L’AQUILA – La “casa degli aquilani”, cuore pulsante della cosa pubblica e della vita locale, tornerà alla città tra tre anni, più sicura e stabile di prima.

Si tratta di palazzo Margherita, che fino al 6 aprile 2009 ospitava la sede dell’amministrazione comunale, e dell’annessa Torre civica medievale, di cui questa mattina è stato presentato lo studio di consolidamento e restauro, che verrà finanziato in parte con i fondi raccolti dalla banca Bcc di Roma e da Federcasse (per complessivi 5 milioni di euro) e da ulteriori 7 milioni circa stanziati con decreto del commissario delegato.

Lo studio sull’edificio, che nel sisma distruttivo di 33 mesi fa è rimasto gravemente danneggiato, è stato redatto dal dipartimento di Ingegneria delle strutture, delle acque e del terreno dell’Università aquilana, coordinati dal professor Dante Galeota, ordinario di Tecnica delle costruzioni alla facoltà di Ingegneria.

L’ipotesi di intervento illustrata questa mattina prevede un vero e proprio “impacchettamento” sia della torre sia del palazzo, che verranno “ingabbiati” con fibre di acciaio, per garantire un livello molto alto di sicurezza sismica. Interventi importanti verranno effettuati anche per migliorare il terreno di fondazione.

“Il Comune ha voluto, e vorrà anche per il futuro, far riferimento al nostro ateneo, vera e propria miniera di saperi”, ha sottolineato il sindaco, Massimo Cialente, che ha preso parte alla conferenza stampa di presentazione dello studio. Proprio lui lo scorso 17 marzo, in occasione delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia, tornò dentro palazzo Margherita per occupare simbolicamente il suo vecchio ufficio, per riaccendere i riflettori sulla tragedia aquilana.

“A condurre questo studio sono stati aquilani al servizio della loro città – ha proseguito il primo cittadino – e condividono con l’amministrazione l’obiettivo di ricostruire il centro storico nella massima sicurezza”.

Soddisfatto anche il rettore dell’Università aquilana, Ferdinando di Orio, che ha sottolineato il fatto che “l’intera comunità universitaria ha voluto collaborare a questo studio. Quello che lanciamo oggi è un messaggio forte: il richiamo all’intervento pubblico per la ricostruzione della città”.

Alla presentazione dello studio ha preso parte anche l’assessore comunale alla ricostruzione dei beni culturali, Vladimiro Placidi, che ha spiegato che lo studio verrà consegnato agli uffici comunali, che predisporranno il progetto economico. Dopo l’appalto, che dovrebbe avvenire a maggio 2012, serviranno circa tre anni per completare i lavori.

“Ora tutto passa a noi – ha detto con una leggera vena polemica – abbiamo capito che le cose ce le dobbiamo fare da soli”.

I DANNI

Come illustrato dal professor Galeota, per lo studio su palazzo Margherita sono state utilizzate tecniche molto innovative. In particolare, su tutte le murature è stato fatto un rilievo usando laser scanner 3D, endoscopie e termografie che hanno permesso di verificare con accuratezza le condizioni delle pareti dopo il violento sisma.

“Le murature non hanno subìto grossi danni – ha spiegato il professor Galeota – è però avvenuta una sconnessione soprattutto tra le mura perimetrali, che erano scarsamente unite tra loro e che con le oscillazioni del terremoto non si sono mosse in maniera compatta”.

Il professore ha spiegato poi che con la scossa delle 3.32 c’è stato un vero e proprio “martellamento” tra la torre e il palazzo, che hanno sbattuto tra di loro danneggiandosi a vicenda. In particolare, è stato spiegato che la torre presentava delle lesioni già prima del terremoto, che le ha solamente messe in luce.

IL RESTAURO

“Si tratta di un intervento a bassa invasività – ha spiegato il professor Galeota – che si avvale di tecnologie innovative ma compatibili con l’organismo strutturale esistente”.

La torre e l’edificio, proprio per evitare il ripetersi del “martellamento” in caso di nuove scosse, verranno unite da un giunto sismico, che non sarà comunque visibile. Questo consentirà ai due edifici di oscillare senza però “cozzare” l’’uno contro l’altro.

Saranno poi inserite delle nastrature in fibra di acciaio che “fasceranno” l’edificio sia all’interno che all’esterno, trattenendo le murature. Queste saranno a loro volta collegate alle fondazioni con dei tiranti.

Le pareti verranno poi rinforzate con una rete di fibra di basalto che avvolgerà la muratura.

Interventi importanti verranno fatti anche per migliorare il terreno di fondazione, come ha spiegato il professor Gianfranco Totani, del dipartimento di Ingegneria delle strutture, delle acque e del terreno dell’Università aquilana, che ha effettuato uno studio da record sul sottosuolo del centro storico: un sondaggio di 300 metri per conoscere le stratificazione del suolo, a partire dal palazzo che in piazza Duomo ospitava la sede centrale delle Poste italiane.

“Grazie a questi rilevamenti- ha detto – possiamo valutare la risposta sismica di numerosi punti del centro città”.

Il terreno sul quale sorge il palazzo del municipio, definito “buono “ dallo studioso, verrà rinforzato tramite la tecnica dei minipali: barre di acciaio verranno inserite nel sottosuolo e tramite queste, verranno effettuate delle iniezioni di resine o miscele cementizie che consolideranno il terreno.