L’AQUILA – “Ogni volta che arriva il 6 aprile vorrei che all’Aquila si parlasse di ricostruzione, di quel ‘domani’ di cui, nel 2009, cantavano anche gli Artisti uniti per l’Abruzzo”.
È una storia di volontariato, almeno in principio, come tante quella di Luana. Una storia di volontariato che però, nel tempo, si è trasformata in storia d’amore con una città e i suoi abitanti. L’Aquila e gli aquilani. Tutti quegli aquilani che, ancora oggi, a distanza di sette anni, con tristezza, nostalgia e anche con una punta di orgoglio, mostrano le cicatrici causate da un terremoto che, in pochi secondi, li ha privati di tante cose.
Ventinovenne di Reggio Calabria, Luana Cutrupi è un’infermiera pediatrica che nonostante oggi lavori a Pescara, nel 2009 in Abruzzo non c’era mai stata. Fatta eccezione per un viaggio di qualche giorno intrapreso, non ancora maggiorenne, in compagnia di sua madre che, per puro caso o forse per un segno del destino, l’aveva condotta proprio nel capoluogo.
“Ricordo che allora L’Aquila era bellissima – racconta ad AbruzzoWeb – Completamente diversa dalla città che poi avrei rivisto qualche anno dopo”.
Perché sì, Luana all’Aquila poi ci è tornata proprio nei giorni appena dopo il sisma del 2009. E non lo ha fatto solo per senso del dovere ma, come lei stessa tiene a precisare, “innanzitutto per il desiderio di aiutare le persone”.
“È stata una cosa che mi è venuta dal cuore – prosegue – Continuavo a vedere in tv tutte quelle immagini di persone in difficoltà che, dopo una tragedia del genere, avevano bisogno di sostegno concreto, quando a un certo punto mi sono detta ‘non posso non andare’”.
E c’è voluto davvero poco perché, in compagnia della sua famiglia e di un’amica, facesse i bagagli e partisse alla volta di quella che, in poco tempo, sarebbe divenuta la sua “seconda casa”.
“Qualche ora prima i miei si erano organizzati in città per raccogliere alcuni beni di prima necessità da portare con noi – aggiunge – Il tempo di caricarli su un furgoncino che mia madre è riuscita a farsi prestare, che già eravamo in viaggio verso l’Abruzzo”.
È stato poi in autogrill che, per puro caso, Luana e i suoi si sono imbattuti in un amico di famiglia. Un volontario della Protezione civile campana che, di lì a poco, avrebbe prestato servizio nella tendopoli appena allestita nel campo sportivo di Poggio Picenze (L’Aquila) e che li ha subito invitati ad unirsi a lui.
“All’inizio eravamo diretti all’Aquila ma quando questo amico ci ha detto di andare con lui abbiamo accettato immediatamente – racconta ancora la giovane – Quando sono arrivata, mi si sono parate davanti agli occhi immagini strazianti: vedevo mescolarsi lacrime e rabbia. Da un lato la voglia di vivere e la totale condivisione, dall’altro il dolore. Se poi fino a qualche giorno prima c’era stato bel tempo, era arrivato anche il freddo, nelle tende si gelava e le scosse di assestamento continuavano a farsi sentire forti e chiare”.
Luana ai tempi studiava per diventare infermiera pediatrica e in tendopoli cercava di rendersi utile soprattutto con i bambini.
“Stavo praticamente seguendo una vocazione, quello che poi sarebbe poi diventato il mio lavoro – dice – ed è stato proprio in quei giorni ho conosciuto anche tante persone che, negli anni, sarebbero poi divenute determinanti nella mia vita”.
Un desiderio, quello di aiutare i terremotati, che non si è esaurito nel corso di quei giorni. Quel viaggio a Poggio Picenze, infatti, sarebbe stato solo il primo di una lunga serie. Perché da allora Luana, almeno con il cuore, dal piccolo centro aquilano non se n’è più andata. Anzi, come lei stessa sottolinea, per studio o lavoro ha girato in lungo e in largo per il mondo, “ma con un occhio sempre puntato sull’Abruzzo”.
“Appena potevo, tra un impegno e l’altro, facevo un salto a Poggio Picenze – ricorda – L’ho fatto anche quando la situazione ha iniziato a stabilizzarsi e le persone sono pian piano rientrate a casa o nei Map. Nei giorni di permanenza in tendopoli, avevo trovato nuovi amici. Veri e propri pezzi di cuore che, da allora, fanno costantemente parte della mia“.
E ora, dopo 7 anni, Luana è riuscita davvero ad avvicinarsi all’Aquila, a quella città che, proprio grazie a tutte quelle persone conosciute nel 2009, ha imparato ad amare e a rispettare come se fosse anche sua, nonostante i danni del terremoto siano ancora ben visibili. La giovane infermiera, infatti, lavora a Pescara e, appena può, fa sempre una capatina nel capoluogo.
“Sperando che i turni me lo permettano, cercherò di esserci anche in occasione della fiaccolata in onore delle vittime del sisma – conclude – Per quanto riguarda la ricostruzione e la futura rinascita della città, cerco intanto di continuare ad apprezzare le piccole cose e di trovare il bello anche in quelle più insignificanti. Anche se, ad essere sinceri, per quanto mi sforzi non riesco a vedere altro che una bellissima città profondamente ferita, con le case antisismiche che cadono a pezzi senza che la terra tremi e dove, per colpa della burocrazia, ipocrisia e indifferenza continuano ad abbondare e dio denaro fa il resto”.



