L’AQUILA – ” Questo assurdo provvedimento attuato dalla Provincia dell’Aquila porterà i nostri territori, già duramente colpiti, al definitivo isolamento”.
E il grido di dolore di Maurizio Pelosi, sindaco di Capitignano, comune aquilano dell’alto Aterno, duramente colpito dal sisma del 2009 e anche da quello del 2016-2017.
Per la sua comunità e il suo territorio la chiusura da parte della Provincia dell’Aquila, su iniziativa del presidente Angelo Caruso e del dirigente Francesco Bonanni, di una trentina le strade provinciali al passaggio di ciclisti e motociclisti – per ragioni di sicurezza, in quanto sono dissestate e non ci sono soldi per intervenire per ripararle – rischia di rappresentare una durissima mazzata per l’offerta turistica, già penalizzata dagli eventi sismici, per la semplice ragione che l’offerta di paesaggi mozzafiato al turismo delle due ruote, rappresenta da sempre uno dei punti di forza dell’economia di un comprensorio, che ora come mai rischia la desertificazione.
E non bastano a Pelosi, e all’agguerrito e numerosissimo fronte degli indignati, la replica di ieri del presidente Caruso, che assicura tempi celeri per concludere i lavori di risistemazione del manto stradale, in poche settimane. Per poi riaprire le strade. Il danno infatti è stato già enorme, visto che in occasione del ponte del primo maggio tantissime sono state le disdette di prenotazioni nelle località di montagna e nelle aree protette della provincia aquilana, meta abituale di ciclisti e centauri di tutt’Italia.
Del resto già da giorni sui siti online frequentanti da amanti delle due ruote circola la notizia secondo cui “L’Aquila chiude le strade alle moto per le troppe buche”, e si invita a disertare il territorio, con un danno d’immagine che non sarà facile lenire. Tenendo conto che nelle altre privince abruzzesi, dove le condizioni delle strade non sono certo migliori, nessuno ci ha nemmeno pensato di adottare una decisione così drastica.
Non a caso, dopo la pedalata di protesta di sabato mattina a cui hanno partecipato in duecento con partenza dalla scuola della Guardia di Finanza a Coppito, ieri si è tenuta un’analoga iniziativa proprio a Capitignano, su iniziativa del consigliere comunale di minoranza Alessandra Fulvi.
Gli amanti delle 2 ruote si sono ritrovati e hanno percorso tutti insieme l’Alta Valle dell’Aterno, per poi tornare a Capitignano, Tra le strade chiuse al traffico di bici e motociclette, la provinciale 106 delle Capannelle e la 2 del Lago di Campotosto, e che avrebbe bisogno per il consigliere Fulvi, “di un rilancio economico, che passa anche da una semplice passeggiata in montagna in bici o in moto, attraverso paesaggi naturali, che ci invidiano da sempre”.
“Non si può risolvere un problema aggirandolo, trovando la soluzione più veloce e drastica per i nostri territori – ha aggiunto – ma è proprio da quello che il nostro territorio offre che dovremmo ripartire. Abbiamo la sfortuna di vivere in zone continuamente martoriate da calamità, ma se ci guardiamo intorno abbiamo tanto da offrire e soprattutto molto da cui poter ripartire e ci batteremo affinchè ciò accada, ha concluso il consigliere.
Oltre al consigliere che ha avuto il supporto dell’amministrazione comunale, ha partecipato all’iniziativa il Cai dell’Aquila, nella persona di Luca Festuccia.
Domani ci sarà un altro evento organizzato dal gruppo trekking Capitignano alla volta della Fossa di Faschiano, un’escursione alla portata di tutti.
Sindaci sul piede di guerra anche nell’area sulmonese, e proprio oggi, con in testa il primo cittadino di Pacentro Marco Angelilli, stanno incontrando il presidente Caruso.
“Una gestione della vicenda non ponderata e senza criterio – va giù duro Angelilli – i problemi di oggi sono dovuti ad una mala gestione di anni, l’assenza dell’apparato provinciale, non vogliamo fare di Caruso il capro espiatorio. Certo è, che chiudere non può essere la soluzione al problema e continuiamo a dirlo, strade bloccate e disagi, siamo isolati e i cittadini che chiedono risposte giustamente al loro sindaco”.
A Pacentro, alle porte del Parco della Majella, ad esempio, sono molte i tratti di strada interdette a ciclisit e motociclisti, con danni enormi per le strutture ricettive, che si sono visti annullare non poche prenotazioni. E lo stesso sta avvenendo nell’Alto sangro, nel cuore del parco nazionale D’Abruzzo Lazio e Molise. Loredana Lombardo e Filippo Tronca



