PESCARA – Ogni giorno migliaia di persone si ritrovano a “sopravvivere”: prostitute, tossicodipendenti, e non solo, vittime della crisi o del pregiudizio sono spesso emarginate, lasciate al loro destino e con troppa frequenza abbandonate dalla stessa città natale.

Questo accade anche a Pescara, dove centinaia di persone quotidianamente vengono prelevate da luoghi di riparo, in primis la stazione centrale, e aiutate da associazioni nate proprio per questo: reintrodurre nella società chi ha lottato per avere qualcosa nella vita ma non è riuscito, e chi aveva tutto ma si è ritrovato a non avere più nulla. 

Nel centro polifunzionale per i senza fissa dimora “Train de vie”, che da qualche anno si trova all’interno della stazione entrano quotidianamente tra le 70 e le 80 persone in cerca di aiuto.

“Molti di questi hanno perso il lavoro, hanno debiti, magari fino a un anno fa avevano tutto, ora non hanno niente”, spiega Fabio Sorgoni dell’associazione On The Road che da più di vent’anni tenta di riuscire in questa difficile impresa di recupero.

Sorgoni è anche project manager di “Violence in Transit”, un progetto europeo che si è soffermato sull’analisi dell’area della Stazione ferroviaria della città adriatica. Un’area di “transito”, appunto, da sempre considerata luogo di grande disagio: rifugio per i senzatetto e postazione di scambio di droga che spaventa la popolazione pescarese.

I risultati di questo progetto, durato due anni, verranno presentati proprio oggi 30 presso la Sala Tosti dell’Aurum di Pescara.

Ad illustrarlo, anche il presidente di On the Road oltre che coordinatore Vincenzo Castelli, oltre a Fabio Sorgoni, che AbruzzoWeb ha intervistato.

In che modo tenta di intervenire in maniera concreta l’associazione “On the Road” sul territorio?

L’associazione On the Road esiste dagli anni ’90 ed è nata sulla bonifica del Tronto al confine tra Marche ed Abruzzo per lavorare con le persone vittime di tratta coinvolte nella prostituzione. Poi siamo cresciuti nel tempo e abbiamo iniziato a lavorare in altre zone territoriali, aggiungendo altri target. A Pescara siamo presenti dall’inizio degli anni 2000, ci occupiamo di prostituzione e tratta, lavoriamo con donne, minori, transessuali, e nel corso del tempo anche qui si è costituito un altro tipo di collaborazione, in particolare con “Centostazioni”. Fino al 2005 siamo stati impegnati in un progetto che sosteneva i frequentatori della stazione ferroviaria e che versavano in serie difficoltà: persone senza dimora, tossicodipendenti, immigrati che non sapevano a chi chiedere aiuto; essendo, noi, specializzati nel lavoro di strada, non aspettiamo che la gente venga a chiederci aiuto ma siamo noi che andiamo direttamente da loro.

Qual è la situazione della stazione di Pescara?

I nostri operatori per molti anni hanno frequentato la stazione, il suo atrio, il piazzale antistante: per un periodo abbiamo avuto degli operatori che salivano sui treni per contattare quelle prostitute nigeriane che da Rimini scendevano a Pescara. Nel 2010 poi abbiamo aperto il centro “Train de Vie” con l’aiuto di “Centostazioni”che ha fornito i locali, della fondazione Ikea che ci ha dato i materiali e le suppellettili per l’arredamento e di Enel Cuore, che ci ha offerto la possibilità di ristrutturare i locali. In questo centro facciamo due tipi di lavoro: supportare concretamente le persone in difficoltà senza dimora, tossicodipendenti o con problemi psichiatrici e a loro diamo la possibilità di lavare i panni, fare una doccia, fare colazione, e collaborare con altre organizzazioni come la polizia ferroviaria.

Tentiamo di favorire l’inclusione sociale di queste persone attraverso la ricerca di un piccolo lavoro o di un letto su cui riposare creando dei contatti, un servizio di segreteria sociale e rimanendo in contatto con altri enti; è fondamentale sviluppare sinergie.

Perché l’emarginazione ha una maggiore concentrazione nei luoghi di transito?

Negli anni la cosiddetta “tolleranza zero” ha fatto sì che fossero ripuliti i centri urbani, quindi attraverso le forze dell’ordine si è fatto in modo di allontanare il disagio manifesto, spingendo i disagiati verso i margini, dove non potessero dare fastidio. La stazione è un luogo di transito dove si possono incontrare altre persone, un luogo d’appuntamento tra chi deve comprare la sostanza e chi deve venderla.

Quante vittime di questa emarginazione possono essere stimate annualmente?

È difficile fare una stima precisa proprio perché le stazioni sono punti di snodo, si trovano a Pescara persone che vengono da altre città, stanno per un periodo e poi ripartono per nuove mete.

Ogni giorno, a “Train de Vie”, entrano circa 70/80 persone.

Sono più gli uomini o le donne colpite da questa emarginazione?

Per quanto riguarda il fenomeno dei “senza dimora” sono prevalentemente uomini, ci sono anche le donne, che hanno però una situazione più complessa: sono senza mezzi ed esposte a rischi di tutti i tipi, spesso poi arrivano a prostituirsi.

“Violence in Transit”: di cosa si è occupato questo progetto?

È stato finanziato dal programma Daphne III che affronta il problema della violenza sulle donne e minori.

Una cosa emersa dalla nostra ricerca è che le persone che lavorano all’interno della stazione e che hanno negozi, bar, non hanno una visione di questo “target” negativa e pericolosa mentre chi che non li conosce ne ha paura. Questo significa che basta conoscere le persone e lo stereotipo cade.

Crede che con adeguati interventi il numero delle vittime dell’emarginazione possa diminuire?

Bisogna ammettere che la quantità e la qualità del disagio dipende anche dalla situazione generale della crisi economica: chiaramente se non ci sono posti di lavoro, se l’extracomunitario viene espulso dal ciclo produttivo anche gli interventi diventano difficili; l’intervento sociale può mitigare, può attutire il disagio, ma se alla base c’è una povertà crescente, i disagi diventano una conseguenza.

Sicuramente bisogna lavorare bene e guardare avanti tutti insieme. C’è in progetto, per esempio, la ristrutturazione dell’area di risulta della stazione di Pescara, ed è importante che coinvolga anche le associazioni che lavorano in stazione quando verrà finalmente realizzato.