L’AQUILA – “Potrei fare della facile ironia rispetto al veleno vomitato su di me sulla Giunta e sul Comune dell’Aquila. Ma non sono uno sciacallo”.
Una forte amarezza ha preso possesso della voce del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, da ieri non più dimissionario, alla notizia deflagrata in serata su 25 informazioni di garanzia, con invito a comparire, emessi dalla procura della Repubblica di Pescara nei confronti del presidente della Giunta, Gianni Chiodi, di quello del Consiglio, Nazario Pagano, e di altre 23 persone, tra assessori e consiglieri, sul presunto malcostume nelle spese pubbliche.
Raggiunto telefonicamente da AbruzzoWeb, Cialente ha scandito il commento pesando le parole una ad una, nell’ennesimo, drammatico momento della politica abruzzese che arriva a poco meno di due settimane dall’inchiesta ‘Do ut des’ sulle presunte tangenti legate agli appalti della ricostruzione dell’Aquila terremotata, che aveva spinto il sindaco, non indagato, a rassegnare le dimissioni poi ritirate.
“Sono, al contrario, profondamente addolorato, proprio nel momento in cui, con fatica interiore ed esponendomi alle peggiori ironie e prese in giro, d’accordo con la maggioranza di centrosinistra e spinto da tutti i cittadini, sono tornato sui miei passi per difendere l’onore degli aquilani e delle aquilane e ristabilire la verità e l’onestà sulla ricostruzione di fronte all’Italia e all’Europa”.
“Questa notizia, di fatto, getta un’ombra sinistra sul sistema politico abruzzese – prosegue Cialente – sebbene la Regione sia stata pressoché sempre assente dal processo della ricostruzione della città, ad esclusione della triste parentesi del commissariamento del duo Chiodi-Fontana”.
“In questo momento penso, purtroppo, alle parole dei miei figli di questi giorni – ammette il sindaco -. Loro credono, come purtroppo tanti giovani, che la politica non è come diceva Paolo VI, ‘il più grande atto di carità’, ma è spesso malaffare e comunque è oggetto di strumentalizzazione, sciacallaggi, mezze verità, un mondo che non ha senso e nel quale non c’è posto per l’impegno degli onesti, cosa che io contesto in nome di una responsabilità etica e sociale”.
“Per noi aquilani, la strada è ancora più in salita. Ma sapremo dimostrare comunque di che pasta siamo fatti”, conclude Cialente.





