L’AQUILA – Una donna di origini polacche, Elzabieta Kazimiera Olejarczyk, 48 anni, è finita agli arresti domiciliari con l’accusa di stalking nei confronti del figlio, ora 21enne.
Secondo il gip del tribunale dell’Aquila, Marco Billi, che ha firmato la misura cautelare chiesta dal pm David Mancini, la donna, una ricercatrice universitaria, separata dal marito dopo alcuni anni di matrimonio, ha perseguito a lungo il figlio sia a scuola, sia a casa.
In questa delicata vicenda, a sporgere più volte denuncia è stato proprio il giovane, Federico Nusca, affidato al padre, che, prima ai carabinieri di Rocca di Mezzo (L’Aquila), poi alla squadra Mobile del capoluogo, ha censurato il comportamento ossessivo di sua madre.
Alla donna era stato tolto l’affidamento del figlio quando era minore, per averlo condotto senza il permesso del padre in Polonia: per questo è stata condannata dal tribunale dell’Aquila per sottrazione di minore.
La donna, che non si è mai rassegnata al fatto che il figlio volesse vederla, decisione che attribuiva alla responsabilità del padre, è indagata “per avere, con condotte reiterate, pressoché quotidiane – come si legge nell’ordinanza – molestato il figlio con atteggiamenti opprimenti, impedendogli di frequentare le scuole, recandosi ivi a disturbare le lezioni, costringendolo a isolarsi e a trascurare gli studi e poi ad abbandonare gli stessi più volte”.
Nel corso delle indagini svolte dalla Mobile, diretta da Maurilio Grasso, con numerosi approfondimenti vista la delicatezza del caso, il 21enne ha accusato la madre di aver tentato di rapirlo nuovamente per portarlo in Polonia, cercando di “tenerlo sempre sotto il proprio dominio psicofisico”, procurandogli “un perdurante stato di ansia”.
La vicenda è stata caratterizzata da una lunga sequenza di denunce tra le parti. Il difensore della donna polacca, l’avvocato aquilano Dario Visconti, ha annunciato la presentazione di una istanza di revoca dei domiciliari, sottolineando che il provvedimento è troppo severo.
“Stiamo parlando di una mamma disperata che vuole vedere suo figlio – ha spiegato -. Il provvedimento restrittivo non le permette di operare come ricercatrice universitaria, quali ragioni si sono? È una storia complessa e delicata e questa misura non aiuta. La Procura ha tenuto conto solo degli atti riferibili alla controparte non tenendo conto degli elementi a favore desumibili dalle molteplici denunce”. Berardino Santilli





