ROMA – La ricostruzione pubblica nelle zone del terremoto de L’Aquila, a dieci anni dal sisma, procede troppo a rilento e potrebbero servire almeno altri dieci anni per ultimarla. 

E’ quanto dichiarato dal neo assessore per la Ricostruzione del Comune dell’Aquila, Vittorio Fabrizi, durante il convegno “L’Aquila, dieci anni dopo il terremoto”, promossa dall’Ordine degli Architetti di Roma, in corso presso la Casa dell’Architettura di Roma, e a cui hanno preso parte i protagonisti della ricostruzione, tra i quali il sottosegretario ai Beni culturali Gianluca Vacca, il soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma dell’agosto 2016, Paolo Iannelli, l’assessore per la Ricostruzione del Comune dell’Aquila, oltre al presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Flavio Mangione. 

L’evento ha rappresentato un confronto trasversale tra luoghi, esperienze, settori e professionalità. 

“Per la ricostruzione privata, che potrà avvenire in modo completo tra 4 o 5 anni, c’è un fabbisogno di oltre un miliardo e 800mila euro. Sulla pubblica, che potrebbe richiedere anche altri dieci anni, il discorso invece è complesso e bisogna lavorare sulle normative”, ha spiegato Fabrizi, a lungo dirigente della Ricostruzione pubblica del Comune, prima di andare in pensione.

Come evidenziato dai responsabili dei due uffici speciali, per la ricostruzione dell’Aquila (Usra), Antonio Provenzano, e dei comuni del cratere (Usrc), Raffaello Fico, due giovani tecnici da poco al timone dei due organismi, occorrono complessivamente nuove risorse per 6 miliardi di euro per la ricostruzione privata dell’Aquila e dei comuni dell’esteso cratere del terremoto .

L’istanza, accompagnata dalla richiesta di snellimento burocratico per spendere i fondi già stanziati in scadenza nel 2020, è stata formulata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla ricostruzione Vito Crimi.

“C’è da fare ancora molto per quanto riguarda la ricostruzione – ha detto il sottosegretario Gianluca Vacca – . Quella privata è andata avanti più velocemente rispetto alla pubblica. Le cause sono dovute al caos normativo, alla carenza di personale negli uffici e alla troppa burocrazia, che rallenta tutto. Il nostro obiettivo è quello di semplificare la normativa, dotare le strutture di personale, ma anche ricostruire il tessuto sociale. Per questo quest’anno abbiamo previsto una serie di iniziative culturali per mettere in rete i siti recuperati e valorizzare le bellezze architettoniche e museali restaurate”. 

Il soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma dell’agosto 2016, Paolo Iannelli, ha sottolineato che L’Aquila rappresenta comunque un esempio “per l’approccio di riferimento con gli edifici culturali, che rende compatibile un modello di sicurezza con quello di tutela”. 

Per il presidente dell’Ordine degli architetti di Roma, Flavio Mangione, “la parola ricostruzione da sola non basta, è necessario ricostruire mettendo al centro la qualità del progetto”.