L’AQUILA – Un sogno di trent’anni, che pian piano diventa realtà.

E’ quello della Riserva naturale regionale delle sorgenti del fiume Vera, trenta ettari di natura incontaminata lungo un torrente cristallino che nei secoli muoveva le lente macine di cartiere, mulini e ramerie.

Un’oasi di bellezza poco distante dalla frazione aquilana di Tempera, il cui centro storico è stato devastato dal terremoto del 2009 e la ricostruzione riguardato per ora solo una manciata di aggregati edilizi.

In Regione Abruzzo, la seconda commissione Territorio giovedì scorso ha finalmente dato il via libera al Pan, il Piano di assetto naturalistico, ultimo passaggio, una volta approvato dal Consiglio regionale, per rendere pienamente operativa la Riserva, che consentirà anche gli ultimi espropri dei terreni lungo il torrente, comunque già vincolati.

Intanto, però, il Comitato di gestione presieduto dalla dirigente comunale Paola Giuliani, non è rimasto a guardare.

Con 150 mila euro di fondi Pon sono stati infatti già attrezzati e resi fruibili i sentieri, sono stati realizzati i pannelli informativi anche per gli ipovedenti.

Sono stati poi già stati assegnati 250 mila euro di fondi europei Fas per restaurare l’ex centrale elettrica e renderla un centro visite e sede della riserva e per il restauro della cartiera, che fu opificio prestigioso nella città dove Adamo di Rottweill, discepolo di Gutenberg, ebbe la concessione di stampare libri.

Il restauro avrà anche la “romantica” accortezza di lasciare dov’è la lussureggiante vegetazione che nei secoli ha avvolto la struttura e avviluppato le mura.

E si pensa anche al suo sviluppo futuro.

“Siamo certi che con una efficace promozione – spiega Giuliani -. Questa Riserva potrà essere un polo di attrazione straordinario dal punto di vista turistico e didattico, ma stiamo pensando già anche alla sua auto-sussistenza economica. Stiamo ad esempio lavorando a creare una sinergia con gli agricoltori che hanno terreni intorno alla riserva, per poter creare un marchio ad hoc, che certifichi l’eccellenza dal punto di vista biologico dei loro prodotti agricoli”.  

Il Pan perimetra anche la “zona A”, quella intorno alle cascate e alle sorgenti, che a differenza delle altre aree, presuppone la conservazione integrale.

“Quando faremo il regolamento – spiega Giuliani – decideremo in che misura e con quali accortezze potrà essere fruita la zona A. Le altre zone saranno invece senz’altro di libero accesso. Certo, non si potranno ad esempio accedere fuochi, andranno rispettate anche nella nostra riserva le regole stabilite dalla legge, ma ancor prima suggerite dal buon senso. Non dimentichiamo che nella riserva ci sono emergenze ambientali importanti, dal punto di vista botanico e faunistico. Nella Riserva ad esempio il dipartimento di Biologia nnimale dell’Università di Roma, ha scoperto un nuovo Plecottero del genere Taeniopteryx, un insetto la cui presenza certifica la purezza dell’acqua”.

Nel XV secolo era in funzione a Tempera, grazie alle acque del fiume, oltre ai mulini, anche una rameria, un sistema ingegnoso idraulico azionava i magli ed assicurava il tiraggio del camino in cui il rame veniva fuso dai metallieri.

L’antico edificio, tra il paese e il confine della riserva, è in questi mesi in fase di ristrutturazione post sismica.

“L’edificio è privato – spiega però Giuliani – ma contiamo di raggiungere un accordo per un utilizzo comune. Atri privati ben volentieri metteranno a disposizione i grandi magli in legno per battere la lana e trasformarla in feltro che, azionati dalla corrente, potranno essere restaurati e diventare un ulteriore attrazione”.

La collaborazione dei residenti sarà del resto fondamentale, visto che la riserva potrà rappresentare a nuova vocazione e fonte di ricchezza della frazione di Tempera, ora terremotata e in buona parte inagibile.

Ma da questo punto di vista non ci sono problemi. Basta leggere una grande scritta in uno degli edifici ora puntellati e pericolanti della piazza centrale, “le sorgenti non si toccano”.

“Quello della riserva – spiega a tal proposito Giuliani – un progetto nato nel 2005, voluto in primis dalla popolazione, non è stato imposto dall’alto. In alcuni casi le aree protette non sono ben accette, sono accusate di comportare troppi vincoli, ma qui è il contrario, perché con le sorgenti del Vera c’è un forte legame identitario. Si pensi che negli anni ‘80 si mise in piedi un progetto di intubare le sorgenti per irrigare i campi. Ebbene, il progetto fu bloccato a seguito di una mezza sommossa popolare, difesa del loro Vera, il luogo dove si trascorreva il tempo, dove le donne andavano a lavare i panni, da dove si prendeva l’acqua per innaffiare gli orti”.

Ora per fortuna hanno inventato le lavatrici, ma quel torrente cristallino resta per tutti un luogo dell’anima e dei ricordi d’infanzia, la cui voce gorgliante scandisce da sempre a Tempera il trascorrere delle giornate.