha ottenuto un risarcimento danni. E anche perché che l’ex militare di stanza all’Aquila, è ai domiciliari e può uscire di mattina per andare a lavorare.