L’AQUILA – “Davanti a questa sentenza la mia vita non cambia, nel senso che 8 anni, 10 o 12 per me non sarebbero mai stati abbastanza”.

Così la giovane studentessa vittima di uno stupro nella notte tra l’11 e il 12 febbraio dello scorso anno fuori un locale di Pizzoli (L’Aquila), ha commentato a caldo la sentenza di condanna a otto anni per Francesco Tuccia.

“Mi aspettavo di avere una reazione personale interna diversa, e cioè provare un senso di liberazione visto che è tutto finito – ha proseguito la giovane – Invece non ho provato questo sollievo, forse è troppo presto, forse bisogna aspettare, intanto continuo a vivere e a fare le cose avendo comunque una prospettiva e cercando di dimenticare giorno dopo giorno”.

La ragazza non ha voluto aggiungere altro, facendo intendere di dover ancora metabolizzare quanto è accaduto anche in considerazione del fatto che non ricorda nulla.

I genitori della ragazza, invece, si sono detti piuttosto delusi dall’epilogo del rito immediato: “Forse ci voleva una sentenza più severa”, hanno spiegato.

Il legale della giovane, l’avvocato Enrico Maria Gallinaro, ha invece sottolineato che “speriamo che la condanna sia confermata anche in Appello e poi in Cassazione”, spiegando anche che “comunque il rito immediato non dà diritto a una pena alternativa a quella del carcere”.