L’AQUILA – “Quella di chiudere i tribunali così detti ‘minori’ e le sezioni staccate, per risolvere i grossi problemi di una giustizia seriamente malata come quella del nostro Paese, è una scelta tanto improduttiva per le finalità che si prefigge, quanto infelice per gli effetti perversi che produce”.
Lo sostiene il saggista Giuseppe Notaro che, coerentemente con il suo cognome, ha svolto per 35 anni la professione di notaio, e che ha visto chiudere il tribunale della sua città, Montevarchi in Toscana.
Al tema Notaro ha dedicato un pamphlet dall’eloquente titolo Quando una legge è sbagliata. Un’utile lettura, anche in Abruzzo, in vista della soppressione prevista nel settembre 2018, dei tribunali chietini di Vasto e Lanciano, da accorpare al Tribunale di Chieti, e di quelli aquilani di Sulmona e Avezzano, da accorpare a quello del capoluogo, che finora hanno goduto di una proroga a causa dell’emergenza sismica, destinata a concludersi nel 2018.
Ulteriori proroghe sono assai improbabili, come ha lasciato intendere in un’intervista esclusiva a questo giornale il ministro della Giustizia Andrea Orlando e come ha ribadito in modo molto più tranchant anche il sottosegretario abruzzese al ramo Federica Chiavaroli.
“I grandi obbiettivi che il provvedimento intende perseguire sono due, secondo quel che risulta dalle relazioni parlamentari e dagli atti preparatori al provvedimento – spiega Notaro ad AbruzzoWeb – una maggiore efficienza della macchina della giustizia e un risparmio economico per l’Erario. E i disagi che inevitabilmente l’applicazione del provvedimento comporta sono, per chi l’ha ideato, l’inevitabile prezzo da pagare per raggiungere quei lodevoli scopi”.
Disagi che, assicura l’esperto, sono certi, mentre non può dirsi altrettanto per i vantaggi.
“Nessuno può razionalmente supporre che la concentrazione dei tribunali nei grossi centri possa portare a una maggiore efficienza dell’amministrazione della giustizia – prosegue Notaro – Ci credono soltanto quelli che hanno voluto la riforma? No, non ci credono nemmeno loro. Lo si deduce dal fatto che, contraddicendo l’assunto enunciato, quello di ottenere una maggiore efficienza, la riforma stessa stabilisce che i tribunali che si trovano in territori ove opera la criminalità organizzata non vanno soppressi, in quanto la loro presenza in loco ‘consente alla giustizia una maggiore e più incisiva efficienza’. E allora? Allora ne discende che l’accorpamento in grossi tribunali comporta una minore efficienza!”.
Riguardo all’altro obiettivo, quello del risparmio, prosegue Notaro evidenziando che “si è partiti da un ragionamento del tutto semplicistico: se un tribunale costa tot e lo si sopprime, è chiaro il risparmio di quel tot. Pare logico. Invece non lo è – obietta – perché il lavoro di quel tribunale va comunque svolto. Il personale non può essere licenziato e dei locali idonei vanno messi a disposizione. Si tenga conto che buona parte degli uffici giudiziari che hanno dovuto assorbire quelli soppressi non avevano capienza per ospitarli, cosa che ha comportato il reperimento di locali in altre strutture, che hanno ovviamente dei costi”.
Casi eclatanti sono quelli di Chiavari, dove era stato appena edificato l’edificio destinato a ospitare il tribunale il quale, una volta soppresso, è finito a Genova. E quello del grosso tribunale di Sanremo, aggregato a quello ben più modesto di Imperia, per il solo fatto che tale ultima cittadina è capoluogo di Provincia.
“È infatti previsto che i tribunali posti nei capoluoghi di Provincia non vadano comunque soppressi, piccoli o grandi che siano – prosegue ancora – L’aggregazione Province-tribunali stabilito dalla riforma come punto inderogabile non ha senso logico perché le due istituzioni svolgono funzioni del tutto diverse”.
Quel che rimane, conclude Notaro, sono solo i disagi per i cittadini e gli operatori della giustizia.
“I cittadini saranno obbligati a raggiungere il capoluogo con aggravio di spese, difficoltà, ritardi e posteggi – dice ancora – In particolare per gli avvocati devono farlo quasi quotidianamente. E questo rischia di comportare un aumento delle loro parcelle. Per la verità gli avvocati che ho interpellato mi hanno riferito che evitano di far ricadere sui clienti i maggiori costi, e che di conseguenza si rivolgano per le loro pratiche direttamente agli avvocati del capoluogo, che quei maggiori costi non hanno”.
“Per quanto riguarda i magistrati trasferiti, credo sia prevista una indennità risarcitoria. Altro costo per l’erario. Ulteriore conseguenza negativa della soppressione è la chiusura di bar, rivendite di valori bollati, ristoranti, librerie posti intorno ai tribunali oggetto delle soppressioni, a volte all’interno degli stessi”, sottolinea in conclusione.
Nel suo pamphlet Notaro ama citare il grande giurista Gaetano Filangieri il quale scrisse che “una legge sbagliata può provocare più danni di una guerra perduta”, sostenendo che anche se si tratta di un paradosso, come tutti i paradossi, ha un fondo di verità.






