L’AQUILA – Nella vicenda della ragazza che avrebbe subito uno stupro dopo una serata in una discoteca dell’aquilano, gli inquirenti attendono di sentire la vittima non solo per ricostruzione nel dettaglio i fatti, ma anche per sapere se intende formalizzare la querela nei riguardi del suo aggressore.

Diversamente che per i casi di violenza sessuale di gruppo (per i quali si procede d’ufficio) lo stupro commesso da una singola persona, infatti, è punibile a querela della persona offesa (sempre che sia maggiorenne).

Il termine per la proposizione della querela è più lungo di quello “ordinario” (tre mesi) ed è di sei mesi. La querela, una volta proposta, diventa irrevocabile.

Sempre nei casi di violenza commessa da una sola persona, si procede, inoltre, d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di una persona che non ha compiuto 14 anni; se il fatto è commesso dal genitore, anche adottivo, o dal convivente, dal tutore, o da altra persona cui il minore è affidato; se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio nell’esercizio delle proprie funzioni; se il fatto è connesso con un altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Anche l’altro reato allo stato ipotizzabile nella vicenda del presunto stupro avvenuto due sere fa nell’aquilano, quello di lesioni personali, è allo stato perseguibile a querela: la vittima ha avuto una prognosi di 20 giorni, e in tal caso il codice impone che vi sia la querela per avviare un procedimento penale.

Il quadro di procedibilità fin qui delineato, potrebbe, peraltro, modificarsi anche nel caso in cui venissero ipotizzate specifiche circostanze aggravanti che rendano i reati perseguibili d’ufficio.