L’AQUILA – “Nell’insopportabile incertezza sulla proroga del superbonus, si è scatenata una corsa contro il tempo, per chiudere il lavori entro fine anno e non perdere i benefici. Con rischi anche per la sicurezza dei lavoratori, con il rischio che i cantieri si fermeranno da un giorno all’altro, e successivi contenziosi con i consorzi dei proprietari”.
La proroga non scontata e attesa come manna dal cielo, del superbonus anche al 2026, rappresenta una fosca nube non ancora spazzata via sul processo di ricostruzione post sismico dell’Aquila e degli altri comuni cratere sismico 2009, proprio ora che si è arrivati, dopo 16 anni alla volata finale.
A raccontare ad Abruzzoweb cosa questo concretamente rappresenti per le imprese, è un imprenditore che ha chiesto l’anonimato. Nel silenzio invece della sua associazione di categoria, l’Ance, di cui è neo presidente Pierluigi Frezza, che ha preso il testimone di Gianni Frattale, e pure del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, di Fdi.
Parliamo di 70 milioni di euro, risorse necessarie, con il meccanismo del credito fiscale, per coprire gli “accolli”, ovvero la spesa aggiuntiva per interventi di messa in sicurezza sismica non coperta dal contributi della ricostruzione. Proroga a tutto il 2026 già ottenuta nel cratere sismico 2016, non ancora per il cratere 2009, se non per le domande presentate dopo il 30 marzo 2024, mentre nel limbo restano quelle presentate prima di tale scadenza.
E’ accaduto infatti che il decreto omnibus che conteneva la proroga quantificata appunto in 70 milioni è stato sì approvato, accogliendo un emendamento dei senatori abruzzesi di Fdi Guido Liris, capogruppo commissione Bilancio ed Etel Sigismondi, ma si è poi verificata una falla, per il mancato invio a Roma di una adeguata e completa documentazione sull’effettivo tiraggio dell’utilizzo, da inserire nella legge finanziaria di fine anno, come obiettato dai tecnici del Ministero delle Finanze, omissione imputata agli Uffici speciali della ricostruzione, del comune dell’Aquila, l’Usra, con titolare Salvatore Provenzano, e dei Comuni del cratere 2009, Usrc, titolare Raffaello Fico.
Vicenda fatta emergere da Abruzzoweb, che ha provocato una rabbiosa replica al vetriolo di Usra e Usrc, che in una nota hanno sostenuto che trattasi di “affermazioni totalmente infondate”.
Fatto sta che, come confermato da Gianni Anastasio, coordinatore dei sindaci dei Comuni cratere sismico 2009, ingegnere e sindaco di Pizzoli, solo a fine ottobre in una corsa contro il tempo si è lavorato ad aggiornare e completare i rendiconti. Per mettere la parola fine alla vicenda occorre attendere ora la Legge di stabilità, per la quale anche quest’anno sarà relatore lo stesso Liris.
“Auspichiamo che tutto si risolva per il meglio – spiega l’imprenditore – e ci appelliamo alla sensibilità dei parlamentari che ci rappresentano, per un territorio che ha già vissuto una tragedia e che ad oggi stenta a rinascere. Agli uffici speciali della ricostruzione chiediamo di chiudere in fretta la rendicontazione, di richiedere a tutti i consorzi attivi lo stato effettivo di avanzamento dei lavori, sia del contributo della ricostruzione e dell’eventuale variante super bonus, al fine di determinare l’importo per tutto il cratere e permettere così al governo di avere dati certi delle somme che servirebbero per proroga”.
Intanto la corsa contro il tempo prosegue, e la ragione la spiega lo stesso imprenditore.
“Gli interventi che vengono imputati a Superbonus, tutte le lavorazioni di accollo non coperte dal contributo della ricostruzione devono essere certificate con fatture alle imprese e ai tecnici, e l’esecuzione dei lavori deve essere asseverata. E questo va fatto entro il 31 dicembre, perché senza proroga tutte queste spese non saranno coperte dal credito d’imposta”.
Si è così innescata “una corsa per evitare di bloccare nuovamente le pratiche della ricostruzione, molte volte anche a scapito della sicurezza nei cantieri, con il rischio concreto di incidenti, e di lavorazioni non ottimali. Inoltre all’orizzonte, senza proroga, ci saranno sicuramente contenziosi con i consorzi dei proprietari committenti, che sono i detentori del credito fiscale. Senza proroga le spese aggiuntive se le dovranno accollare loro, e non è detto che saranno in grado di pagare noi imprese esecutrici”.
Per non parlare poi delle ripercussioni occupazionali: “la cancellazione a fine anno del superbonus riporterebbe di nuovo il settore in una situazione di stallo, si rallenterà la crescita e lo sviluppo delle aziende, e visto che tanti cantieri rischiano di fermarsi da un giorno all’altro, ci potranno essere ripercussioni occupazionali, sia per quello che riguarda i dipendenti diretti, ma anche per tutto l’indotto enorme della filiera dell’edilizia, che in buona parte è locale. E questa è un po’ una contraddizione con la tanto decantata ricostruzione del tessuto sociale”
Infine una riflessione dell’imprenditore sulla misura complessiva del superbonus.
“Anche quando era pienamente in vigore aveva non pochi problemi di applicabilità, per la burocrazia che comportava, per il meccanismo di cessione del credito e della monetizzazione degli stessi. Poi si è deciso di eliminarlo, perché ritenuto troppo onerosi, e va bene. Ma detto questo anche per la ricostruzione post sisma ha rappresentato una leva importante per poter intervenire anche su quelle abitazioni risultate agibili, che non avevano ottenuto il contributo, per una più completa riqualificazione, e con un ulteriore aumento della sicurezza sismica e abbattimento dei costi energetici della città e paesi del cratere”. f.t.






