MADRID – In una Spagna alle prese con una grave crisi economica, la minaccia recessiva sempre più vicina e tassi di disoccupazione altissimi, in milioni puntano sulla tradizionale lotteria di Natale che quest’anno ha toccato il record, mettendo in palio premi per un totale di 3,6 miliardi di euro.
Lunghe file occupano le strade, con decine di persone che affollano i chioschi dopo aver fatto una colletta tra parenti e amici e aver scelto i numeri magici che dovrebbero aprire loro le porte del benessere, o quantomeno allontanare lo spettro delle ristrettezze.
Complice l’aggravarsi della crisi, quest’anno le puntate sono più alte, come confermano alcuni scommettitori, habituè della lotteria ‘El Gordo’, il Grasso, che da quasi due secoli fa parte delle tradizioni natalizie iberiche. La spesa media è di 60 euro ma in molti puntano anche 100 euro, in attesa dell’estrazione dei numeri che avverrà domani. Il jackpot è salito dai 300 mila euro dell’anno scorso a 400 mila, per un totale complessivo di 3,6 miliardi di euro di premi dai 2,7 miliardi del 2010.
“La lotteria di Natale è scritta nel Dna degli spagnoli, nessun’altra al mondo vende così tanto” sottolinea il direttore delle vendite, Juan Antonio Gallardo.
Lunedì scorso, Mariano Rajoy, il nuovo premier che si insedia ufficialmente oggi, ha promesso di tagliare il deficit di 16,5 miliardi di euro grazie a profondi tagli alla spesa pubblica, dai quali sono escluse le pensioni. Nonostante le previsioni negative per i consumi, per Natale le famiglie spagnole spenderanno una media di 560 euro, con un calo di 114 euro rispetto al 2010, gli spagnoli tengono “sempre qualcosa da parte per i piccoli piaceri” e “non dimentichiamo le tradizioni come la lotteria”, ha sottolineato Gerard Costa, autore del rapporto della Esade in cui si predice un calo del 40 per cento nelle spese natalizie.
Il precedente governo socialista, nel tentativo di ridare ossigeno alle sofferenti casse dello Stato, aveva annunciato la privatizzazione della lotteria nazionale, con la vendita di una quota del 30 per cento, ma aveva dovuto fare marcia indietro a settembre a causa del crollo dei mercati che avrebbe ridotto il prezzo di vendita.



