L’AQUILA – Le attività produttive aquilane delocalizzate a seguito del terremoto potranno continuare a operare per altri tre anni.

È quanto prevede una delibera di Giunta che verrà a breve portata all’attenzione del Consiglio comunale per l’approvazione definitiva.

Il provvedimento riguarda quegli esercizi commerciali che non hanno ancora l’agibilità del locale dove operavano fino al 6 aprile 2009.

Per coloro che, invece, hanno provveduto alla riparazione del proprio immobile avranno 90 giorni di tempo per tornare nella sede originaria.

Anche i titolari di licenza in centro storico che saranno costretti a trasferirsi di nuovo per l’avvio dei cantieri e la conseguente chiusura del cuore cittadino potranno avvalersi della proroga.

Tutto fermo, al contrario, per i manufatti provvisori a uso abitativo spuntati come funghi all’indomani del sisma.

Si tratta di almeno 4 mila “casette” in tutto il cratere: nel capoluogo quelle in regola sono solo un migliaio, mentre altre sono state costruite senza alcun tipo di nulla osta da parte degli uffici comunali.

Tanto che sulla vicenda scese in campo il prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato, che chiese un censimento preciso soprattutto di quelle realizzate a ridosso delle zone a rischio idrogeologico, intimando ai Comuni di emettere le relative ordinanze di demolizione.

Nel corso di una riunione in prefettura, addirittura, si sfiorò l’incidente diplomatico tra la stessa Iurato e il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente: “ho poco personale e l’iter per gli accertamenti è lungo, se volete risposte in tempi brevi commissariatemi” fu la risposta del primo cittadino al pressing del prefetto che con tono perentorio chiedeva di fare presto.

Nel frattempo la polizia Municipale dell’Aquila, però, ha provveduto a individuare i fabbricati nati troppo vicino ai fiumi e ha disposto l’abbattimento di una ventina di esse, ma le procedure si sono bloccate in seguito ai ricorsi presentati al Tribunale amministrativo regionale che ha concesso la sospensiva. (pi.bi.)