L’AQUILA – “Non siamo né prigioni né istituti psichiatrici. E non vogliamo diventare capri espiatori ad uso e consumo della politica”. E ancora: “Si punta il dito contro questi stessi ragazzi addossandogli un’etichetta che rischiano di portarsi dietro tutta la vita”, quando in realtà “il fenomeno sembrerebbe prevalente tra gli adolescenti stranieri non accompagnati, ma anche italiani, che vivono una particolare fase del ciclo evolutivo”.
Così i rappresentanti delle case famiglia e delle comunità per minori dell’Aquila, che ospitano circa 100 di ragazzi, che si sono riuniti nelle stesse ore in cui si teneva il vertice in Prefettura tra gli amministratori comunali e i principali rappresentanti delle forze dell’ordine in materia di sicurezza: al tavolo Goffredo Juchich di “Crescere insieme”, Antonella Di Gregorio di “Il volo delle Aquile”, il “Nido delle Aquile” e”La dimora delle Aquile”, Daniela Ciccone di Futuraquila, Valentina Ercole di “Futura” e Francesca Giorgi di Casa famiglia “Fraterna Tau”.
La questione sicurezza nel capoluogo regionale è ormai da settimane al centro del dibattito pubblico a causa dei numersoi episodi di violenza, spaccio e degrado che interessano sempre più spesso le vie del centro, e non solo, e che coinvolgono in particolare i minorenni stranieri non accompagnati ospitati proprio in queste case famiglia. Dopo il vertice del Comitato per la sicurezza di due giorni fa, si sono sollevate ulteriori polemiche che rischiano di spaccare anche la maggioranza di centrodestra guidata dal sindaco Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia, con diversi amministratori ed esponenti di spicco dei partiti che chiedono a gran voce un deciso cambio di passo, valutando insufficienti le misure disposte fino ad oggi.
Tra gli altri, la Lega ha chiesto al primo cittadino: “uno stretto controllo sulla gestione delle case famiglia che ospitano questi minori stranieri.”, sottolineando come “il centro storico ha vissuto negli ultimi mesi per colpa di incontrollate bande”, “non possiamo ignorare che il minimo comune denominatore sia l’origine extracomunitaria, in particolar modo nordafricana, nonché la minore età degli autori. Si parla infatti, in quasi tutti i casi segnalati, di minori non accompagnati ospitati in alcune case famiglia del territorio”.
Da qui la risposta ei responsabili delle case famiglia che hanno scritto una lettera, riporta Il Centro, parlando di “pericolosa deriva tendente a individuare nelle stesse strutture la causa di alcune problematiche e non parte della soluzione”.
“Ci stiamo attivando per chiedere un incontro al prefetto, al sindaco e ai responsabili dei servizi sociali per capire le modalità più proficue nel mettere ulteriormente a disposizione le professionalità presenti nelle nostre strutture. I nostri professionisti, ogni giorno, lavorano in prima linea per sostenere i ragazzi a scoprire le loro risorse, rispettare l’altro, oltre che le regole comunitarie e trovare la propria strada nel mondo degli adulti. Assistenti sociali, psicologi ed educatori si confrontano con le complessità di questi giovani, fanno la propria parte tentando di trasformare i punti di forza in opportunità concrete, le difficoltà e gli sbagli in occasioni di crescita e cambiamento. Un lavoro continuo, quotidiano, difficile”.






