L’AQUILA – “Sarà difficile che la ragazza possa ricordare quanto accaduto quella sera, dopo un trauma così grande si può anche dimenticare tutto per sempre”.

A spiegarlo è lo psichiatra dell’Università dell’Aquila, Massimo Di Giannantonio, nominato dall’avvocato della vittima, Enrico Maria Gallinaro, per sostenere psicologicamente la giovane studentessa laziale stuprata nella notte tra l’11 e il 12 febbraio all’esterno di una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

Lo psichiatra ha già incontrato la ragazza, ancora ricoverata in ospedale in stato di shock, ma su quali siano le sue condizioni non ha voluto sbottonarsi, visto che la vicenda è coperta dal segreto professionale e da quello istruttorio, legato all’inchiesta in corso.

Oltre a tenere sotto controllo le condizioni psichiatriche e aiutare la vittima a superare il trauma, attraverso incontri che si terranno regolarmente più volte a settimana, la nomina Di Giannantonio come consulente del legale della parte lesa è finalizzata anche a tentare di aiutare la giovane studentessa a ricostruire i drammatici attimi di quella serata.

“Non è facile – spiega – è un tentativo che non so se arriverà a un esito positivo. Spesso la vittima può anche non recuperare mai più la memoria legata a un trauma così grande. La situazione è molto delicata e difficile”.

Sull’ipotesi che alla ragazza siano state fatte assumere delle sostanze stupefacenti che l’abbiano portata a uno stato di incoscienza, contribuendo quindi all’attuale condizione di amnesia, lo psichiatra ha affermato che “è una tesi da considerare”.

Su questo potranno far luce gli esiti degli esami richiesti al pm dallo stesso legale sui capelli, sul sangue e sulla cute della giovane violentata.

Sul grave caso i sospetti si addensano su quattro persone, tre militari di stanza all’Aquila e una giovane donna, fidanzata di uno dei commilitoni.

La posizione più grave è quella di un militare della provincia di Avellino trovato con tracce di sangue sulla camicia, sulla mano e su un braccialetto, che gli esami dei Ris di Roma hanno stabilito essere della vittima.

ROSSINI: “EPISODIO DAI CONTORNI GRAVI”

“Ci troviamo in una fase abbastanza avanzata, acquisito elementi utili per fare chiarezza su un episodio i cui contorni giudico gravi”.

Lo ha detto stamane il procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini, riguardo l’inchiesta sullo stupro ai danni della giovane studentessa laziale in una discoteca dell’aquilano.

Il magistrato ha dichiarato di “non potere aggiungere altro”.

Gli atti dell’inchiesta, infatti, portata avanti dal pm David Mancini sono secretati. Fonti investigative parlano di sviluppi nei prossimi giorni.

Anche ieri i carabinieri della Compagnia dell’Aquila e quelli del Reparto operativo, hanno continuato a sentire testimoni e altri interlocutori come persone informate sui fatti.

Tra gli altri, ci sono persone già ascoltate e chiamate a chiarire alcune contraddizioni nelle precedenti diposizioni.

I sospettati, iscritti sul registro degli indagati, rimangono quattro, tre militari di stanza all’Aquila e una ragazza fidanzata di uno di questi.

COMITATO 3E32: “SOSPENDERE I TRE MILITARI DAL SERVIZIO”

“Chiediamo al 33° Reggimento Artiglieria Acqui e alle istituzioni competenti che i tre caporali indagati per il violentissimo stupro a Pizzoli (L’Aquila) vengano immediatamente sospesi dal servizio in via precauzionale e che questo venga reso noto pubblicamente”.

A chiederlo con forza in una nota è il comitato 3e32, che ha riportato la stessa richiesta su alcuni cartelli appesi nel centro storico.

“Ci sembra assurdo – continua la nota – ma apprendiamo che ieri i tre caporali del 33° reggimento Acqui indagati per lo stupro di Pizzoli sono rientrati in servizio dopo un breve congedo nel giorno in cui lo stesso reggimento ha preso il posto degli Alpini nei servizi di pattugliamento del centro storico nell’ambito dell’operazione ‘Strade Sicure'”.

“Vogliamo la certezza – conclude la nota – di non trovare questi indagati per stupro a svolgere un qualche ruolo di tutori dell’ordine. In caso contrario non ci verrebbe più data la possibilità di fare distinzioni. Abbiamo sempre criticato la militarizzazione della nostra città come abbiamo sempre detto che il garantismo per noi è un valore. Questo però non è garantismo, è omertà complice degli stupri e della cultura della sopraffazione che li sottende. Non possiamo stare a guardare”.