L’AQUILA – Le forze politiche dell’Aquila bipartisan si sollevano contro il decreto del ministro Dario Franceschini che ha stabilito lo spostamento a Chieti della nuova Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (Abeap) che prevede la fusione in unico organismo delle Soprintendenze Archeologiche e delle soprintendenze Belle Arti e Paesaggio (Beap), con l’inevitabile conseguenza che la Beap diretta dalla soprintendente Maria Giulia Picchione che si trova oggi all’Aquila, si accorperà all’Archeologica di Chieti.
Nel capoluogo teatino difendono invece la scelta, a partire dalla consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Sara Marcozzi, che invita ad abbandondare i campanilismi.
Ad esprimere contrarietà, dopo il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale Guido Liris, anche il consigliere dell’Aquila città aperta Giorgio De Matteis che definisce la posizione più “morbida” del sindaco, Massimo Cialente, come “il ruggito del coniglio”.
Il sindaco ha infatti accolto positivamente la decisione del ministero, specificando che L’Aquila “ha già una sua soprintendenza, istituita ad hoc per il sisma”.
“In altri tempi sarebbe bastato molto meno per scatenare un attacco contro l’allora premier Berlusconi e l’allora governatore regionale Chiodi, presi di mira pressoché quotidianamente da Sindaco e compagni – prosegue De Matteis – Oggi, davanti all’ennesimo colpo inferto dall’amico Franceschini, con il trasferimento a Chieti e l’accorpamento che riguarda la Soprintendenza ai Beni Archeologici, Cialente replica a questa frustata in maniera supina e morbida”.
Contrario allo spostamento anche il consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della Commissione Territorio, Ambiente e Infrastrutture Pierpaolo Pietrucci che ha precisato che “non si tratta di campanilismo, al contrario, significa assecondare le vocazioni e il ruolo dell’Aquila nel contesto regionale: capoluogo amministrativo ma anche punto di riferimento nel settore della cultura”.
Il consigliere ha aggiunto: “E’ vero che L’Aquila ospita la Sovrintendenza unica del cratere, ma questa si configura come una struttura per definizione pro tempore, eccezionale, nata in un contesto di emergenza. Terminata l’emergenza sarà necessario impostare la rinascita, e lo si potrà fare anche e soprattutto valorizzando i punti di forza. Credo, in estrema sintesi, che sia persino grottesco togliere all’Aquila il presidio naturale della struttura della Sovrintendenza. È pericoloso entrare nel territorio del tutto è possibile, significherebbe esporsi al rischio di vedere messi in discussione ogni volta i presidi istituzionali e amministrativi della nostra città, e lo stesso vale per le altre città capoluogo di regione. Non è accettabile che vi siano precedenti in questo senso”.
Molteplici e forti le reazioni dei cittadini aquilani che hanno condannato la scelta del ministero dalle pagine dei social network dove negli ultimi giorni è rimbalzata la notizia.
A lanciare l’allarme nei giorni scorsi Elvezio Sfarra, responsabile regionale Cisl beni culturali e ambientali, che aveva parlato di una contraddizione tra il decreto che citava L’aquila e l’allegato allo stesso che invece parlava della città di Chieti come sede definitiva.
ITALIA DEI VALORI: ALLARME E PREOCCUPAZIONE
“L’ipotizzato spostamento della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio da L’Aquila a Chieti è una di quelle notizie che non possono che procurare allarme e preoccupazione sia da parte delle Istituzioni che da parte di tutti i cittadini”. Lo dicono i consiglieri comunali dell’Aquila dell’Italia dei valori Giuliano Di Nicola e Adriano Durante.
“L’Aquila è una delle città italiane con il maggior numero di monumenti ed opere d’arte ricomprese nel centro storico. La cura, la manutenzione e la valorizzazione di tale importante patrimonio è e deve rimanere in città, con il mantenimento della Sovrintendenza”.
