L’AQUILA – “Guido Bertolaso è un megalomane con il complesso di far del bene. Per le responsabilità che ha avuto, la fama che si è creato, non avrebbe mai dovuto vendersi per 50 mila euro. Quella era la sua tariffa: 50 mila euro, per volta”.
Da qualche mese ha cominciato a collaborare con gli inquirenti della procura della Repubblica di Roma l’imprenditore edile napoletano Francesco De Vito Piscicelli, e ora anche con i giornali, lanciando accuse a destra e a manca come quella all’uomo che ha governato con pieni poteri tutto il primo post-terremoto dell’Aquila.
È proprio lui, Piscicelli: quello che, pochi minuti dopo il terremoto del 6 aprile 2009, rideva nella telefonata con il cognato, soddisfatto degli affari che già immaginava avrebbe concluso con la ricostruzione.
Secondo le accuse dei pm è stato tra i costruttori che facevano parte della cosiddetta “cricca della Ferratella”, così chiamata dal luogo dove ha sede il dipartimento della Protezione civile e che oltre agli imprenditori raggruppava anche funzionari pubblici come Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovanpaola.
Tutti assieme per lavorare per e con la Protezione civile di Bertolaso, drenando enormi quantità di denaro pubblico.
Adesso Piscicelli è diventato un “pentito”: sta vuotando il sacco e per questo è stato minacciato più di una volta, e in un caso la minaccia si è tradotta in attentato, quando gli è stato bruciato un elicottero.
Otto gli interrogatori con gli investigatori della procura di Roma, riepilogati in un’intervista al quotidiano la Repubblica. Dalle parole di “quello che rideva”, come ormai all’Aquila lo conoscono anche i bambini, viene fuori il quadro di un decennio di corruzione italiana negli appalti di Stato dal 2000 al 2010.
“Il sistema Protezione civile, la deroga assoluta per ogni appalto pubblico – spiega Piscicelli – nasce con il Giubileo del Duemila. L’incontro fra il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, il provveditore alle Opere pubbliche del Lazio Balducci e il capo della Protezione civile Bertolaso”.
I tre allestiscono una “macchina che riuscisse a costruire opere in un paese in cui la burocrazia e i veti bloccano tutto”, prosegue, ma con il passare del tempo divenuto “un sistema di arricchimento personale. Famelico, sfruttato a sinistra e a destra. L’ho visto con i miei occhi, l’ho vissuto dall’interno: una montagna di denaro pubblico per dieci stagioni è stata messa a bilancio per realizzare auditorium, stadi, caserme, svincoli e in percentuale è stata trasferita a parlamentari, ministri, sottosegretari, magistrati contabili, funzionari della Protezione civile, alti dirigenti delle Opere pubbliche. Nessuna istituzione, nessun partito, tutto ad personam”.
L’intervista con il quotidiano del gruppo l’Espresso non parla dell’Aquila ma spiega un punto di vista importante su come funzionavano e forse ancora funzionano le cose.
L’imprenditore napoletano confessa di aver “pagato per lavorare. Se non lo facevo chiudevo l’azienda”. La situazione però gli è presto sfuggita di mano. “Sono stato dissanguato dalle tangenti per il Palazzo”, aggiunge e rincara: “A Natale, Pasqua e Ferragosto i parlamentari italiani battono cassa. È un assedio”.
Su Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, l’imprenditore assicura che “imponeva tutto, se parla lui viene giù tutta la seconda Repubblica e pure mezzo Vaticano”.
Un episodio fa tremare i polsi, quando Piscicelli racconta di essersi recato nell’ufficio dell’imprenditore Diego Anemone. “Spinge una porta scorrevole e alla vista si rivela un tavolo lungo due metri e quaranta, largo uno. Sopra, un covone di banconote. Quasi tutti tagli da cinquecento – racconta a Repubblica – Milioni di euro, mai visto nulla di simile. Anemone ha comprato la casa al Colosseo dell’ex ministro Claudio Scajola con un po’ del denaro prelevato da quel tavolo”.
“Nel 1992 la politica chiedeva agli imprenditori soldi, ma dava benefici. Oggi la politica, e alcuni funzionari potenti, ti chiedono soldi per non farti male”, l’amara conclusione dell’uomo, due mesi di carcere, a cui ormai si è spento del tutto il famigerato sorriso.



