L’AQUILA – Anche il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso si schiera a favore della grazia all’ex preside del Convitto nazionale dell’Aquila, Livio Bearzi, dal 10 novembre scorso in carcere a Udine dopo il pronunciamento della Cassazione che ha confermato la condanna a 4 anni per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

Con il parziale crollo dell’edficio di Corso Umberto I , la notte del terremoto del 6 aprile 2009, morirono tre minorenni e ne rimasero feriti altri due.

Dopo la presidente del Friuli, Debora Serracchiani, e l’associazione dei presidi, anche il governatore abruzzese prende posizione.

“Bearzi non puo’ essere assunto come capro espiatorio di una situazione che affonda le sue radici nell’Ottocento, epoca di fondazione del Convitto – scrive D’Alfonso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella – Egli è vittima due volte: del terremoto, che volle affrontare restando con la sua famiglia ad alloggiare nella struttura che dirigeva, e di una normativa discutibile che obbliga i responsabili della sicurezza a denunciare i problemi degli edifici senza poi metterli in condizione di risolverli prontamente”.

D’Alfonso era stato sollecitato anche dall’ex preside aquilano Dante Capaldi. “Ha evidentemente sortito effetti il mio invito lanciato dalle pagine di AbruzzoWeb – commenta -Ho anche scritto al presidente della Regione che questa cosa gli fa onore”.

“Tutta la nostra solidarietà e il nostro affetto alla mamma di Luigi Cellini (una delle vittime, che su Il Centro ha ribadito la sua rabbia per aver perso il figlio), tuttavia le responsabilità se di queste vogliamo parlare, non possono essere attribuite al preside”, chiosa infine Capaldi.