L’AQUILA – Bloccare i trattamenti in atto con il metodo Stamina per tutelare i pazienti e non procedere oltre con la sperimentazione per non sprecare denaro pubblico: lo chiede uno dei pionieri della ricerca sulle cellule staminali in Italia, Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa ‘Stefano Ferrari’ dell’Università di Modena e Reggio Emilia, dopo quanto ha pubblicato oggi il quotidiano La Stampa. Proprio ieri all’Aquila in sede di Commissione Sanità della Regione Abruzzo c’è stata una riunione indell’organismo che ha ospitato il primo confronto tecnico tra esponenti del mondo della sanità abruzzese e Davide Vannoni, presidente della Fondazione Stamina.

Quanto è stato pubblicato, rileva, “non fa che ribadire quanto noi scienziati ripetiamo da mesi: non solo non esiste un metodo Stamina in grado di differenziare le staminali mesenchimali in neuroni, ma la sua somministrazione rappresenta un reale pericolo per i pazienti, che oltre a non trarne nessun beneficio rischiano di contrarre malattie molto gravi”.

Per De Luca è difficile comprendere “come sia possibile che la magistratura non abbia ancora chiuso la pratica Stamina e rinviato a giudizio chi sembra essersi macchiato di reati che credo vadano oltre la tentata truffa. Non riesco a comprendere come si possa continuare a sprecare risorse pubbliche per cercare di trovare una sorta di mediazione per cercare di tener viva una speranza terapeutica che non c’è, una illusione, pur davanti a relazioni di questa gravità da parte delle massime istituzioni del Paese”, ha detto riferendosi a Istituto Superiore di Sanità, Aifa e Nas.

“Non solo – ha aggiunto – la sperimentazione ministeriale andrebbe definitivamente bloccata, ma bisognerebbe impedire con un decreto urgente anche la prosecuzione dei trattamenti già avviati, per non mettere a rischio la salute dei pazienti che si dovrebbero tutelare”.

Quello che emerge – ha concluso – è che “è più che mai necessario un intervento legislativo che regolamenti in modo inequivocabile le terapie avanzate a base di colture di cellule staminali, le terapie consolidate e l’uso compassionevole di terapie non ripetitive, affinché nessun giudice, scientificamente non preparato, possa trovare cavilli legislativi per imporre la somministrazione ai pazienti di cure non solo non efficaci ma anche e soprattutto pericolose”.

È “incomprensibile” il silenzio del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sul caso Stamina e “sta trasformando un segreto commerciale indebito in un segreto di Stato”, il commento di uno dei massimi esperti internazionali di cellule staminali mesenchimali, Paolo Bianco, dell’università Sapienza di Roma.

“È incomprensibile che il ministro non renda noto integralmente ciò che è stato pubblicato oggi”, ha detto Bianco. “Non c’è nessuna ragione al mondo per mantenere il segreto su temi così urgenti per l’interesse pubblico e per quello dei malati”.

Che “il metodo Stamina non esiste era noto fin dal luglio scorso”, ha proseguito Bianco riferendosi all’articolo che sulla rivista Nature dimostrava che i dati presentati dalla Fondazione Stamina erano un falso scientifico.

Ma alla luce di quanto emerge dai documenti dei Nas e della Commissione di esperti chiamati dal ministero della Salute ad esprimere un parere sul metodo Stamina, “ai fini della chiarezza alla quale il ministro ha fatto appello in questi giorni – ha rilevato l’esperto – l’unica cosa da fare è dire come stanno le cose, che è il vero mandato del Parlamento”.