L’AQUILA – Da Brescia all’Aquila l’inventiva dei truffatori sfida la tecnologia. Qualcuno ha scovato una falla nel software delle macchine cambiamonete che permette di aggirare i controlli e far riconoscere per buone banconote contraffatte. Nel febbraio scorso nel comune lombardo sono stati arrestati quattro uomini tutti di origine napoletana, per aver utilizzato banconote da 20 euro con la dicitura fac-simile impressa sopra.
Le banconote sono state inserite nelle macchinette cambia soldi di alcuni esercizi self-service ottenendo così denaro vero. Stessa tecnica utilizzata nei giorni scorsi all’Aquila in alcune lavanderie automatiche: stavolta il taglio delle banconote è stato da 10 euro anche queste con la dicitura fac simile.
I quattro arrestati di Brescia hanno raccontato alla Polizia di aver acquistato il denaro falso in un campo rom di Napoli, pagando sette euro per ogni banconota da venti euro.
È probabile che la truffa all’Aquila sia stata portata a termine tra domenica e lunedì scorso e per questo motivo molti titolari di esercizi commerciali che mettono a disposizione le macchine cambiamonete potrebbero non aver ancora scoperto il danno.
C’è di più: il sistema legislativo italiano rende questo sistema di raggiri meno rischioso dal punto di vista penale, poiché le banconote sono false in modo inequivocabile, per la presenza della scritta fac-simile sulla carta. La legge prevede la possibilità di poterne possedere in quantità illimitata senza essere per questo incriminati. Diventa difficile quindi contestare il reato di spendita di monete false che prevede pene fino a 8 anni di reclusione.
In ogni caso, per tentare di mettere un freno al dilagare del fenomeno, i commercianti truffati hanno già sporto denuncia alle autorità competenti.




