CHIETI – Nuovo incontro della dirigenza Sixty con le organizzazioni sindacali per approfondire ulteriormente le tematiche legate al nuovo piano industriale 2011-2015 che si pone come obiettivo il rilancio del gruppo e il ritorno all’utile nel 2015.

La riunione di oggi, durata diverse ore, proseguirà con l’apertura del tavolo istituzionale per la richiesta della cassa integrazione straordinaria presso la Provincia di Chieti. Una richiesta che, però, non troverà l’accordo dei sindacati, come ha assicura il sindacalista Cgil, Giuseppe Rucci, al termine dell’incontro di oggi.

Nel corso della riunione, alla quale ha partecipato il management aziendale, l’azienda ha ribadito ancora una volta che il piano industriale 2012-2015 rappresenta l’unico strumento attraverso il quale assicurare a Sixty un futuro.

Dall’analisi del piano industriale, che prevede 183 esuberi a fronte di 414 lavoratori, si è visto che i tagli coinvolgono tutti i reparti, colpendo, dice Sixty, in maniera più leggera quelli creativi e del retail, funzioni chiave per l’azienda.

Si prevede di intervenire invece in maniera più significativa su quelle funzioni che a giudizio del management possono essere esternalizzate senza perdere competitività e know how e laddove esistono reali opportunità di outsourcing come, per esempio, nel caso della gestione magazzino. Il management ha affermato ancora una volta la propria intenzione di mantenere a Chieti la sede aziendale, salvaguardando le attività chiave del gruppo.

Non la vedono in questo modo, invece, le organizzazioni aziendali. Anche se gli esuberi riguardano tutti i settori dell’azienda, secondo Rucci, i tagli insistono soprattutto su quei settori chiave che costituiscono la testa a il cuore di Sixty.

“Si tratta della modelleria – dice Rucci – del settore prototipi, del cad (cioè la struttura aziendale che realizza i modelli) e del settore che si occupa del controllo qualità. Cioè tutti quei settori dove si concepisce il prodotto da commercializzare”.

Questa circostanza, insieme a quella per cui i 183 esuberi rimarranno tali anche se ci sarà il pieno rilancio sul mercato previsto, porta i sindacati a pensare che quanto da tempo denunciato, ovvero la volontà di delocalizzare all’estero, stia diventando realtà.

La pensa così anche Maurizio Sacchetta della della Uil, che aveva anche buttato giù una proposta per la ricollocazione dei 183 esuberi: “Abbiamo proposto di ricollocare gli esuberi – spiega il sindacalista Uil – all’interno di un costituendo consorzio di piccole aziende tessili di cui doveva far parte anche Sixty. Soluzione comunque non praticabile perché il progetto del consorzio è ancora fermo”. (ar.ia.)