“Se così non fosse, bisognerebbe creare un movimento di opinione che deve vedere coinvoltitutti i protagonisti della vita politica, sociale , economica, tutte le associazioni culturali e di service della città, oltre alle associazioni di volontariato per evitare che un tale clamoroso scippo possa compiersi”.
“L’Aquila è capoluogo della Regione Abruzzo, perché così è sancito nello statuto della nostra Regione e non ha bisogno di leggi e leggine che ne confermino lo status ( a proposito, qualcuno sa che fine ha fatto la fantomatica legge delle Regione facile e veloce che voleva L’Aquila Capoluogo?). Se L’Aquila è capoluogo di Regione, Le vanno riconosciute tutte le prerogative di un capoluogo e a nessuno può essere consentita una costante continua spoliazione di Istituzioni che qualificano la città”.
“Chiunque, approfittando dello stato di debolezza e necessità, in cui versa la città a sette anni dal terribile terremoto, tenta di spoliareL’Aquila di ciò che Le è dovuto, potrebbe bene a ragione essere definito uno sciacallo. Se all’indomani del sisma ci siamo indignati ed abbiamo reagito contro chi ‘quella notte rideva’, altrettanto vigorosa dovrà essere la risposta corale della Città contro chiunque tenti di depauperarla”.
“Già si levano voci, da parte di nuovi amministratori di Asl, che appena designati non perdono un attimo di tempo per proclamare che la ventilata sede all’Aquila della futura Asl unica (vera e propria iattura per la sanità abruzzese!) non ha ragione di essere perché l’Assessorato è a Pescara. Su questo tema avremo modo di sviluppare una approfondita riflessione”, concludono i due.
MARCOZZI: BASTA CON I CAMPANILISMI, PIETRUCCI CONSIGLIERE REGIONALE E NON COMUNALE
Diversa la posizione del Movimento Cinque Stelle, che con la consigliera Sara Marcozzi accoglie la decisione del ministro Franceschini.
“Non ne farò un discorso campanilistico – dice la Marcozzi – e non entrerò nel merito del confronto tra i patrimoni artistici delle città di L’Aquila e Chieti. Capiamo la delusione dei cugini aquilani riguardo lo spostamento della sede regionale ma siamo fortemente convinti che una sede di uffici non rappresenti la differenza di obiettivi nella promozione e conservazione dei beni e dei paesaggi della nostra regione”.
“Il trasferimento della sede con la conseguente fusione delle Soprintendenze Archeologiche e delle soprintendenze Belle Arti e Paesaggio (Beap), ha diverse propositività innanzitutto logistiche: Chieti è collocata al centro della nostra Regione e ciò acconsentirebbe a una maggiore fruibilità della sede da parte dei funzionari, dei responsabili delle strutture capaci di interfacciarsi direttamente e personalmente con la sede centrale. Inoltre, organizzare la fusione in unico organismo acconsentirebbe ad una migliore gestione del lavoro, riducend o tempi e sprechi ed ottimizzando l’organizzazione interna degli uffici nonché del personale e facenti funzioni”.
“Ricordo inoltre – prosegue Marcozzi – che nella città capoluogo fino al 31 dicembre 2019 resterà la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città dell’Aquila e i Comuni del Cratere ciò a testimonianza che l’Aquila non sarà dimenticata piuttosto il decreto ha una utilità prettamente organizzativa”.
“Mi permetto di ricordare al consigliere Pietrucci, che è consigliere regionale e non comunale, che la produzione artistica e culturale di una città come L’Aquila non può dipendere dalla sede di uffici e direzioni, piuttosto dalle capacità politiche delle amministrazioni che le incentivino. Siamo fermamente convinti che L’Aquila meriti di più, molto di più di una sede. Merita un progetto di lunga veduta che la proclami in Italia ed in Europa quale polo culturale, accentrando ad essa l’attenzione di esperti e studiosi che l avorino per la rinascita della città. Il consigliere Pietrucci è maggioranza di governo della Regione e del Paese, pensi a un programma per la cultura in Abruzzo piuttosto che difendere solo uffici e campanili. Cosa stanno facendo Pietrucci e il Pd per valorizzare il ruolo della cultura in Abruzzo?”.
