L’AQUILA – “Non si può avere la certezza ma, probabilisticamente, una forte scossa di terremoto in Alto Aterno non dovrebbe avere effetti importanti sul patrimonio immobiliare dell’Aquila, la vita la salviamo di sicuro. La crepa ci può sempre stare, ma non bisogna ragionare in questi termini: in questa città sul piano ingegneristico si sono fatte grosse cose, non c’è pari in tutto l’Appennino”.

Lo ipotizza invitando a “essere razionali in questo momento complicato” il presidente dell’Ordine degli ingegneri del capoluogo, Elio Masciovecchio, rispondendo alle domande di AbruzzoWeb.

Un concetto, quello della “vita che verrebbe salvata, anche se è difficile prevedere le conseguenze di un grado 7”, ribadito anche dal presidente provinciale dell’Associazione costruttori (Ance), Ettore Barattelli.

“Partiamo da un patrimonio immobiliare che, al 6 aprile 2009, ha purtroppo causato 309 vittime ma ha anche salvato la vita alla maggior parte degli aquilani – ricorda Masciovecchio – Oggi uno stesso sisma avrebbe fatto ulteriori danni? Sì, ma a maggior ragione la vita la salverebbe oggi”.

Il presidente degli ingegneri ricorda, infatti, che “davvero questa città ha avuto un miglioramento sismico (fino al 60% di sicurezza, ndr) per le case riparate e l’adeguamento sismico (100%, ndr) per quelle nuove, come nessuna altra parte nel Centro Italia. L’Aquila è oggettivamente la città più sicura in cui vivere”.

Come quindi l’edilizia ha “funzionato” sette anni e mezzo fa, “a maggior ragione lo farebbe oggettivamente oggi se si ripresentasse qui lo stesso terremoto”.

E in caso di scosse maggiori? “Non lo può dire nessuno automaticamente, bisognerebbe vedere la differenza di profondità, e i siti dell’epicentro che sono tutti diversi, ma probabilisticamente salveremmo comunque le vite”.

Masciovecchio chiarisce anche un dubbio, che le continue scosse finiscano per “indebolire” le strutture in cemento armato.

“Non è così, finché si è nell’ambito del campo elastico il comportamento è uguale, alla fine della scossa l’abitazione ritorna com’era prima, ha le stesse caratteristiche di prima della scossa, non si indebolisce – spiega – Quando si va oltre il campo elastico e si entra nel campo plastico, ci sono i famosi danni strutturali: la casa non è più come prima ma salva ancora la vita”.

“Professionisti di fuori città si stupiscono di come si sia riusciti a coniugare il restauro con la sicurezza quando vengono all’Aquila – conclude – In questa fase difficile ci si fa prendere tutti quanti dall’ansia e dalla parte non razionale del cervello, ma è proprio ora che ci vuole più lucidità”. Alberto Orsini