L’AQUILA – “Appena giunto sul luogo dell’incidente, ho visto il fratello dello snowboarder investito dalla slavina che, messosi in salvo, aveva iniziato a scavare nel punto segnalato dall’Artva, riuscendo a liberare il viso di Mario. Ho iniziato a scavare anche io per recuperare tutto il corpo, che era già in stato di ipotermia e non dava segni vitali”.
È il racconto del poliziotto Alberto Giuliani, assistente capo, che ieri ha partecipato alle operazioni di soccorso di Mario Celli, il giovane aquilano rimasto sepolto da una slavina, per il quale oggi i medici hanno dichiarato la morte cerebrale.
La chiamata al 113 è arrivata verso le ore 13.25, a quel punto il poliziotto racconta di aver preso l’attrezzatura per intervento su valanga (Artva, pala, sonda e altro materiale) e chiamato oltre all’elisoccorso anche le squadre di rinforzo delle altre forze di polizia.
Dopo cinque minuti era già sul posto insieme all’agente della Polizia municipale Andrea Antonetti.
Di lì a poco è arrivato l’elicottero con a bordo il medico del 118 e del soccorso alpino, insieme al cinofilo della Guardia di Finanza con il cane da ricerca.
I sanitari hanno applicato il defibrillatore per cercare di rianimare il ragazzo e poi lo hanno trasportato presso l’ospedale di Teramo, dove sono proseguite le manovre salva-vita, con la tecnica della Ecmo, una macchina cuore-polmoni che permette la circolazione bypassando il cuore umano,.
“I ragazzi percorrevano un fuoripista – prosegue il racconto del poliziotto – e in condizioni molto rischiose della neve come quelle di ieri, che dopo la nevicata di lunedì e il rialzo delle temperature, era fortemente soggetta a pericolo di slavine. Fortunatamente gli sciatori avevano con sé un apparecchio per la ricerca delle persone investite dalle valanghe, che ha consentito di individuare rapidamente il ragazzo”.
“Le ordinanze dello scorso anno del sindaco dell’Aquila vietano di percorrere i fuoripista su tutto il territorio montano del Comune in presenza di ‘pericolo 3’ del bollettino Meteomont (pericolo marcato) e entro le 72 ore dall’ultima nevicata; in ogni caso è importante attrezzarsi con degli apparati che permettano la geolocalizzazione in caso di necessità”.