“In quest’ottica le amministrazioni ed il governo hanno si fatto poco, il M5S e i cittadini avrebbero apprezzato dal ministro Franceschini e dal ministro Giannini un progetto in ambito universitario ed in collaborazione con l’Accademia delle belle Arti, che intraprendesse lo sviluppo di programmi erasmus e l’attrazione di migliaia di studenti di settore in città, un progetto di ampliamento formativo dell’università con corsi oltre che di ingegneria anche in architettura triennale, Arte e design, Tecnologie per la conservazione ed il restauro, coinvolgendo docenti e studenti nella riqualificazione della città e producendo anche nuove figure professionali in L’Aquila che divengano future risorse per la stessa, trasformando la città nel più grande laboratorio a cielo aperto del mondo ed incrementando direttamente anche l’indotto economico della stessa. Nulla di tutto ciò è statuto fatto da chi oggi rivendica la sede di un ufficio!
L’Aquila come una fenice che risorge dalle proprie ceneri, ha bisogno di queste idee e programmi, non di uffici”.
CGIL L’AQUILA: FATTO GRAVE
“La riforma del Mibact è una enorme operazione strutturale che, mediante interventi legislativi impropri, punta al raggiungimento di obiettivi non rispondenti ad una logica di innovazione quanto, piuttosto, ad una radicale mutazione dell’intero sistema della tutela del patrimonio artistico culturale e del paesaggio”. Lo dicono il segretario provinciale della Cgil dell’Aquila, Umberto Trasatti, e quello della Fp Cgil, Rita Innocenzi.
“Viene introdotta, infatti, una cesura netta tra tutela e valorizzazione, puntando alla ‘messa a reddito’ del patrimonio. Contemporaneamente si trasformano i processi decisionali al punto tale da mettere a rischio l’efficacia nel contrasto alle operazioni speculative che nel nostro Paese non mancano mai. Ora, in questo contesto così complesso, nella città dell’Aquila, che ha vissuto e vive plasticamente il dramma di un patrimonio culturale colpito dal sisma e dove si sperimenta, più che altrove, un rinnovato riconoscimento per l’importanza ed il valore del ruolo delle Soprintendenze, pare non debba esservi la sede della Soprintendenza Archeologica, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo”.
“È un fatto grave – aggiungono i sindacalisti – Noi riteniamo che rivendicare la correzione dell’elenco ricognitivo delle sedi, inserito nell’allegato al recente decreto del ministro Franceschini, e reinserire, come previsto proprio nel testo dello stesso decreto la sede dell’Aquila, non possa e non debba essere ricondotto ad un banale fatto di campanile, ma all’esigenza di ribadire la rilevanza del presidio dello Stato con sede nella Città capoluogo e ciò come avviene in tutte le Regioni d’Italia”.
“E non si dica che la Soprintendenza Unica nata temporaneamente (fino al 2019) a supporto, peraltro con scarsa dotazione organica rispetto alle incombenze, possa essere motivazione per giustificare tale ‘errore’. Riteniamo, infatti, che l’attenzione e gli interventi che ci hanno visto coralmente impegnati per ‘rispedire al mittente’ i tentativi, all’indomani del 6 aprile 2009, di spostamento altrove di centri direzionali, sedi di uffici e corsi universitari non possano essere dimenticati o vanificati”.
“E non intendiamo, quindi, assolutamente, recepire logiche di baratto che si tenta di far passare tra la localizzazione aquilana di eventi culturali ed un presidio quale la Soprintendenza che, ora e a regime, è logico che risieda all’Aquila. Tutto ciò perché il terremoto e, conseguentemente, i temporanei necessari supporti come i finanziamenti legati alla ricostruzione ed alle indispensabili politiche di sviluppo, non possono essere visti come un privilegio o un qualcosa che necessita di un riequilibrio territoriale, poiché rappresentano un diritto per un territorio che ancora combatte contro il declino”.






