L’AQUILA – Un progetto di legge che resta da anni chiuso in un cassetto perché, secondo molti familiari delle 309 vittime del terremoto del 6 aprile 2009, avrebbe avuto la sfortuna di non essere incappato nella “propaganda elettorale”, di qui l’appello al premier Giorgia Meloni: “Non esistono morti di serie B, il Governo porti avanti l’iter per gli indennizzi”.

Una questione dolorosa che riemerge proprio nei giorni dedicati al ricordo di una ferita profonda all’Aquila, che si prepara alle commemorazioni per il 16esimo anniversario e accoglie un evento particolarmente significativo, il 99esimo Giuramento dei Vigili del fuoco, segno del legame profondo con la città, al quale parteciperà anche il presidente del Consiglio Meloni, di FdI.

Il disegno di legge “Disposizioni in favore dei familiari delle persone decedute a seguito degli eventi sismici che hanno interessato il territorio della regione Abruzzo il 6 aprile 2009 e i territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria dal 24 agosto 2016”, depositato dal senatore abruzzese Michele Fina, autorizza la spesa di 40 milioni di euro in favore dei familiari delle vittime dei terremoti dell’Aquila e del Centro Italia, prevedendo un importo complessivo non inferiore a 200mila euro ai componenti di ogni famiglia. Prevede, inoltre, l’istituzione di un fondo di solidarietà presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con una dotazione annuale pari a 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019.

“È tutto fermo da anni, nessuno ha mai voluto muovere un dito”, spiega ad AbruzzoWeb Maria Grazia Piccinini, avvocato e mamma di Ilaria Rambaldi, la studentessa di Ingegneria edile di Lanciano (Chieti) morta a 25 anni la notte del 6 aprile 2009.

Il beneficio economico spetterebbe al coniuge superstite, ai figli, ai genitori, ai fratelli e alle sorelle se conviventi a carico; ai conviventi a carico negli ultimi tre anni precedenti l’evento; al convivente more uxorio. “Le disposizioni – si legge nel testo,  concernenti il diritto al collocamento obbligatorio, sono estese agli orfani o, in alternativa, ai genitori o al coniuge superstite di coloro che sono deceduti a seguito di eventi calamitosi di origine naturale o causati dall’attività dell’uomo, ovvero sono deceduti a causa dell’aggravarsi delle lesioni o delle infermità determinate dai medesimi eventi calamitosi”.

Lo scorso primo aprile, intanto, uno “spiraglio di giustizia” si è visto con la sentenza della Corte di Appello dell’Aquila che ha ribaltato quella “shock” di primo grado, firmata dal giudice Monica Croci, che rispetto al crollo dell’edificio in via Campo di Fossa, dove persero la vita 24 persone, attribuiva un concorso di colpa, con riduzione del 30% dei risarcimenti alle vittime, per non essere uscite di casa dopo le prime scosse.

“Sono 16 anni che continuiamo a combattere contro tutto e tutti – osserva – Non riusciamo a capire come sia possibile che un progetto di legge non venga sostenuto da nessuno, considerando che per altre tragedie ci si è giustamente, va sottolineato, mossi subito”.

Una sorta “disparità di trattamento” con i familiari di un altro evento drammatico che il 18 gennaio del 2017 ha profondamente segnato ancora una volta l’Abruzzo, quello dell’Hotel di Rigopiano, costato la vita a 29 persone.

Due anni dopo il Ministero dell’Interno, guidato da Matteo Salvini, oggi vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti, ha stanziato 10 milioni a favore dei familiari delle vittime. Un provvedimento ad hoc messo a punto dal Viminale, considerato un intervento dovuto per restituite dignità a chi aveva perso tutto.

“Anche noi abbiamo perso tutto sotto le macerie – osserva Piccinini – Il dolore non scompare mai, è la prima cosa che avvertiamo tutte le mattine quando ci svegliamo, una costante che accompagna le nostre giornate nel ricordo di chi ci ha lasciati, come mia figlia, rassicurata e poi anche accusata di essere stata incauta. Una vergogna, almeno questa, cancellata rispetto alla sentenza di primo grado”.

“Oggi ci chiediamo quale sia la differenza tra le vittime di queste due tragedie, che accomunano noi familiari nella sofferenza – continua Piccinini – Perché per il disastro di Rigopiano il Governo è intervenuto con una apposita legge prevedendo degli indennizzi e per il terremoto dell’Aquila no. Questa è una disuguaglianza che integra una ennesima ingiustizia”.

Una domanda che Piccinini vorrebbe porre, con ancora più forza, in questi giorni e in occasione della significativa presenza del presidente del Consiglio alla vigilia del 16esimo anniversario della tragedia, in un territorio particolarmente importante, considerando che proprio qui ha avuto inizio la scalata di FdI che ha portato all’elezione della stessa premier nel 2022 nel collegio L’Aquila-Teramo.

“Mi rivolgo al Governo, ai nostri rappresentanti in Parlamento: abbiamo subito un’ingiustizia, abbiamo perso i nostri affetti, le nostre speranze. Se esiste davvero una giustizia, ce lo dimostrino”.